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editoriali Manipa

Il matrimonio delle Zone e la visione di genere e potere nella serie Canopus in Argos di Doris Lessing

Posted on 24 Febbraio 20268 Ottobre 2026 by MANIPA

La serie Canopus in Argos: Archives (1979–1983) di Doris Lessing è composta da cinque romanzi che abbandonano il realismo sociale dei lavori precedenti per adottare la cornice della “space fiction” — un termine che Lessing preferiva a “science fiction”. In questa pentalogia, il genere sessuale e il potere non sono mai trattati come questioni isolate: diventano invece espressioni di un conflitto cosmico più ampio tra modi di conoscere, governare e relazionarsi con l’universo. Un pacifico matrimonio (The Marriages Between Zones Three, Four and Five, 1980) è il romanzo della serie dove questo tema è più esplicito, ma le sue idee si irradiano — e vengono problematizzate — in ciascuno degli altri quattro volumi.

Doris Lessing

La struttura archetipica: Canopus come “femminile” e Sirio come “maschile”

Nell’architettura complessiva della serie, i due imperi galattici dominanti incarnano poli di genere simbolico. Canopus è descritto come un impero “femminile”, fondato su poteri mentali, magia, intuizione e un approccio olistico alla conoscenza. Sirio è il suo contraltare “maschile”: un impero tecnologico, basato sulla scienza occidentale, sulle macchine e su un’organizzazione burocratico-militare con sfumature fasciste. La serie adotta sistematicamente il punto di vista canopiano e critica la miopia siriana, ma — ed è un punto cruciale — Lessing non idealizza nessuno dei due poli. Canopus è superiore, ma la sua superiorità non equivale a perfezione: è piuttosto la capacità di apprendere, evolversi e accettare la “Necessità” cosmica.

Un pacifico matrimonio: la parabola femminista che supera il femminismo

Zone come archetipi di genere

Nel secondo romanzo della serie, la Zona Tre e la Zona Quattro rappresentano due modelli sociali radicalmente opposti:

La critica Diana Sheets ha osservato che il presupposto del romanzo è che “l’ordine cosmico si realizza idealmente quando uomini e donne attraversano il divario di genere e tentano una comunicazione autentica — sessualmente, emotivamente, intellettualmente“.​

La Zona Tre non è un’utopia

Uno degli aspetti più provocatori del romanzo è la critica interna alla Zona Tre. Sebbene appaia come un’utopia femminista, la studiosa Jayne Ashleigh Glover nota che Lessing mostra chiaramente come essa sia tutt’altro che idilliaca. La Zona Tre soffre di stagnazione: la pace si è trasformata in compiacimento, l’assenza di conflitto in xenofobia latente. Quando Al·Ith torna dalla Zona Quattro con nuove prospettive, i suoi stessi sudditi la isolano e la rifiutano. Il messaggio è chiaro: una società che evita il confronto con l’alterità — anche quando è “femminile” e “pacifica” — si avvia verso l’inerzia e la morte culturale.​

Oltre il binarismo: le donne della Zona Quattro

Nella Zona Quattro, le donne — in particolare la figura di Dabeeb — non sono semplicemente vittime passive. Esse preservano canti, rituali e memorie che contengono la promessa di una realtà più ampia. Bazin sottolinea che nella Zona Quattro “sono le donne a sfidare la regola che impone di non guardare in alto” verso le montagne sacre, e “sono le donne che tentano, per quanto senza successo, di espandere la propria consapevolezza della zona superiore”. Questa resistenza silenziosa e questa funzione di custodi della memoria anticipano il tema dell’evoluzione spirituale femminile che percorre l’intera serie.

Gli esperimenti siriani: Ambien II e il risveglio di una burocrate

Una narratrice donna in un impero “maschile”

Il terzo romanzo della serie è narrato da Ambien II, una delle cinque funzionarie che governano l’Impero Siriano. Ambien è efficiente, razionale, leale al sistema — l’incarnazione della mentalità burocratico-scientifica che Lessing associa al polo “maschile”. Il fatto che sia una donna a incarnare questi tratti è fondamentale: Lessing separa il genere biologico dal genere simbolico. Ambien dimostra che il “maschile” nel senso di Lessing — controllo, tecnocrazia, arroganza imperiale — non è monopolio degli uomini.

Da funzionaria a dissidente

Il percorso di Ambien è un lento risveglio morale. Testimone della colonizzazione brutale di popoli e territori, comincia a mettere in discussione la propria partecipazione a esperimenti disumani. L’agente canopiano Klorathy la guida verso una comprensione più profonda, finché Ambien inizia a denunciare il proprio governo — una dittatura mascherata — e viene messa agli arresti sul suo stesso pianeta. Il suo arco narrativo replica, su scala galattica, il percorso di Al·Ith: un soggetto potente che deve accettare di essere stato cieco, abbandonare le proprie certezze e sottoporsi a una trasformazione dolorosa.

