Boris Pilniak: la Bilancia della rivoluzione russa e la luna che nessuno riuscì a spegnere
Nel 1926 la rivista Novyj Mir esce con un racconto che viene ritirato dalle edicole in pochi giorni. Racconta di un comandante dell’Armata Rossa, Gavrilov, richiamato a Mosca per un’operazione allo stomaco di cui non ha bisogno. Lui lo sa. I medici lo sanno. Si stende sul lettino comunque, e muore sotto l’anestesia. Fuori la luna galleggia sulla città, ostinata, inutile, bellissima.
Tutti i lettori capirono chi era Gavrilov. Michail Frunze, commissario alla Guerra, era morto il 31 ottobre 1925 dopo un intervento chirurgico voluto dall’alto. Capirono anche chi fosse l’uomo che nel racconto siede rigido e non si piega mai. Il titolo era Racconto della luna non spenta. Il suo autore si chiamava Boris Andreevič Wogau, ma tutta la Russia lo conosceva come Pil’njak.
Quattro sangui e una rivoluzione

Pil’njak nasce a Možajsk, vicino a Mosca, l’11 ottobre 1894. Di sé scrive che porta quattro sangui: tedesco ed ebreo dal padre, veterinario discendente dei coloni del Volga; slavo e tataro dalla madre, figlia di mercanti di Saratov. Cresce fra la provincia e le università, si diploma in economia e commercio. Esordisce nel 1915 all’ombra di Remizov, maestro di una prosa arcaica e sonora.
Poi arriva il 1917, e con la rivoluzione arriva il suo libro. L’anno nudo esce nel 1922 a Berlino e l’anno dopo a Mosca. Racconta una provincia russa ancora ferma al Seicento nei costumi e nei ritmi. Ci sono nobili espropriati, pellegrini mistici, mercanti all’antica, piccoli borghesi muti come un muro. Dentro questo mondo arrivano i drappelli bolscevichi con le giacche di cuoio, decisi a trascinarlo nella storia moderna.
Pil’njak lo racconta mentre si sgretola, come una radiografia presa in movimento. La sua prosa salta di piano in piano. Mescola documenti, canti popolari, frammenti di diario, onomatopee del vento. Registra gli stati d’animo nei loro slittamenti più minimi. Sperimenta prima che la parola “sperimentale” diventasse un’etichetta. Per qualche anno pil’njakovščina, “il pil’njakismo”, fu il nome di una moda: decine di giovani scrittori lo imitavano.
Né con la giovane armata né contro
Isaak Babel’, l’altro grande prosatore di quegli anni, racconta la rivoluzione dalla sella di un cavallo dell’Armata a cavallo, dentro la giovane armata. Pil’njak sceglie un altro punto di osservazione. Sta nel mezzo, dove l’impeto rivoluzionario urta la Russia antica, inerte e atavica. Con la testa sta con la corrente che dà un senso alla storia. Con il cuore resta legato all’humus slavo e a quel vecchio mondo ingiusto, pieno di linfa, che tiene in vita le radici.
I suoi personaggi vengono da lì: mendicanti, santoni, cantori erranti, ubriachi, profeti, sciancati. Gli ex bolscevichi falliti di Mogano, lo scrittore mancato di Alle porte. Il professore di Madre matrigna chiama la Russia la patria dei pidocchi e delle sette, che ha partorito l’Internazionale.
Per Pilnjak la storia è una serie di cataclismi naturali e la rivoluzione è il più grande. L’uomo la attraversa stordito, solo, con la paura di essere annientato. Gavrilov che si lascia operare è l’immagine più precisa di questa resa.
Il prezzo dell’equilibrio
La critica sovietica non sapeva dove collocarlo. Di volta in volta lo chiamò populista, slavofilo, formalista. Il marxista Voronskij, il critico più acuto dell’epoca, lo difese come lo scrittore più vero e più provocatorio degli anni rivoluzionari. Nel 1929 Mogano esce a Berlino senza autorizzazione e scoppia il caso. Pil’njak viene messo alla gogna insieme a Zamjatin.
