Il Sagittario scocca. Arriva a fine novembre, quando le giornate si accorciano verso il solstizio e il buio guadagna terreno ogni sera, e porta con sé l’ultimo fuoco dell’anno. Segno di fuoco mobile, è un fuoco che viaggia: la fiamma dell’Ariete accende, quella del Leone illumina, quella del Sagittario si sposta, oltrepassa il confine, punta l’orizzonte. Il suo simbolo è il centauro arciere, metà uomo e metà cavallo, con l’arco teso verso un bersaglio che sta sempre un po’ più in là di dove arriva lo sguardo.
Lo governa Giove, il più grande dei pianeti, che qui ha il suo domicilio diurno: la legge, la fede, la conoscenza che si allarga, il senso che si cerca dietro le cose. Mercurio, che nei Gemelli di fronte gioca con le parole, qui è in esilio, e la parola si mette al servizio della visione: diretta, a volte brusca, pronunciata per dire una verità più che per piacere. Vasilij Grossman la consegna a un romanzo che il KGB sequestra insieme ai nastri della macchina da scrivere, perché nessuna copia sopravviva; Aleksandr Solženicyn la mette in fila, testimonianza dopo testimonianza, in Arcipelago Gulag; Noam Chomsky la rivolge contro i mezzi d’informazione che fabbricano il consenso.
Il Sagittario è il segno del lungo viaggio e dello straniero. Stefan Zweig ha raccontato la circumnavigazione di Magellano e ha chiuso la propria vita in Brasile, lontano dal «mondo di ieri» che aveva visto crollare; Nelly Sachs è arrivata a Stoccolma nel 1940 con la madre, salvata all’ultimo momento; Clarice Lispector è nata in Ucraina da una famiglia in fuga dai pogrom e ha scritto tutta la sua opera in portoghese, in Brasile. Tahar Ben Jelloun racconta il Marocco in francese, Emmanuel Carrère insegue la Russia attraverso la vita di Limonov, Mark Kurlansky segue un pesce, il merluzzo, attraverso gli oceani e i secoli. Vinicio Capossela, nato a Hannover da genitori irpini, ha dovuto mettersi in cammino per tornare nella terra dei padri.
Giove è anche il maestro, il pianeta della nona casa, dell’università, della filosofia e dei libri che si tramandano. Fra gli scrittori del segno gli insegnanti abbondano: Laudomia Bonanni fu maestra elementare, Daniel Pennac ha insegnato lettere per anni prima di scrivere i diritti imprescrittibili del lettore, Osho è stato professore di filosofia prima di diventare un maestro spirituale, Chomsky ha insegnato linguistica al MIT per mezzo secolo, Marilynne Robinson ha formato generazioni di scrittori allo Iowa Writers’ Workshop. Italo Svevo, dal canto suo, prendeva lezioni d’inglese da un giovane irlandese di nome James Joyce.
Poi c’è la fede, che in Sagittario prende molte forme. Marilynne Robinson affida a un vecchio pastore del Midwest, il reverendo John Ames, la lunga lettera che compone Gilead; Osho cerca la meditazione dentro la vita quotidiana; Fëdor Tjutčev scrive che la Russia si può soltanto credere, perché la mente da sola non arriva a comprenderla; Aleksandr Blok trasforma la rivoluzione in una marcia nella neve guidata da una figura di Cristo, nei Dodici.
Giove porta anche l’allegria, la fiducia, la seconda occasione. L’ironia di Jane Austen, la risata amara di Svevo, la comicità di Pennac e la lingua parlata dei racconti di Grace Paley appartengono alla stessa famiglia. E la fiducia gioviale si vede nelle partenze tardive: Penelope Fitzgerald pubblica il primo libro a quasi sessant’anni, Simonetta Agnello Hornby esordisce con La Mennulara a cinquantasette, dopo una vita da avvocata dei minori a Londra; Svevo supera i sessanta prima di vedere riconosciuta La coscienza di Zeno.
Dopo lo Scorpione, che scende nel profondo, il Sagittario risale e guarda lontano: quello che lo Scorpione ha scoperto nel buio, il Sagittario lo porta in viaggio e ne fa un significato da condividere. I legami fra i due segni attraversano anche la Biblioteca Manipa. Israel Joshua Singer, Sagittario, era il fratello maggiore di Isaac Bashevis Singer, Scorpione, e gli aprì la strada verso la scrittura e verso l’America; Nelly Sachs sfuggì al nazismo grazie a Selma Lagerlöf, scorpionica, che si era spesa per farla accogliere in Svezia.
