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Categoria: Hometelling

Il termine “hometelling” si riferisce a una pratica di narrazione o storytelling che riguarda sia il racconto di storie legate alla vita e alle esperienze quotidiane relative all’abitare, sia la creazione di un’atmosfera narrativa che coinvolge la casa come protagonista. In un contesto più ampio, può anche riferirsi a iniziative che cercano di condividere storie e esperienze attraverso spazi domestici, creando un legame tra la narrazione e l’ambiente in cui si vive.

Un fiume, un mare, un destino — L’Arcano del Majuy di Leonardo A. Archila

Posted on 11 Maggio 202612 Maggio 2026 by MANIPA

Un fiume, un mare, un destino — L’Arcano del Majuy di Leonardo A. Archila

Certi romanzi non si attraversano: si abitano. Hanno le loro leggi, la loro lingua, le loro stagioni spirituali — un mondo che forse non è mai esistito nella forma in cui ce lo restituisce la narrativa, eppure risulta più vero, più necessario, di molte descrizioni storiche consegnate agli archivi. L’arcano del Majuy di Leonardo A. Archila è uno di questi libri. Pubblicato nel 2022 dall’editore colombiano Rey Naranjo e ora pubblicato in Italia da Le Commari Edizioni, è il romanzo d’esordio di un uomo che ha trascorso trent’anni nell’industria editoriale e cinque a navigare su navi mercantili, e si vede: ogni pagina porta i segni di chi conosce la materia prima delle storie — i libri — e la materia prima della vita — il mare, il fiume, la strada percorsa senza sapere dove porta.

Continua a leggere “Un fiume, un mare, un destino — L’Arcano del Majuy di Leonardo A. Archila”.

Nostalgia di casa di George Moore

Posted on 13 Febbraio 202511 Marzo 2025 by MANIPA
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Nostalgia di casa racchiude sette fra i più importanti racconti della narrativa breve di George Moore. In essa trova massima, eppur garbata, espressione la contraddizione fra il profondo amore per il proprio paese e la voglia di abbandonarlo. Un inno di amore e un grido d’accusa insieme. L’Irlanda rurale di fine Ottocento era un luogo duro in cui essere giovani e muovere i primi passi nel mondo adulto. Fortemente cattolica, povera, lontana dai grandi centri urbani della cultura e del divertimento. I racconti della presente raccolta parlano di queste nuove generazioni di giovani che a cavallo tra Ottocento e Novecento si sono trovati di fronte a un grande bivio: restare in Irlanda, tra gli affetti e i luoghi natii, condannandosi però a una vita di fatica e di povertà, oppure fuggire e tentare la fortuna negli Stati Uniti. Una vita nuova all’insegna della libertà ma che li avrebbe condannati a una perenne nostalgia di casa.

nostalgia-di-casa.jpg

Autore: George Moore – Curatore: Silvia Lumaca

George Moore (1852-1933) è stato un importante scrittore irlandese. Figlio di un prominente politico membro del Parlamento inglese, da giovanissimo si trasferì a Parigi e vi conobbe la Bohème del tempo: divenne amico di Émile Zola con cui voleva rifondare il naturalismo, di Turgenev, Baudelaire, Mallarmé, e dei pittori Manet, Monet, Pissarro, Degas, Renoir. Quando rientrò a Londra e poi in Irlanda, frequentò abitualmente Oscar Wilde e William Butler Yeats con cui teorizzò la rinascita della letteratura gaelica irlandese. Fu critico letterario, critico d’arte (portò per primo l’impressionismo in Irlanda), tragediografo, critico teatrale. Inaugurò la corrente naturalista irlandese con capolavori seminali quali Esther Waters, The Lake e i racconti della presente raccolta.

Editore: Mattioli 1885 Anno edizione: 2020 – Pagine 160 – EAN: 9788862617314

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Sette case vuote

Posted on 22 Febbraio 20246 Marzo 2024 by MANIPA

Una figlia accompagna la madre a guardare, e invadere, le case degli altri; un uomo nasconde all’ex moglie che i bambini stanno scorazzando nudi in giardino con i nonni; una donna vive l’incubo costante di raccogliere i vestiti del figlio morto dei vicini, che ogni giorno vengono gettati in cortile; uno sconosciuto accompagna una bimba a comprare delle mutandine a cuori; un’anziana attende la morte impacchettando tutti i suoi averi. Sette case, ognuna popolata da una storia, da un punto di vista altro, particolare. Sette storie costruite intorno a un dettaglio indecifrabile, a un timore: che a guidarci in queste pagine sia la voce di una bambina di otto anni, di una donna in crisi o di un’anziana delirante, vi troveremo personaggi messi a confronto con il terrore nascosto nel quotidiano, con paure proprie e altrui, in un gioco di specchi che punta a ribaltare ogni pregiudizio, ogni idea sicura sul concetto di normalità. Nella tradizione di quei racconti del terrore che sono anche splendidi racconti realistici, Samanta Schweblin mette a nudo il lato più spettrale e perturbante della realtà.

