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Autore: MANIPA

Carl Gustav Jung: Un Ponte tra Freud e Hillman

Posted on 25 Luglio 202525 Luglio 2025 by MANIPA

Carl Gustav Jung: Un Ponte tra Freud e Hillman

Carl Gustav Jung occupa un ruolo unico nella storia della psicologia, fungendo da ponte tra la rivoluzionaria visione freudiana dell’inconscio e le prospettive immaginative di James Hillman. Grazie ai suoi studi su archetipi, sincronicità e il potere delle immagini mitologiche, Jung ha inaugurato una nuova profondità nella comprensione dell’anima.

Gli Archetipi dell’Inconscio

Jung va oltre il concetto freudiano di inconscio personale, introducendo la nozione di inconscio collettivo e degli archetipi: immagini primordiali e universali che si trovano nei miti, nelle religioni e nelle fiabe di tutte le culture. La sua opera “Gli archetipi e l’inconscio collettivo” ha rivoluzionato gli studi sulla psiche, mostrando come le strutture simboliche influenzino pensieri, comportamenti e sogni.

Le Figure del Mito

Le figure mitologiche — l’eroe, l’ombra, la Grande Madre, l’Anziano Saggio — sono interpretate da Jung come espressioni degli archetipi. Attraverso queste immagini, la psiche comunica i suoi bisogni profondi e le sue possibilità di trasformazione. Hillman, erede del pensiero junghiano, svilupperà ulteriormente questa prospettiva, ponendo il mito e l’immaginazione al centro della psicologia archetipica.

Le Sincronicità: Verso una Psiche Cosmica

Jung introduce il concetto di “sincronicità” per descrivere quegli eventi che, pur privi di legame causale, si presentano in modo significativo rispetto alla vita dell’individuo. Per Jung, la sincronicità rivela l’esistenza di una rete di senso che collega interno ed esterno, psiche e mondo. Questo concetto prepara il terreno alle riflessioni di Hillman sull’anima del mondo e sulle connessioni tra individuo e cosmo.

Jung e l’Astrologia

Uno dei meriti meno noti di Jung è la sua rivalutazione del valore simbolico dell’astrologia. Jung considerava l’astrologia una forma di conoscenza archetipica, specchio delle strutture profonde dell’inconscio. Attraverso la sincronicità, vedeva nei simboli astrologici un ponte tra il destino individuale e l’universo, invitando la psicologia ad attingere alle fonti sapienziali dell’antichità.

Jung resta così il grande mediatore tra la visione scientifica di Freud e l’immaginazione poetica di Hillman: lo psicologo che ha ridato valore ai simboli, alla mitologia e alle antiche scienze dell’anima.


“Gli archetipi e l’inconscio collettivo”, Carl Gustav Jung
“Il mito dell’analisi”, James Hillman
“La sincronicità. Un principio di nessi acausali”, Carl Gustav Jung

Carl Gustav Jung: Un Leone nel Mondo della Psiche

Carl Gustav Jung nacque il 26 luglio 1875 sotto il segno del Leone, e questa appartenenza astrologica risuona profondamente nel suo carattere e nella sua opera. Il Leone, governato dal Sole, è il segno dell’autenticità, del carisma, del coraggio creativo e della ricerca della propria unicità — qualità che Jung ha incarnato in modo esemplare nella storia della psicologia.

Il Carisma e la Creatività del Leone

Il segno del Leone è tradizionalmente associato a una naturale autorità, un grande slancio vitale e la capacità di liberare la propria creatività con orgoglio. Jung, vero rappresentante di questo segno, ha sempre manifestato:

  • Un’indomita fiducia in sé stesso e nelle sue intuizioni innovative, nonostante il dissenso della comunità accademica dominante.
  • Una visione solare: la sua presenza e il suo pensiero lasciavano un’impronta luminosa e carismatica tra colleghi e allievi.
  • Desiderio di espressione autentica: Jung non ha mai rinunciato alle proprie idee rivoluzionarie, come la teoria dell’inconscio collettivo e degli archetipi, difendendole con ardore e lungimiranza.

Il Sole in VII Casa e la Relazione con gli Altri

Nel tema natale di Jung, il Sole in Leone si trova in VII casa, enfatizzando quanto i rapporti interpersonali e la ricerca di equilibri nei rapporti fossero centrali nella sua vita. In questa configurazione, la necessità di confronto e alleanza è essenziale per la piena realizzazione del potenziale individuale. Jung seppe ascoltare e dialogare, ma anche scontrarsi energicamente per difendere i valori in cui credeva.

Il Leone e l’Archetipo del Sé

Jung dedicò gran parte delle sue ricerche al processo di individuazione, ovvero alla ricerca dell’essenza autentica e creativa di ciascuno — che richiama perfettamente il viaggio del Leone verso l’affermazione e la piena realizzazione di sé. Non a caso, la sua psicologia è diventata simbolo e via della “regalità interiore”: trovare la propria corona spirituale attraverso la conoscenza di sé.

