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Mese: Agosto 2025

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La strada per Be’er Sheva di Ethel Mannin – romanzo intenso sulla Palestina del Novecento

Posted on 26 Agosto 202526 Agosto 2025 by MANIPA

La strada per Be’er Sheva di Ethel Mannin – romanzo intenso sulla Palestina del Novecento. “La strada per Be’er Sheva” di Ethel Mannin è molto più di un romanzo storico: è una potente testimonianza letteraria sulla Nakba palestinese e sull’identità perduta di un intero popolo. Ambientato nel luglio 1948, durante il conflitto arabo-israeliano, il libro segue la dolorosa fuga della famiglia Mansour dalla città di Lidda, occupata dalle truppe israeliane. Butros Mansour, sua moglie inglese e il figlio dodicenne Anton attraversano brutalmente gli orrori dell’esodo, costretti ad abbandonare la loro terra d’origine sotto il sole cocente verso Ramallah, in Cisgiordania. Questo trauma segna il giovane Anton, costretto, dopo la morte del padre, a inseguire la sua identità in una terra straniera: l’Inghilterra, vissuta come esilio e perdita insuperabile.

la strada di Be'er Sheva Ethel Mannin Nakba Palestina

Il romanzo si distingue per essere il primo testo occidentale a dare voce alla prospettiva palestinese della Nakba, contrapponendosi apertamente a narrazioni dominanti come “Exodus” di Leon Uris. Mannin si è documentata nei campi profughi riportando verità che il mondo preferiva ignorare, rendendo “La strada per Be’er Sheva” un’opera letteraria e politica di rara schiettezza. La protagonista Anton incarna la difficoltà di vivere tra mondi inconciliabili, impegnato a cercare un posto nella società britannica e nella comunità araba, fino alla decisione di tentare il ritorno clandestino in patria, lungo la strada che nel titolo diventa simbolo di resistenza e sogno collettivo. Il percorso verso Be’er Sheva è sia spazio fisico sia itinerario interiore, perennemente negato ai profughi che non possono mai percorrerlo davvero. Il “ritorno” diventa l’atto ultimo di affermazione identitaria contro l’oblio imposto dalla storia.

Il primo testo occidentale a dare voce alla prospettiva palestinese

Mannin evita il patetismo, narrando con sobrietà e una scrittura che bilancia empatia e distacco, qualità che la rendono attuale ancora oggi, a più di sessant’anni dalla pubblicazione originale nel 1963. La sua umanità traspare chiara: il romanzo ci consegna non solo una denuncia politica, ma una commovente esplorazione delle conseguenze psicologiche dell’esilio, la difficoltà delle seconde generazioni, la frammentazione familiare. Il desiderio di Anton di tornare a casa e unirsi alla resistenza palestinese diventa il fulcro di una narrazione che invita a riflettere sulla memoria, sul significato di “identità” e sulla sopravvivenza della cultura palestinese nel mondo.

Per chi scrive di letterature di confine e di memoria, “La strada per Be’er Sheva” è un testo essenziale. Su manipa.it propongo una guida alla lettura, suggerendo temi centrali come l’esilio, il trauma culturale e la tenacia della speranza. La scelta di Mannin di dare voce agli “invisibili” del Novecento rende il romanzo uno strumento prezioso per chi vuole approfondire la letteratura civile e la storia palestinese, offrendo ai lettori una prospettiva diversa e necessaria sulla realtà mediorientale.

Ethel Mannin, una vera bilancia

Ethel Mannin, nata il 6 ottobre 1900 a Londra, incarna a pieno titolo il profilo indomito di chi appartiene al segno della Bilancia: costantemente guidata da una profonda aspirazione verso la giustizia universale e l’equità sociale. Scrittice prolificissima, autrice di oltre cento libri tra romanzi, saggi e racconti, nel corso della sua vita ha lottato per i diritti civili, diventando simbolo dell’impegno politico e sociale in Europa.

La strada per Be’er Sheva di Ethel Mannin

Figlia di una famiglia socialista di origine irlandese, Mannin abbracciò fin da giovanissima tematiche come il femminismo, il pacifismo, l’anticolonialismo e la lotta contro ogni forma di ingiustizia. La sua penna attraversa romanzi politici e storici, autobiografie e diari di viaggio con uno stile che unisce eleganza e ribellione. La sua figura pubblica fu sempre controcorrente: vicina agli anarchici, attivamente coinvolta nella guerra civile spagnola, fu una voce critica verso la monarchia e il colonialismo, impegnata a sostenere i profughi palestinesi dopo il 1948 e le cause scomode dell’epoca.