Samanta Schweblin

Sur

134

9788869982552

Paesaggio civile. Storie di ambiente, cultura e resistenza

Posted on 22 Febbraio 20246 Marzo 2024 by MANIPA

In un appassionato viaggio lungo la Penisola, Serenella Iovino ci mostra il paesaggio italiano: i resti di Gibellina su cui oggi sorge il Cretto di Burri, i territori porosi di Napoli e la bellezza anfibia di Venezia, le terre dolenti dell’Irpinia e dell’Aquila, e poi le Langhe, dove vigneti sterminati si intrecciano al passato partigiano. Di ognuno di questi paesaggi riesce a portare alla luce le ferite e i riscatti, le amnesie e le memorie che dicono chi siamo e chi vogliamo essere. Fin dalle prime pagine di “Paesaggio civile”, Serenella Iovino chiarisce subito che il paesaggio non è mai semplicemente un’esperienza estetica o una porzione di territorio catturata dal nostro sguardo. Ridurlo a questo significherebbe tradirlo. Il paesaggio, invece, è la sintesi dei corpi e delle storie che nel tempo ne hanno determinato la forma, e insieme è l’anima di comunità e luoghi che aspirano al futuro. Il paesaggio è un noi, un orizzonte politico che include tutti, e raccontarlo significa parlare delle violenze e degli abusi che lo sfigurano, ma anche dei sogni e dei progetti artistici che rispondono a queste violenze e abusi, e si impongono come necessari gesti di resistenza.

Serenella Iovino

Il Saggiatore

312

9788842831198

Lo spazio della casa. Un’odissea domestica

Posted on 22 Febbraio 20248 Ottobre 2026 by MANIPA

Siamo abituati a pensare alla casa come a un luogo di ritiro e riposo, di separazione dal mondo; a uno spazio di reclusione in cui per secoli il patriarcato ha creato e istituzionalizzato i compiti destinati al maschile e al femminile. Nello Spazio della casa Mona Chollet ci invita a ribaltare questa prospettiva: a fare delle nostre abitazioni degli spazi di libertà e liberazione. Degli spazi politici, femministi, rivoluzionari. Degli spazi collettivi. Negli ultimi decenni, nelle grandi città, avere un tetto sulla testa è sempre più complesso. Le cicliche impennate del prezzo d’immobili e affitti hanno ormai offuscato l’idea stessa di diritto all’abitazione, facendo così perdere valore a tutto il suo immaginario e potenziale sociale. È da qui, da quell’immaginario perduto, che comincia l’analisi di Chollet per ripensare e rinvigorire il concetto di casa: dalle meditazioni assorte di Oblomov alle architetture popolari del Rural Studio, dalla saggezza giapponese al movimento femminista che ha decostruito il mito della donna come «angelo del focolare», quest’opera esplora lo spazio domestico in tutte le sue declinazioni e in tutte le sue possibili letture e problematicità. Cosa significa avere una proprietà? È giusto che il possesso implichi dei ruoli definiti? Esiste ancora differenza tra pubblico e privato? Possiamo immaginare un’utopia anche all’interno di quattro mura? “Lo spazio della casa” ci invita a riflettere su come «abitare» non sia solo accasciarsi sul divano dopo il lavoro in un posto freddo e inospitale, ma possa diventare la creazione di un’isola di senso in mezzo al caos della nostra esistenza. Un modo per ritrovare noi stessi in un porto sicuro, in cui far riposare e crescere le idee, i desideri e i ricordi di una vita intera.