In apertura: Marilynne Robinson
Marilynne Robinson (Sandpoint, 26 novembre 1943) esordì nel 1980 con Le cure domestiche, storia di due sorelle cresciute da una zia vagabonda in una cittadina dell’Idaho affacciata su un lago. Poi aspettò ventiquattro anni prima del secondo romanzo, Gilead, premio Pulitzer, e da lì costruì un intero ciclo intorno a due famiglie di pastori nell’Iowa: teologia calvinista, grazia e perdono raccontati con una prosa limpida e meditativa. In biblioteca, tutto con Einaudi: Le cure domestiche, Gilead, Casa, Lila, Jack.
Dal Settecento all’Ottocento
Jane Austen
Jane Austen (Steventon, 16 dicembre 1775 – Winchester, 18 luglio 1817), figlia di un pastore anglicano, scrisse sei romanzi che raccontano con ironia affilata il matrimonio, il denaro e le convenienze della piccola nobiltà di campagna. Da Orgoglio e pregiudizio a Persuasione, le sue eroine conquistano il diritto di scegliere con la forza dello sguardo e della conversazione; in vita pubblicò in forma anonima, firmandosi «a Lady».
Fëdor Tjutčev
Fëdor Tjutčev (Ovstug, 5 dicembre 1803 – Carskoe Selo, 27 luglio 1873) passò oltre vent’anni in Europa come diplomatico, fra Monaco e Torino, e scrisse versi quasi in segreto, pubblicandoli di rado. Tolstoj e Dostoevskij lo ammiravano: le sue liriche brevi parlano di natura, di notte e di caos primordiale, e una sua quartina sulla Russia, che si può soltanto credere, è diventata quasi un proverbio.
Ippolito Nievo
Ippolito Nievo (Padova, 30 novembre 1831 – mar Tirreno, 4 marzo 1861) partì con i Mille di Garibaldi e ne fu l’intendente; morì a ventinove anni nel naufragio del piroscafo Ercole, mentre riportava in continente i documenti dell’amministrazione garibaldina. Le Confessioni d’un italiano, uscite postume, raccontano la vita di un ottuagenario che attraversa la fine della Serenissima e il Risorgimento: il grande romanzo dell’Italia che si fa. In biblioteca: Le confessioni di un italiano (Edizioni Demetra).
Italo Svevo
Italo Svevo (Trieste, 19 dicembre 1861 – Motta di Livenza, 13 settembre 1928), al secolo Aron Hector Schmitz, fu impiegato di banca e poi dirigente nell’azienda di vernici per navi del suocero. I primi romanzi passarono inosservati; La coscienza di Zeno, uscita nel 1923, porta la psicoanalisi nel romanzo italiano con un protagonista che fuma ogni giorno l’ultima sigaretta. Il riconoscimento arrivò dalla Francia grazie a Joyce, e in Italia grazie a Montale. In biblioteca: La coscienza di Zeno (Garzanti).
Jan Wacław Machajski
Jan Wacław Machajski (Busko, 15 dicembre 1866 – Mosca, 19 febbraio 1926), rivoluzionario polacco, maturò nell’esilio siberiano una tesi scomoda per tutta la sinistra del suo tempo: il socialismo come ideologia di una nuova classe, quella dei lavoratori intellettuali, pronta a prendere il posto dei padroni. Le sue idee anticiparono di decenni le analisi sulla burocrazia sovietica. In biblioteca: La dittatura dell’intellighenzia (GOG).
Aleksandr Blok
Aleksandr Blok (San Pietroburgo, 28 novembre 1880 – Pietrogrado, 7 agosto 1921) fu il poeta maggiore del simbolismo russo: i Versi della Bellissima Dama celebrano una figura femminile mistica, sospesa fra amore terreno e sapienza divina. Nel 1918 salutò la rivoluzione con I dodici, poema di dodici guardie rosse in marcia in una Pietrogrado innevata, guidate da Cristo. Morì tre anni dopo, esausto e deluso.