Come autentica Bilancia, Mannin ha cercato instancabilmente l’armonia tra individui e popoli, opponendosi con fermezza alle derive autoritarie e alle ingiustizie storiche. In molti dei suoi scritti, è chiaro il valore della giustizia, descritto come tensione ideale e pratica quotidiana: “La giustizia – osservava – non è mai un compromesso, ma la conquista più nobile dello spirito umano.”

Proprio l’energia della Bilancia, segno governato da Venere e orientato a una visione universale del bene, appare evidente nella vita e nelle opere di Mannin: la sua produzione è permeata dal desiderio di far prevalere l’equilibrio e il rispetto dei diritti umani su ogni fronte. Anche di fronte alla marginalizzazione accademica, non venne mai meno il suo attivismo, la difesa dei più deboli e la volontà di lasciare una traccia di giustizia universale nella letteratura del Novecento.

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Mosca felice e Parthenope, due donne, due città, le stesse delusioni…

Posted on 14 Agosto 202514 Agosto 2025 by MANIPA

Andrej Platonov è per me l’autore rivelazione di questa estate. Dopo aver letto Cevengur e lo Sterro, mi sono procurata una copia di Mosca felice, sua ultima opera, rimasta incompiuta. Avanzando nella lettura mi rendevo conto che c’era qualcosa di molto familiare nella storia e nelle sensazioni che mi regalava. Poi un flash. Non un altro libro, ma un film. I parallelismi sono numerosi a partire dalle protagoniste, due donne-città. Sto parlando dell’ultimo film di Sorrentino, Parthenope. Entrambe le opere ruotano attorno al viaggio di una protagonista femminile fuori dagli schemi, libera e solitaria, che affronta la vita tra desiderio di indipendenza e sottile malinconia.

Le Protagoniste e il loro viaggio interiore

Parthenope (film) - Wikipedia

Parthenope è una donna intrappolata nel suo essere oggetto di desiderio e bellezza, ma costantemente in ricerca di libertà e verità, affrontando le aspettative e i giudizi della società napoletana. Anche Mosca Ivanovna, la protagonista di Platonov, è una figura randagia, irregolare, eppure luminosa; vive in cerca di senso nel vento, nella natura, lontano dalle costrizioni sociali.

Entrambe rifiutano di essere incasellate, inseguono la felicità attraverso percorsi personali e anticonvenzionali, e sono spesso circondate da solitudine: Parthenope attraversa la vita “forse senza gioia negli occhi”, Mosca Felice si trova “felice solo nel vento e nella natura”.

Libertà, identità e sacrificio

Sorrentino racconta il processo di formazione, la ricerca identitaria, gli amori impossibili e la tensione tra il sacro e il profano, incarnata dalla protagonista che continuamente sfugge e si reinventa.

Il romanzo di Platonov, sebbene incompleto e postumo, mette in scena una donna che non trova mai una vera casa, inseguendo la propria verità e rifiutando i compromessi, in una Russia in profondo e tormentato cambiamento.

La città come protagonista e specchio emotivo

Napoli, in Parthenope, è più di uno sfondo: diventa personaggio vivo, urticante, spettacolare e decadente, portando la protagonista a confrontarsi con le sue contraddizioni, con la bellezza e la corruzione.

Mosca, nello stesso modo, si fa teatro e specchio delle tensioni emotive e politiche della protagonista di Platonov: la città è luogo di sogno e delusione.

Fra utopia e disillusione

Parthenope cerca la meraviglia, ma incontra la “delusione e la malinconia”, un tema caro anche a Platonov, dove la ricerca di senso si scontra con la dura realtà e l’utopia si dissolve.

In entrambi rivivono l’incessante passaggio dalla giovinezza all’età adulta, dal sogno all’amarezza, nella consapevolezza che la felicità è sempre evanescente e che le protagoniste rimangono, in qualche modo, «un mistero» per gli altri e per se stesse.

Sorrentino e Platonov narrano il percorso di donne libere, incompresi dalla società, alle prese con le proprie passioni e la loro solitudine, contro lo sfondo di città che sono anime vive. Entrambi offrono una meditazione lirica su bellezza, identità, libertà e sul carattere inafferrabile della felicità.

Chissà se Sorrentino ha mai letto Mosca felice…

Mosca felice di Andreji Platonov su IBS

Parthenope di Sorrentino (il film)

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