«Quella giovane donna, anonima e ottusa, che ogni mattina si reca in ufficio per vidimare le lettere in arrivo al museo dove lavora, neanche ci pensa a entrare in contatto con la propria vita interiore. In compenso, avverte un persistente mal di schiena, continue emicranie e vertigini, oltre a soffrire d’insonnia: i primi sintomi di quel vero e proprio abisso mentale in cui sta per precipitare …
Shirley Jackson è abilissima a mettere in scena questo terrificante teatro dell’anima, con le diverse personalità che entrano ed escono di scena, prendendo via via il controllo del corpo». (Franco Marcoaldi)
Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro.
A tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo fornisce una risposta. Non è infatti la fragile e indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, prolungando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague. È la Casa – con le sue torrette buie, le sue porte che sembrano aprirsi da sole – a scegliere, per sempre, Eleanor Vance.
«In questo autentico classico del genere gotico, Eleanor Vance, giovane e tormentata donna che non ricorda di essere mai stata felice in tutta la sua vita, viene assoldata dal sinistro professor Montague, aspirante cacciatore di fantasmi, per un soggiorno sperimentale a Hill House … Giunta a destinazione, Eleanor si trova davanti una casa “che sembrava aver preso forma da sola, assemblandosi in quel suo possente schema indipendentemente dai muratori”; un edificio che “drizzava la testa imponente contro il cielo senza concessioni all’umanità”; una costruzione immune da ogni esorcismo: “un luogo non adatto agli uomini, né all’amore, né alla speranza”; una casa che si rifiuta di essere una dimora accogliente così come Eleanor vorrebbe sfuggire a un sistema di vita che le ha portato soltanto infelicità». TOMMASO PINCIO
“A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce”; con questa dedica si apre “L’incendiaria” di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo.
E quando in tanta armonia irrompe l’Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i “brividi silenziosi e cumulativi” che – per usare le parole di un’ammiratrice, Dorothy Parker, abbiamo provato leggendo “La lotteria”.
Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male – un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai ‘cattivi’, ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.
“Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance, Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare,. Detesto lavatmi e i cani e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.”
Il racconto di Shirley Jackson intitolato “La lotteria” ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles. Fama non immeritata, giacché la pubblicazione sul “New Yorker” nel 1949, scatenò un pandemonio. Molti lo presero alla lettera, reagendo all’istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. Certe cose non potevano, non dovevano succedere.
Eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell’atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del New England in un luminoso mattino di giugno, come ogni anno da tempo immemore.
Ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l’intensa silloge qui proposta, il lettore scoprirà da sé, in un crescendo di “brividi sommessi e progressivi” – come diceva Dorothy Parker che cosa li rende dei classici del terrore. Secondo un altro illustre ammiratore della Jackson, oltre che maestro del genere, Stephen King, lo sono perché “finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio”.
Nelly Sachs è stata una poetessa e scrittrice tedesca naturalizzata svedese, insignita nel 1966 del Premio Nobel per la letteratura. Nascita: 10 dicembre 1891, Schöneberg, Berlino, Germania Morte: 12 maggio 1970, Stoccolma, Svezia
Emily Elizabeth Dickinson è stata una poetessa statunitense, considerata tra i maggiori lirici moderni. Nascita: 10 dicembre 1830, Amherst, Massachusetts, Stati Uniti Morte: 15 maggio 1886, Amherst, Massachusetts, Stati Uniti
Grace Paley, nata Grace Goodside, è stata una scrittrice, poetessa e attivista statunitense. Nata da una famiglia ebrea di origine ucraina, Grace Paley è considerata una maestra delle short stories, dimostrando grande talento con la sua scarna carriera di scrittrice, 45 racconti in 40 anni per un totale di 370 pagine. Nascita: 11 dicembre 1922, The Bronx, New York, Stati Uniti Morte: 22 agosto 2007, Thetford, Vermont, Stati Uniti
Chaja Pinkasivna Lispektor, meglio conosciuta come Clarice Lispector, è stata una scrittrice, giornalista e traduttrice ucraina naturalizzata brasiliana. Nascita: 10 dicembre 1920, Čečel’nyk, Ucraina Morte: 9 dicembre 1977, Rio de Janeiro, Rio de Janeiro, Brasile
Gioconda Belli è una poetessa, scrittrice e attivista nicaraguense. Ha al suo attivo quattro libri di narrativa, nei quali vengono esplorati alcuni temi ricorrenti, come le vicissitudini politiche del … Nascita: 9 dicembre 1948 (età 76 anni), Managua, Nicaragua
Forugh Farrokhzad è stata una poetessa, regista e scrittrice femminista iraniana, una delle rappresentanti più importanti della modernità iraniana. Farrokhzad morì all’età di 32 anni a causa di un incidente stradale. Era la sorella maggiore del poeta, cantante e attore iraniano Fereydoun Farrokhzad. Nascita: 29 dicembre 1934, Teheran, Iran Morte: 13 febbraio 1967, Bagheri Kamasaei, Teheran, Iran
Laudomia Bonanni è stata una scrittrice italiana. Gli intenti espressivo-contenutistici della sua prosa abbracciano due principali tematiche: una politico-sociale ed una filosofico-esistenziale. Wikipedia Nascita: 8 dicembre 1907, L’Aquila Morte: 21 febbraio 2002, Roma
Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, è stato uno scrittore e drammaturgo italiano. Cresciuto in un contesto mitteleuropeo, ha tratto il suo pseudonimo dalle due culture, italiana ed austriaca, che formarono la sua educazione. Nascita: 19 dicembre 1861, Trieste Morte: 13 settembre 1928, Motta di Livenza
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