Stefan Zweig
Stefan Zweig (Vienna, 28 novembre 1881 – Petrópolis, 22 febbraio 1942) fu uno degli scrittori più letti d’Europa fra le due guerre, biografo di Maria Antonietta, di Erasmo, di Magellano, autore di novelle come Lettera di una sconosciuta. Ebreo e pacifista, lasciò l’Austria nel 1934 e approdò in Brasile; Il mondo di ieri, scritto in esilio, è il ritratto di un’Europa cosmopolita scomparsa. In biblioteca: Magellano (Rizzoli).
Nati fra il 1891 e il 1922
Nelly Sachs
Nelly Sachs (Berlino, 10 dicembre 1891 – Stoccolma, 12 maggio 1970) fuggì dalla Germania nel 1940 con la madre, all’ultimo momento. In Svezia, in una stanza minuscola, scrisse le poesie che hanno dato voce alla Shoah, a partire da Nelle dimore della morte, e tradusse in tedesco la poesia svedese. Ricevette il Nobel nel 1966, nel giorno del suo settantacinquesimo compleanno. In biblioteca: Poesie (Einaudi).
Israel Joshua Singer
Israel Joshua Singer (Biłgoraj, 30 novembre 1893 – New York, 10 febbraio 1944), fratello maggiore di Isaac Bashevis, fu il primo scrittore della famiglia e aprì al fratello la strada verso la letteratura e verso l’America. Scrisse in yiddish grandi romanzi familiari, I fratelli Ashkenazi e La famiglia Karnowski, che seguono generazioni di ebrei fra Polonia, Germania e Stati Uniti. Morì a cinquant’anni, all’improvviso, nel pieno della guerra. In biblioteca: La famiglia Karnowski (Adelphi).
Vasilij Grossman
Vasilij Grossman (Berdyčiv, 12 dicembre 1905 – Mosca, 14 settembre 1964), ingegnere chimico, divenne durante la guerra il corrispondente più letto dell’Armata Rossa: raccontò Stalingrado dalla prima linea e fu tra i primi a scrivere di Treblinka. Vita e destino, il romanzo in cui nazismo e stalinismo si guardano allo specchio, fu sequestrato dal KGB nel 1961; una copia salvata arrivò in Occidente su microfilm e uscì nel 1980, sedici anni dopo la sua morte. In biblioteca: Vita e destino, Stalingrado, Tutto scorre…, L’inferno di Treblinka (Adelphi).
Laudomia Bonanni
Laudomia Bonanni (L’Aquila, 8 dicembre 1907 – Roma, 21 febbraio 2002), maestra elementare, fu anche giudice onoraria al tribunale per i minorenni, e quell’esperienza attraversa i suoi libri. Scrittrice appartata e severa, è stata riscoperta negli ultimi anni: Il bambino di pietra segue Cassandra in un’analisi che diventa scrittura e resa dei conti con la propria famiglia, Le droghe racconta una famiglia in cui ognuno si anestetizza a modo suo. In biblioteca: Il bambino di pietra, Le droghe (Cliquot).
Konstantin Simonov
Konstantin Simonov (Pietrogrado, 28 novembre 1915 – Mosca, 28 agosto 1979), poeta e corrispondente di guerra, scrisse nel 1941 Aspettami, la poesia che i soldati sovietici copiavano a mano e portavano con sé al fronte. Raccontò la difesa di Stalingrado in Giorni e notti e la guerra intera nella trilogia I vivi e i morti.
Elena Garro
Elena Garro (Puebla, 11 dicembre 1916 – Cuernavaca, 22 agosto 1998) è stata a lungo ricordata soprattutto come moglie di Octavio Paz, finché la critica le ha restituito il posto che le spetta. I ricordi dell’avvenire, del 1963, racconta un paese messicano durante la guerra cristera con la voce del paese stesso, e anticipa di qualche anno il realismo magico di García Márquez.
Shirley Jackson
Shirley Jackson (San Francisco, 14 dicembre 1916 – North Bennington, 8 agosto 1965) pubblicò nel 1948 sul New Yorker La lotteria, un racconto che provocò centinaia di lettere indignate e disdette di abbonamenti. Madre di quattro figli, scrisse cronache domestiche esilaranti, mentre nei romanzi costruiva case inquietanti e donne sull’orlo della dissoluzione. In biblioteca, tutto con Adelphi: La lotteria, Lizzie, L’incubo di Hill House, Abbiamo sempre vissuto nel castello.
