Alexandre Dumas padre (1802–1870) è uno dei fenomeni letterari più singolari dell’Ottocento francese. Figlio di generale mulatto, cresciuto in provincia mentre il padre combatteva nelle guerre napoleoniche, arrivò a Parigi come giovane in cerca di fortuna e vi trovò gloria quasi immediata.
Nel 1844 pubblicò in forma di feuilleton I tre moschettieri, opera che reinventò il romanzo d’avventura. Seguirono Il Conte di Montecristo, La regina Margot, La mano della mummia: titoli che attraversarono l’Oceano e i secoli, tradotti in ogni lingua, adattati in teatro, oggi in serie televisiva.
Eppure questo scrittore, il più letto del suo tempo e forse il più cinematografico che sia mai esistito, rimane escluso dal canone della “grande letteratura”. I critici lo considerano uno scrittore di secondo piano. La ragione risiede nella natura stessa della sua visione: scriveva per tutti, per le masse, per chiunque potesse leggere.
Il tema natale: la ferita e il compito evolutivo

Sole e Ascendente in Leone. Dumas aveva bisogno di essere visto. Il Leone chiede visibilità, riconoscimento, amore dal pubblico. E Dumas ottenne tutto questo, migliaia di persone lo conoscevano, lo ammiravano, lo leggevano.
Ma il Leone qui è compensazione di qualcosa di profondo. Chirone in Sagittario V Casa rivela la ferita primaria: il mio diritto di creare è ferito, è contestato. Dumas era figlio illegittimo in una società che non riconosceva i diritti dei figli di colore, dei figli non legittimi. La sua creatività era sospetta, il suo insegnamento era rifiutato dalle istituzioni. Questa ferita lo obbliga a creare continuamente, compulsivamente, per provare che ha il diritto di esistere come creatore.
Nodo Nord in Pesci VIII Casa ordina il compito evolutivo vero. VIII Casa è la morte, la trasformazione, l’eredità, il denaro degli altri, ciò che rimane nascosto. Pesci è dissoluzione, fusione con l’inconscio collettivo, il sogno, la visione mistica.
Il Nodo Nord in Pesci VIII dice: il tuo percorso evolutivo passa attraverso la dissoluzione del possesso materiale. Devi diventare un condotto per l’eredità psichica che passa di mano in mano, di generazione in generazione. Questa è la vera ricchezza: la ricchezza che rimane dopo la morte, l’eredità immateriale che si trasmette perché mai stata posseduta davvero.
Il Château: apice e caduta
Nel 1846, al culmine della sua fama e della sua ricchezza, Dumas commissionò all’architetto Hyppolite Durant la costruzione di una casa che fosse al contempo dimora e monumento. Il risultato fu lo Château de Monte-Cristo, una struttura bizzarra, affascinante, quasi teatrale.
Le facciate erano interamente scolpite: motivi floreali, angeli, strumenti musicali, armi si accostano a diversi animali strani. La storia, la natura, l’anima dello scrittore erano onnipresenti in ogni dettaglio. Sopra ogni finestra del pianterreno, Dumas fece collocare un ritratto di scrittore drammatico di tutte le epoche. Al posto d’onore, sopra la porta d’ingresso, un ritratto di Dumas stesso sembra accogliere gli ospiti. Sul frontone si distendevano le armi dei suoi antenati insieme al suo motto personale: “J’aime qui m’aime” — Amo chi mi ama. I pinnacoli delle torrette erano ornati dalle iniziali intrecciate dello scrittore.

Ogni elemento era auto-rappresentazione, dichiarazione di gloria. Il castello non era una dimora, era un manifesto del Leone che proclamava: io sono degno, io sono visibile, io sono amato.
Ma il castello era anche un gesto economico insostenibile. Nel 1849–1850, quando la situazione finanziaria divenne critica, il castello fu uno dei primi beni a essere venduto. Dumas lo perse.
E come il Conte di Montecristo perde la sua isola, Dumas scoprirebbe che la gloria materiale ha un peso limitato. La perdita era necessità evolutiva. Era il Nodo Nord in Pesci VIII che ordinava la dissoluzione, l’ingresso in un compito più profondo.
La lettura astrodomologica completa del tema di Dumas, dell’architettura del suo castello e della parabola che lo portò dal Leone trionfante al fantasma eternamente vivo nella memoria collettiva, continua nel mio Substack.
In biblioteca Manipa
Nel mio scaffale conserviamo due opere di Dumas edite da Sellerio: Ascanio e I Borgia. Sono romanzi che incarnano perfettamente quella qualità che abbiamo descritto — la capacità di attingere all’inconscio collettivo, di trasformare la memoria storica in emozione narrativa, di scrivere per chiunque. Leggerli oggi, sapendo il tema natale che li ha generati, acquista una profondità nuova.
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