Mona Chollet

Il Saggiatore

312

9788842833475

La forma della città

Posted on 22 Febbraio 20248 Ottobre 2026 by MANIPA

Fondata alla fine del 1976 per iniziativa di un gruppo di storici dell’arte e dell’architettura che hanno contribuito a dar vita a un’associazione di ricerche e documentazione per la storia dell’arte, la rivista si propone non soltanto di offrire occasioni di scambio e di verifica agli specialisti, ma anche di fornire agli operatori culturali strumenti scientificamente validi. Di qui, la particolare attenzione prestata al rapporto tra ricerca pura e ricerca applicata, che in questo caso significa rapporto tra ricerca e tutela, intendendo con quest’ultimo termine un’attività che abbraccia un orizzonte assai vasto, che va dalla politica della conservazione a quella della valorizzazione delle conoscenze acquisite in questo campo.

Francesca Romana Stabile

Carocci

128

9788829014309

Il libro delle case

Posted on 22 Febbraio 20248 Ottobre 2026 by MANIPA

A quante parti di noi siamo disposti a rinunciare per continuare a essere noi stessi? E soprattutto: dove abbiamo lasciato ciò che non ci siamo portati dietro? Quali case custodiscono in segreto o tengono in ostaggio i pezzi mancanti di noi? Per raccontare la vita di un uomo, l’unica possibilità è setacciare le sue case, cercare gli indizi di quel piccolo inevitabile crimine che è dire “io” sapendo che dietro c’è sempre qualche menzogna. Il libro delle case è la storia di un uomo – “che per convenzione chiameremo Io” -, le amicizie, il matrimonio nel suo riparo e nelle sue ferite, la scoperta del sesso e della poesia, il distacco da una famiglia esperta in autodistruzione, e la liberazione dal mobilio che per vent’anni si è trascinato dietro a ogni trasloco. Le case di Io sono tante. La prima è la Casa del sottosuolo a Roma, è sotto il livello della strada ma vi si sente ogni giorno il cannone che dal Gianicolo spara a salve contro la città. È lì che Io muove i primi passi a fine anni settanta, lì che si spartisce lo spazio con il resto della sua famiglia, lì che si rovesciano, dalla tv, le immagini di Aldo Moro sequestrato, del corpo di Pasolini rinvenuto all’Idroscalo. La storia di Io salta di casa in casa, su e giù per gli anni, tessere ciascuna di un puzzle che si costruisce tra l’ultimo quarto del millennio e il primo degli anni zero: è giovane amante di una donna sposata in una casa di provincia, infante che insegue una tartaruga a quattro zampe; è marito in una casa borghese di Torino, e bohémien in una mansarda parigina; adolescente preso a pugni dal padre in una casa di vacanza, e giovane universitario buttato sopra un materasso; e poi semplicemente un uomo, che si tira dietro la porta di una casa vuota. In questo romanzo costruito come una partita di Cluedo o un poliziesco esistenziale, Andrea Bajani scrive una prosa che si leva in poesia, sa di cielo e di angeli ma anche di terra e bruciato. È un viaggio, Il libro delle case, attraverso i cambiamenti degli ultimi cinquant’anni, nelle sue architetture reali così come in quelle interiori, i luoghi da cui veniamo e quelli in cui stiamo vivendo, le palazzine di periferia degli anni sessanta, lo sparo che cambia il corso della storia, e il bacio rubato dietro una tenda.

Andrea Bajani

Feltrinelli

251

9788807034336

Cemento. Arma di costruzione di massa

Posted on 22 Febbraio 20248 Ottobre 2026 by MANIPA

Se c’è un materiale in grado di rappresentare la perfetta concretizzazione della logica capitalista, questo è il cemento. Realizzato con tecniche industriali e in quantità smisurate – con disastrose conseguenze non solo ecologiche ma anche sanitarie – ha ormai conquistato l’intero pianeta «uccidendo» l’architettura vernacolare, contribuendo all’oblio delle tecniche tradizionali e dunque al declino dell’artigianato, e annullando ogni differenza. Ma al di là della monotonia intrinseca di questo materiale, già denunciata dai situazionisti, a preoccupare è la sua adesione a quell’obsolescenza programmata che ha definitivamente trasformato le costruzioni in merce. Con conseguenze spesso tragiche come attesta il crollo del ponte Morandi a Genova. È dunque cruciale ricostruire la storia di questo materiale, analizzando tanto la narrativa proposta dai suoi numerosi sostenitori – di ogni tendenza ideologica – quanto le riserve dei suoi rari detrattori. E così Jappe ne ripercorre la storia, dall’epoca romana ai giorni nostri, evidenziando attraverso innumerevoli esempi i catastrofici danni che il suo massiccio utilizzo ha prodotto e continua a produrre. Postfazione di Duccio Facchini.