Penelope Fitzgerald
Penelope Fitzgerald (Lincoln, 17 dicembre 1916 – Londra, 28 aprile 2000) pubblicò il primo libro a quasi sessant’anni, dopo una vita di ristrettezze, una casa galleggiante sul Tamigi finita sott’acqua e lunghi anni di insegnamento. Vinse il Booker Prize con Offshore e scrisse romanzi brevi e perfetti: La libreria racconta una vedova che apre una libreria in una cittadina ostile del Suffolk, Il fiore azzurro la giovinezza di Novalis. In biblioteca: La libreria, Il fiore azzurro (Sellerio).
Aleksandr Solženicyn
Aleksandr Solženicyn (Kislovodsk, 11 dicembre 1918 – Mosca, 3 agosto 2008), ufficiale d’artiglieria, fu arrestato nel 1945 per alcune critiche a Stalin in una lettera privata e passò otto anni nei campi. Una giornata di Ivan Denisovič, uscito nel 1962 con il permesso di Chruščëv, rivelò al mondo il Gulag; Arcipelago Gulag, pubblicato a Parigi nel 1973, gli costò l’espulsione dall’Unione Sovietica. Premio Nobel nel 1970, tornò in Russia vent’anni dopo l’esilio. In biblioteca: Arcipelago Gulag (Club degli editori), Lenin a Zurigo (Mondadori).
Clarice Lispector
Clarice Lispector (Čečel’nyk, 10 dicembre 1920 – Rio de Janeiro, 9 dicembre 1977) arrivò in Brasile neonata, con una famiglia ebrea in fuga dalla guerra civile e dai pogrom. Esordì a ventitré anni con Vicino al cuore selvaggio e diventò la voce più enigmatica della letteratura brasiliana: una prosa che segue il pensiero mentre si forma, fino all’epifania. In biblioteca: Il lampadario (Adelphi).
Grace Paley
Grace Paley (New York, 11 dicembre 1922 – Thetford, 22 agosto 2007), figlia di immigrati ebrei ucraini, scrisse soltanto racconti, tre raccolte in tutta la vita, e dedicò il resto del tempo all’insegnamento e alle lotte pacifiste, contro la guerra in Vietnam e il nucleare. La sua lingua è quella delle strade del Bronx e delle cucine di Manhattan: ironica, affettuosa, piena di voci di donne. In biblioteca: Tutti i racconti (Sur).
Luciano Bianciardi
Luciano Bianciardi (Grosseto, 14 dicembre 1922 – Milano, 14 novembre 1971), bibliotecario e traduttore instancabile, lasciò la Maremma per Milano dopo la tragedia della miniera di Ribolla, dove nel 1954 morirono quarantatré minatori. La vita agra è la satira feroce del miracolo economico visto dal basso, da un intellettuale di provincia arrivato in città per far saltare un grattacielo e finito a tradurre a cottimo. In biblioteca: La vita agra (Feltrinelli).
Nati dal 1925 a oggi
Giuliana Saladino
Giuliana Saladino (Palermo, 16 dicembre 1925), giornalista del quotidiano palermitano L’Ora, raccontò la Sicilia con passione civile e rigore. I suoi libri raccolgono lo sguardo di una vita sull’isola: le inchieste di Terra di rapina e, in Romanzo civile, il ritratto di una generazione di intellettuali palermitani, militanti e amici di ogni ora. In biblioteca: Terra di rapina, Romanzo civile (Sellerio).
Noam Chomsky
Noam Chomsky (Filadelfia, 7 dicembre 1928) ha rivoluzionato la linguistica con la grammatica generativa: la capacità di parlare come facoltà innata, comune a tutta la specie. Accanto alla linguistica, da oltre sessant’anni porta avanti una critica radicale della politica estera americana e dei mezzi d’informazione, che descrive come macchine per fabbricare il consenso. In biblioteca: Illusioni necessarie (Elèuthera), Chi sono i padroni del mondo e Insieme per salvare il pianeta (Ponte alle Grazie).
