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Fausta Cialente, voce pesci e nomade sugli scaffali di Manipa

Posted on 25 Febbraio 20268 Ottobre 2026 by MANIPA

Il 25 febbraio, ogni anno, rileggo qualcosa di suo, di una delle autrici più trascurate, immeritatamente, della scrittura femminile del novecento. Il 25 febbraio è il giorno in cui è nata Fausta Cialente, una voce che amo custodire sugli scaffali e ritrovare tra le mani di chi mi viene a cercare. In quelle pagine c’è un Novecento femminile, cosmopolita, inquieto e sensibilissimo che sento molto vicino al mio modo di proporre letture.

Una Pesci inquieta tra città e confini

Fausta Cialente nasce a Cagliari il 25 febbraio 1898 e fin da bambina è costretta agli spostamenti continui, dietro alla carriera militare del padre: una vita un po’ nomade, che passa per Trieste, l’Egitto, l’Inghilterra. Questa instabilità, questo continuo cambiare case e orizzonti, la ritrovo ovunque nella sua scrittura: città-porto, appartamenti provvisori, personaggi che vivono sempre un po’ in transito.

Quando apro i suoi libri, sento la forza di una narratrice, giornalista, traduttrice, antifascista, femminista ante litteram, che mette al centro le donne non come figure secondarie, ma come motore della storia. La immagino alla radio, nei giornali per i prigionieri, a dirigere “Fronte Unito”, sempre con la parola come strumento politico oltre che narrativo.

E poi, tardi ma meritatamente, il riconoscimento: nel 1976 vince il Premio Strega con Le quattro ragazze Wieselberg, quasi come se il canone letterario si decidesse finalmente ad accoglierla davvero.

“Le quattro ragazze Wieselberg”: il mio preferito

Fausta Cialente Le quattro ragazze Wieselberg

Se dovessi scegliere un solo libro di Fausta da consigliarti, partirei senza esitazioni da Le quattro ragazze Wieselberg: è il mio preferito, quello che mi sembra riassumere meglio la sua sensibilità. È ambientato nella Trieste tra fine Ottocento e primo Novecento e segue la famiglia Wieselberger, ma soprattutto le quattro figlie, sullo sfondo di un mondo che cambia: imperi che crollano, nazionalismi, guerre, dittature che avanzano.

Per me è un romanzo di straordinaria sensibilità perché intreccia memoria privata e storia collettiva: ci sono echi autobiografici, ricordi rielaborati, immaginazione, tutto tenuto insieme da una voce narrante che riconosci subito come una giovane Fausta. Quello sguardo è empatico ma lucidissimo: vede le fragilità e i desideri, ma anche le contraddizioni e i non detti.

Amo molto il modo in cui le donne sono il perno del racconto: reggono la famiglia, attraversano lutti e cambiamenti, stanno nel cuore delle tempeste storiche senza mai diventare solo “vittime” o “simboli”. È un libro che tiene insieme l’intimo e il politico, la casa e la Storia con la S maiuscola, e ogni volta che qualcuno lo prende in prestito, ho la sensazione di affidare una storia che sa toccare profondamente chi legge.

“Natalia”: l’esordio di una voce

Fausta CIlanete

Sugli scaffali custodisco con cura anche Natalia, il romanzo d’esordio di Cialente, scritto nel 1927 e pubblicato nel 1930. Mi piace proporlo come porta d’entrata nel suo mondo: qui la sua voce è ancora giovane, ma già riconoscibile.

La protagonista, Natalia, è una figura femminile complessa, niente affatto “modello”: desidera, sbaglia, si interroga, soffre, si scontra con i ruoli imposti dal matrimonio e dalla famiglia. La scrittura lavora sui dettagli minimi, sui silenzi, sui piccoli scarti nei gesti quotidiani, e io, che di gesti e letture ne vedo passare tanti, riconosco subito quella finezza psicologica che tornerà più matura nei libri successivi.

Se siete in dubbio da quale libro cominciare per conoscere Fausta Cialente, senza vi suggerirei Natalia: è come sentire la voce di Fausta agli inizi, prima delle grandi saghe familiari e dei paesaggi mediterranei più ampi.

“Cortile a Cleopatra”: Alessandria e le vite di confine

Fausta Cialente Cortile a Cleopatra

Con Cortile a Cleopatra mi sposto con lei ad Alessandria d’Egitto, in uno di quei luoghi che amo far scoprire a chi entra cercando “romanzo d’ambiente”. Il cortile del titolo è un microcosmo: famiglie europee, arabe, greche, ebrei, lingue che si intrecciano, odori, colori, un’umanità variopinta che vive a ridosso del mare.

In questo libro sento fortissimo il modo in cui Fausta fa parlare i luoghi: il vento, la sabbia, le case un po’ sghembe, il mare inquieto non sono solo sfondo, ma veri personaggi che spingono i destini, accompagnano l’amore difficile di Marco e Dinah, sottolineano ansie e desideri. È il romanzo perfetto per chi ama le storie di frontiera, dove niente è mai del tutto di qua o di là.

Io leggo in Cortile a Cleopatra anche lo sguardo di chi vive “in mezzo”: italiana in Egitto, donna in un mondo maschile, moderna in un’epoca che fa fatica a cambiare. Ed è proprio questo sguardo che mi fa sentire il romanzo vicino a tante altre letture che propongo su identità, migrazioni, appartenenze multiple.

“Il vento sulla sabbia”: l’eco dell’Egitto

Il vento sulla sabbia, nell’edizione nottetempo che tengo con particolare cura, è come un’eco prolungata dell’Egitto di Cialente. Ritrovo ancora Alessandria, il vento che entra dappertutto, la sabbia, la luce forte, il mare, le vite sospese tra più culture e più lingue.

Quello che mi colpisce ogni volta è la sua attenzione per le esistenze apparentemente minori: i personaggi ai margini, le solitudini che si consumano negli interni, dietro le persiane socchiuse, mentre fuori il vento e il mare continuano la loro corsa. C’è sempre, in queste pagine, un tema che conosco bene perché ritorna in tanti libri che amo: lo sradicamento, la fatica di sentirsi a casa, il bisogno di legami che rendano il mondo abitabile.

Per me Il vento sulla sabbia dialoga direttamente con Cortile a Cleopatra: se li prendi insieme, ti restituiscono un Egitto interiore, prima ancora che geografico, un luogo di passaggi, di incontri e di malinconie.

Perché le apro spazio proprio il 25 febbraio

Ogni 25 febbraio, quando penso a Fausta Cialente, sento di fare una piccola operazione di giustizia letteraria: rimetto al centro una scrittrice che ha saputo raccontare donne, migrazioni, città di frontiera e ferite della storia con uno sguardo dolce e implacabile allo stesso tempo.

Il fatto che sia nata sotto il segno dei Pesci mi sembra quasi inevitabile: nelle sue pagine trovo una straordinaria empatia per i personaggi, una capacità di attraversare confini identitari, geografici, emotivi senza mai semplificare. E i libri che custodisco qui – Le quattro ragazze Wieselberg, Natalia, Cortile a Cleopatra, Il vento sulla sabbia – sono, per me, un piccolo percorso ideale: dall’esordio alla grande saga triestina, passando per l’Egitto dei cortili polverosi e del mare inquieto.

Quando qualcuno mi chiede un consiglio di lettura ho la sensazione di fare quello che più mi piace: mettere in contatto una voce che merita di essere riascoltata e un lettore o una lettrice pronti a lasciarsene toccare.

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