Anselm Jappe

Elèuthera

208

9788833022291

mal di casa catrina davies

Mal di casa. Perché vivo in un capanno

Posted on 22 Febbraio 20248 Ottobre 2026 by MANIPA

In Mal di casa. Perché vivo in un capanno Catrina Davies trasforma una crisi personale in un atto di libertà: lascia una stanza-ripostiglio a Bristol e sceglie un capanno vicino all’oceano per reinventare la propria vita, accompagnata dalla scrittura.

Da Bristol al capanno: scegliere di “uscire dal binario”

Quando la incontriamo nel libro, Catrina ha trentun anni, divide un appartamento a Bristol con altre cinque persone e ogni mese lotta per pagare l’affitto di una stanza minuscola che somiglia più a un ripostiglio che a una casa. Lavora in modo intermittente, tra piccoli impieghi e progetti creativi che non riesce a coltivare perché è sempre troppo stanca o troppo preoccupata per i soldi.

A un certo punto capisce che quella vita “normale” non è più sostenibile: non solo economicamente, ma soprattutto emotivamente. È allora che decide di tornare in Cornovaglia, nella terra dell’infanzia, con un’idea radicale nella sua semplicità: prendere possesso del vecchio capanno abbandonato che il padre usava come ufficio prima del fallimento e provare a farne casa sua.

Una nuova vita più libera (e più scomoda)

Il capanno è tutt’altro che idilliaco: è malridotto, non avrebbe i requisiti per essere abitato, mancano servizi basilari, e ogni gesto – scaldare l’acqua, riparare il tetto, portare la luce – richiede tempo, fatica, improvvisazione. Ma proprio in questa scomodità Catrina trova lo spazio mentale che in città le era negato: tempo per sé, per il corpo (il surf), per la musica e, soprattutto, per la scrittura.

La sua scelta non è un ritiro romantico dal mondo, quanto piuttosto un modo per rinegoziare il patto tra lavoro, denaro e vita: accettare una condizione materiale più spartana per recuperare una forma di libertà interiore e creativa. Lontana dal ritmo della “civiltà dei consumi, del successo e dell’autoaffermazione”, come recita la presentazione del libro, riscopre un’esistenza più dura e selvaggia ma anche più intensa e coerente con il proprio sentire.

La scrittura come strumento di trasformazione

In questo percorso la scrittura non è un semplice resoconto a posteriori: è il mezzo con cui Catrina accompagna e rende possibile il cambiamento. Nel memoir la vediamo conquistare passo dopo passo non solo l’abitabilità del capanno – l’acqua, il calore, le riparazioni – ma anche un nuovo linguaggio per raccontare la propria vita, intrecciando riflessione personale, critica sociale e descrizione del paesaggio.

Le pagine di Mal di casa sono piene di appunti, pensieri, citazioni (fra cui Thoreau e il suo Walden), che funzionano come bussola in un processo di disapprendimento: smettere di misurare il proprio valore secondo parametri esterni e trovare parole capaci di restituire complessità a ciò che spesso viene liquidato come “fallimento”. È attraverso la scrittura che una scelta percepita dall’esterno come “stramba” – vivere in un capanno – si rivela invece un tentativo lucido di vivere con maggiore verità.

Per chi scrive, leggere Mal di casa significa anche interrogarsi su come la pratica della scrittura possa essere una forma di architettura invisibile: un modo per costruire casa dentro e intorno a sé, quando le case fisiche sembrano irraggiungibili o ostili.

Una storia, due sguardi: vita quotidiana e politiche abitative

Il libro tiene insieme due livelli: la storia concreta di una donna che prova a ridisegnare la propria esistenza e la denuncia più ampia di un sistema abitativo ingiusto. Su Hometelling.com, Manipa ha già esplorato Mal di casa dal punto di vista delle politiche abitative, del ruolo dell’overtourism e della trasformazione della casa in oggetto di speculazione; se ti interessa questo versante trovi la recensione qui: leggi l’articolo su Hometelling.com.

Su manipa.it, invece, questo libro dialoga in modo privilegiato con chi vive la scrittura come pratica esistenziale: Mal di casa mostra quanto il gesto di raccontare – di raccontarsi – possa diventare una forma di resistenza, di cura e di progettazione di una vita diversa.