Osho
Osho (Kuchwada, 11 dicembre 1931 – Pune, 19 gennaio 1990), nato Chandra Mohan Jain e conosciuto a lungo come Bhagwan Shree Rajneesh, insegnò filosofia all’università prima di dedicarsi alla meditazione e fondare a Pune una comunità frequentata da migliaia di occidentali. Maestro controverso, mescolò zen, tantra, sufismo e psicologia occidentale; i suoi libri sono trascrizioni di discorsi tenuti a voce. In biblioteca: Pioggia a ciel sereno, Cogli l’attimo (Feltrinelli).
Tahar Ben Jelloun
Tahar Ben Jelloun (Fès, 1 dicembre 1944), poeta e romanziere, vive in Francia dal 1971 e scrive in francese, raccontando il Marocco, l’emigrazione, il razzismo. Con Notte fatale, seguito di Creatura di sabbia, nel 1987 fu il primo scrittore maghrebino a vincere il Goncourt: la storia di Ahmed, una bambina cresciuta come un maschio da un padre che voleva un erede. In biblioteca: Creatura di sabbia, A occhi bassi (Einaudi).
Daniel Pennac
Daniel Pennac (Casablanca, 1 dicembre 1944), figlio di un militare, crebbe fra Africa, Asia e Francia e fu a lungo un pessimo studente; poi diventò insegnante di lettere. Con la saga dei Malaussène ha inventato a Belleville una famiglia scombinata e un capro espiatorio di professione; con Come un romanzo ha scritto i diritti imprescrittibili del lettore, primo fra tutti quello di non leggere. In biblioteca: Il caso Malaussène. Mi hanno mentito (Feltrinelli).
Simonetta Agnello Hornby
Simonetta Agnello Hornby (Palermo, 27 novembre 1945) si è trasferita in Inghilterra e a Londra è stata per decenni avvocata dei minori e delle famiglie. Ha esordito a cinquantasette anni con La Mennulara, e da allora i suoi romanzi raccontano la Sicilia delle grandi famiglie, dei segreti e delle donne che li custodiscono. In biblioteca: Boccamurata (Feltrinelli).
Mark Kurlansky
Mark Kurlansky (Hartford, 7 dicembre 1948), prima di diventare giornalista e scrittore, lavorò sui pescherecci. Ha inventato un genere tutto suo, la storia del mondo raccontata attraverso un solo oggetto: il merluzzo che ha spinto baschi e vichinghi attraverso l’Atlantico, il sale, la carta. In biblioteca: Merluzzo. Una storia del pesce che ha cambiato il mondo (Mondadori).
Emmanuel Carrère
Emmanuel Carrère (Parigi, 9 dicembre 1957), figlio della storica Hélène Carrère d’Encausse, studiosa della Russia, ha fatto del romanzo-verità il suo territorio: L’avversario, Vite che non sono la mia, Il Regno. In Limonov segue la vita romanzesca di un poeta, teppista e politico russo; in Yoga racconta una crisi profonda attraversata con la meditazione e la scrittura. In biblioteca: Limonov, Yoga (Adelphi).
Susanna Tamaro
Susanna Tamaro (Trieste, 12 dicembre 1957), lontana parente di Italo Svevo, triestino e Sagittario come lei, ha studiato regia al Centro sperimentale di cinematografia e lavorato a documentari prima di dedicarsi alla scrittura. Va’ dove ti porta il cuore, la lunga lettera di una nonna alla nipote lontana, è stato uno dei casi editoriali degli anni Novanta, tradotto in decine di lingue. In biblioteca: Va’ dove ti porta il cuore (Bur).
Vinicio Capossela
Vinicio Capossela (Hannover, 14 dicembre 1965), cantautore nato in Germania da genitori emigrati dall’Irpinia, ha costruito un mondo musicale fatto di osterie, marinai, mitologie e feste popolari. Scrive anche libri: Il paese dei coppoloni è il viaggio di un viandante nella terra dei padri, dove le storie gli vengono incontro come personaggi. In biblioteca: Il paese dei coppoloni (Feltrinelli).
Han Kang
Han Kang (Gwangju, 27 novembre 1970) ha ricevuto nel 2024 il Nobel per la letteratura, prima autrice coreana a ottenerlo. La vegetariana, la storia di una donna che smette di mangiare carne e poi si ritira dal mondo, ha vinto l’International Booker Prize nel 2016; in Atti umani torna alla sua città natale e alla repressione del maggio 1980. La sua prosa è poetica e asciutta, attenta al corpo e alla ferita. In biblioteca: La vegetariana (Adelphi).
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