Zamjatin chiede di emigrare e se ne va. Pil’njak viaggia a Parigi, New York e Tokyo, poi torna a casa: dice di non saper vivere lontano dalla Russia. Accetta di riscrivere Mogano con un assistente politico accanto. Ne esce Il Volga si getta nel Caspio (1930), un romanzo opaco. Seguono un bel libro sul Giappone, Pietre e radici, e poi opere sempre più prudenti.
Nella notte del 28 ottobre 1937 lo arrestano nella sua dacia di Peredelkino. Il 21 aprile 1938 il Collegio militare lo processa in pochi minuti e lo condanna a morte. Viene fucilato quello stesso giorno. Per anni la sua famiglia non saprà nulla. La riabilitazione arriva nel 1956.
La lettura astrologica: una Bilancia sopra l’abisso

Non conosciamo l’ora di nascita, quindi lasciamo da parte case e Ascendente. Le posizioni planetarie bastano però a disegnare un ritratto sorprendente.
Sole in Bilancia, con Saturno e Venere nello stesso segno. Pil’njak nasce nel segno dell’ago della bilancia, e per tutta la vita resta nel mezzo, a pesare. Il suo destino è tenere insieme gli opposti: rivoluzione e tradizione, Occidente tedesco e Oriente tataro, la storia che corre e la terra che resta ferma. Saturno in esaltazione rende quell’equilibrio un compito morale, quasi un tribunale interiore. La Bilancia cerca giustizia, e la sua opera interroga senza sosta il costo umano di ogni giustizia imposta dall’alto. Il segno ha però anche un’ombra: la ricerca dell’accordo, il compromesso, il desiderio di restare accettati. Il ritorno in URSS e il Mogano riscritto sotto sorveglianza appartengono anche a lui.
Luna in Pesci. La Luna è in Pesci per tutto l’11 ottobre 1894. È la Luna dei pellegrini, dei folli in Cristo, delle anime che si sciolgono nel collettivo. Spiega il suo amore per la Russia mistica e straccione, e anche il sentimento di resa che attraversa i suoi personaggi. Gavrilov si stende sul lettino come chi si affida a una marea. Lo scrittore che ha immaginato quella luna “non spenta” sul cielo di Mosca aveva la propria Luna nel segno che dissolve tutti i confini.
Mercurio congiunto a Urano in Scorpione. Questa è la firma dello stile. La mente scende sottoterra, rompe la sintassi, monta frammenti, scopre i segreti che il potere tiene nascosti. Mercurio in Scorpione indaga, Urano manda in pezzi la forma. Il Racconto della luna non spenta è un Mercurio-Urano in Scorpione da manuale: rivela un omicidio di Stato in forma di parabola e paga questa rivelazione con la vita.
Giove in Cancro in quadratura a Venere. È Giove esaltato nel segno della casa e della madre, e qui torna Madre matrigna. La Russia è insieme grembo e matrigna, nutre e divora. La quadratura con Venere in Bilancia mette in conflitto l’appartenenza viscerale e il bisogno di bellezza, di misura, di forma.
Nettuno e Plutone congiunti in Gemelli. Pilnjak appartiene a una generazione nata sotto la grande congiunzione Nettuno-Plutone di fine Ottocento. È la generazione che vedrà crollare il vecchio mondo e nascere le ideologie del Novecento. In Gemelli quel destino collettivo passa dalla parola: sono scrittori, giornalisti, propagandisti, censori. Il suo Sole in Bilancia forma un trigono armonico con Nettuno. La sua sensibilità personale si accorda con lo spirito visionario e ambiguo dell’epoca.
Rileggere Pilnjak oggi
Nel 1965 Garzanti pubblicò in Italia L’anno nudo e i racconti raccolti in Storia della luna che non fu spenta. Oggi quelle edizioni si trovano soprattutto sui banchi dell’usato. Vale la pena cercarle. Pil’njak anticipa tecniche narrative che il romanzo europeo avrebbe sperimentato decenni dopo. Ci mostra anche un modo raro di attraversare la storia: con gli occhi aperti, con un piede nel futuro e uno nella terra antica, sul filo di una bilancia.
Chi sta nel mezzo vede tutto, e per questo diventa pericoloso. La luna di Pil’njak brilla ancora sopra Mosca.
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