Shikasta: la perdita del femminile cosmico

Nel primo romanzo della serie, la Terra (Shikasta) è stata colonizzata da Canopus e ha conosciuto un’età dell’oro in cui la “Sostanza del Sentire” (SOWF) fluiva liberamente dall’impero canopiano verso il pianeta. Quando il pianeta malvagio Shammat interferisce con questo flusso, la civiltà shikastana degenera: le relazioni uomo-donna si deteriorano, il linguaggio perde energia, le ideologie diventano sterili e i popoli si dividono tra possesso e guerra. In termini simbolici, la rottura con Canopus — con il principio “femminile” di unità, empatia e connessione cosmica — è la causa ultima della catastrofe. Il romanzo suggerisce che la distruzione ecologica, la guerra e l’oppressione nascono tutte dalla stessa radice: la perdita del legame con una coscienza più ampia e unitaria.

La costruzione del rappresentante per il Pianeta 8: dissoluzione dell’io e potere collettivo

Il quarto romanzo racconta la morte di un intero pianeta sotto i ghiacci. Qui il discorso di genere si sposta su un piano ancora più radicale: l’obiettivo non è più l’equilibrio tra maschile e femminile, ma la dissoluzione dell’individualità stessa in una coscienza collettiva. Gli abitanti del Pianeta 8, guidati ancora una volta da Canopus, scoprono che la vera trascendenza arriva quando il “sé” smette di pensare in termini di “io” e si riconosce come parte di un organismo più grande. Lessing porta qui alle estreme conseguenze un’idea già presente in Un pacifico matrimonio: il potere più alto non è dominio sull’altro, ma la capacità di dissolversi nell’altro senza annientarsi.

Gli agenti sentimentali nell’Impero di Volyen: la retorica come strumento di dominio

L’ultimo romanzo della serie è una satira politica sul linguaggio come arma di potere. L’Impero di Volyen è tenuto insieme dalla propaganda e dalla retorica sentimentale; quando il linguaggio si degrada troppo, i personaggi cadono vittime di una “retorica ondulante” e vengono ricoverati in un “Ospedale per Malattie Retoriche”. Il legame con il tema di genere è indiretto ma profondo: in tutta la serie Canopus, il potere “maschile” siriano e shammatiano si esprime attraverso la manipolazione linguistica e la seduzione ideologica, mentre il sapere canopiano è intuitivo, pre-verbale, legato all’esperienza diretta. In Gli agenti sentimentali, Lessing mostra che il dominio politico è sempre anche un dominio sul significato delle parole.

Il filo conduttore: dal sufismo alla politica di genere

L’intera serie è profondamente influenzata dal sufismo, la tradizione mistica islamica che Lessing scoprì negli anni ’60 attraverso gli scritti di Idries Shah. Per i sufi, l’evoluzione umana passa attraverso l’abbandono dell’ego e la sottomissione volontaria a una “Necessità” superiore — esattamente il principio che governa l’impero Canopus. In questa visione, il conflitto di genere non è una questione di diritti o di uguaglianza formale, ma un sintomo di una malattia più profonda: l’incapacità umana di percepire l’unità fondamentale di tutto ciò che esiste.

Lessing, come ha scritto Nancy Topping Bazin, “condivide la fede delle femministe radicali che siano le donne, se qualcuno, a ‘salvare’ l’umanità attraverso i loro poteri psichici”, ma colloca questa possibilità non nel presente ma in un futuro molto lontano, dopo una catastrofe che costringerà la specie a evolversi. Il matrimonio delle Zone — come tutti i “matrimoni” della serie Canopus — non è un lieto fine romantico, ma un laboratorio evolutivo in cui gli opposti sono forzati a confrontarsi per generare una coscienza nuova.​

Da The Golden Notebook alle Zone: un’evoluzione coerente

Il passaggio dalla narrativa realista di The Golden Notebook (1962) alla space fiction di Canopus in Argos può sembrare una rottura, ma è in realtà una continuità profonda. Già in The Golden Notebook, la protagonista Anna Wulf sperimenta la frammentazione dell’identità femminile lungo quattro assi — letteratura, politica, amore, interiorità — e scopre che la guarigione passa attraverso la dissoluzione delle “false dicotomie”. Nella serie Canopus, questa stessa idea viene proiettata su scala cosmica: non è più una singola donna a dover integrare i frammenti del proprio io, ma intere civiltà a dover attraversare il conflitto tra maschile e femminile, tra scienza e misticismo, tra ego e collettività, per avvicinarsi a una forma di coscienza più alta.

La differenza cruciale è che, mentre The Golden Notebook analizza il problema, la serie Canopus propone — attraverso la favola e l’allegoria — una possibile soluzione: non l’eliminazione delle differenze, ma la loro trasformazione alchemica in qualcosa che trascende entrambi i poli originari.

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