Edizioni di Atlantide: un libro-oggetto fuori dall’ordinario

In Italia Mal di casa è pubblicato da Edizioni di Atlantide, casa editrice indipendente che ha fatto dell’originalità delle scelte e della cura estrema dell’oggetto-libro una vera poetica. Atlantide stampa tirature limitate di 999 copie numerate, lavora fuori dalle grandi catene e concentra il catalogo su pochi titoli l’anno, pensati per “attraversare il tempo” più che per inseguire le mode.

Ogni libro nasce come pezzo unico: carta di pregio, attenzione maniacale alla veste grafica, assenza di collane rigide e un’idea di catalogo come “collana unica” che invita i lettori a muoversi liberamente fra narrativa, saggistica, filosofia. Anche Mal di casa, in questo contesto, diventa qualcosa di più di una testimonianza sulla crisi abitativa: un oggetto pensato per essere tenuto, letto, riletto, quasi una piccola casa di carta in cui tornare ogni volta che sentiamo quel sottile malessere che chiamiamo, appunto, “mal di casa”.

Catrina Davies Mal di casa Atlantide, 336 pagine ISBN 9791280028020

Le case dei miei scrittori

Posted on 22 Febbraio 20248 Ottobre 2026 by MANIPA

Anche se lo scrupolo della biografa spinge Évelyne Bloch-Dano a scovare il particolare realistico, il suo sguardo interiore segue la sua pista e rincorre le parole, i libri. L’intero universo simbolico dello scrittore prende corpo in un’atmosfera, nell’incendio dei muri rosa ai primi raggi del sole a Roma, nel vento nelle stradine di Nizza popolate di fantasmi, nella bruma salmastra che avvolge la costa dell’Acadia, dove viveva Marguerite Yourcenar; nelle grida dei gabbiani a Étretat, nei canti dei galli a Key West, nello sferragliare del treno ai piedi della tenuta di Zola a Médan. Talvolta è un oggetto, a richiamare un mondo: la minuscola scrivania di Balzac, la poltrona di Mallarmé, la macchina da scrivere Corona di Karen Blixen, il giardino d’oro e di porpora di Colette, il semplice tavolo su cui Alexandra David-Néel trascriveva i suoi resoconti da Lhasa, i mobili e i tappeti della casa di Dickens, il castello del “Conte di Montecristo” di Dumas.

ADD Editore

271

9788867832507

La casa vivente. Riparare gli spazi, imparare a costruire

Posted on 22 Febbraio 20248 Ottobre 2026 by MANIPA

Abitare è una delle principali caratteristiche dell’essere umano e la casa è il luogo umano per eccellenza. Domandare a qualcuno «dove vivi?» vuol dire chiedere notizie sul posto in cui si svolge la sua attività quotidiana, ma soprattutto su quello che dà senso alla sua vita. Servendosi anche di un suggestivo giro del mondo tra le architetture vernacolari, il libro va in cerca del senso profondo dell’abitare. Dalle Ande peruviane alle montagne indiane, passando per il Vietnam e la Mongolia, Andrea Staid ci racconta che una palafitta sul lago Inle in Myanmar si regge su pali di bambù che vanno controllati e spesso cambiati, oppure che le travi del pavimento di una casa nelle montagne del Laos invecchiano, respirano e vanno revisionate. Ci racconta quindi che le case sono vive. In questo libro non ci sono solo esperienze lontane, perché dai viaggi c’è sempre un ritorno e ovunque sta nascendo la consapevolezza di quanto sia importante vivere (dunque abitare) in un modo più sostenibile ed ecologico. Da questa necessità nascono le esperienze di autocostruzione che stanno crescendo in tutta Italia e la scelta dell’autore di abitare in un rapporto diretto con la natura, in una casa che di natura si nutre e che è stata costruita assecondandone i ritmi e gli spazi. La casa vivente unisce antropologia ed esperienza personale, viaggio ed etnografia e ci invita a ripensare il nostro modo di immaginarci nello spazio.

Andrea Staid

ADD Editore

163

9788867833115

I volti della città

Posted on 22 Febbraio 20248 Ottobre 2026 by MANIPA

Tutto serve, tutto crea la città, anche le cose più umili: la luce dei lampioni, l’uniforme dei vigili, forse il modo con cui è buttata in terra una buccia d’arancia. La città è un’architettura continua e totale che non è solo quella delle chiese e dei palazzi.

Ludovico Quaroni

Edizioni di Comunità

61

9788832005097

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