L’Eredità di Jung, Leone Visionario

  • Coraggioso nel pensiero: Jung ha esplorato territori sconosciuti della psiche, guidato da una scintilla interiore tipica del Leone.
  • Illuminatore di altri: Come il Sole che illumina il sistema, Jung ha ispirato generazioni di studiosi con il suo esempio di autonomia e forza creativa.
  • Riscopritore della saggezza antica: Anche il suo interesse per l’astrologia rivela lo spirito leonino di abbracciare discipline ataviche per illuminare nuove vie di conoscenza.6

Carl Gustav Jung resta così uno dei più brillanti “Leone” della cultura moderna: esempio di leadership creativa, lealtà verso sé stesso e capacità di risplendere e far risplendere l’anima umana attraverso il pensiero psicologico.

Link utile: https://www.astro-seek.com/birth-chart/carl-gustav-jung-horoscope

Banana Yoshimoto: Il Cuore Leone nella Letteratura Contemporanea

Posted on 23 Luglio 202523 Luglio 2025 by MANIPA

Banana Yoshimoto: Il Cuore Leone nella Letteratura Contemporanea

Banana Yoshimoto

Banana Yoshimoto, al secolo Mahoko Yoshimoto, è una delle voci più celebri della narrativa giapponese contemporanea. Nata il 24 luglio 1964, sotto il segno del Leone, incarna nelle sue opere molte delle caratteristiche tipiche di questo segno: forza interiore, passione, luminosità e una ricerca costante dell’individualità e della vitalità anche nei momenti più bui.

Il Leone tra le righe: la personalità nei romanzi

Il Leone è noto per il suo spirito indomito, la creatività e il bisogno di autenticità emotiva. Nelle opere di Banana Yoshimoto, queste qualità emergono chiaramente attraverso protagonisti che lottano con dolori profondi ma trovano la forza di rialzarsi, illuminati da una luce personale che non si spegne mai, anche nelle situazioni più drammatiche. La narrativa di Yoshimoto è spesso intrisa di una dolce malinconia, bilanciata sempre dalla voglia di rinascere tipica del Leone.

Analisi delle opere presenti nella biblioteca Manipa

Kitchen

Kitchen di Banana Yoshimoto

Il romanzo che ha lanciato la sua carriera internazionale, “Kitchen”, racconta la storia di Mikage, una giovane donna alle prese con la perdita ma anche con nuove forme di famiglia e calore umano. La luminosità del Leone si riflette nella capacità della protagonista di trovare conforto anche nei piccoli gesti quotidiani e in una cucina che diventa rifugio e simbolo di nuova vita.

Amrita

Amrito di Banana Yoshimoto

“Amrita” affronta temi di trauma e guarigione attraverso una narrazione intensa e onirica. Qui la protagonista, dopo un grave incidente, intraprende un viaggio intimo di rinascita e consapevolezza. Come un vero Leone, la sua ricerca di vitalità e una nuova identità si manifesta nella determinazione con cui affronta il dolore, trovando nei rapporti familiari e nell’accettazione di sé la chiave per ricominciare.

High&dry Primo amore

High and Dry di Banana Yoshimoto

“High&dry Primo amore” offre il ritratto della giovinezza e del primo amore con toni delicati ma decisi. Il coraggio di lasciarsi andare ai sentimenti, tipico del Leone, si ritrova nella voce della protagonista, che affronta il cambiamento con sincerità e una vena di malinconia luminosa.

Il coperchio del mare

Questo romanzo esplora la rigenerazione dopo una catastrofe naturale attraverso la storia di due giovani donne in una città di mare. Ancora una volta, la resilienza dei personaggi, la voglia di ricominciare e di trovare speranza anche su macerie emotive, sono elementi profondamente “leonini”.

Il corpo sa tutto

In questa raccolta di racconti Yoshimoto celebra la consapevolezza del corpo e delle emozioni. La scrittrice sottolinea la forza intuitiva e la connessione tra mente e fisico, incarnando l’assertività e la presenza tipiche del Leone.

Il dolce domani

“Il dolce domani” affronta la perdita e la rinascita con uno stile intimo e poetico. La protagonista trova la forza di guardare al futuro e di aprirsi a nuove possibilità, una qualità che riflette la speranza e la determinazione leonina.

Le strane storie di Fukiage e Lo spirito bambino: le strane storie di Fukiage 3

Questa serie mostra il lato più misterioso e surreale di Yoshimoto. Le storie di Fukiage sono popolate da apparizioni, spiriti e atmosfere sospese, ma sempre con un filo di dolcezza e un desiderio di illuminare l’oscurità, esattamente come il Leone porta luce nei momenti grigi.

Conclusione

Banana Yoshimoto ha saputo trasporre nelle sue pagine la forza luminosa del Leone, offrendo ai lettori mondi in cui la sofferenza si intreccia con la speranza e la capacità di rinascita. Le sue opere sono storie di coraggio emotivo, accettazione e ricerca della felicità anche nei luoghi più inaspettati.

Buon Compleanno a Nikolaj Cernyševskij

Posted on 23 Luglio 202523 Luglio 2025 by MANIPA

Buon Compleanno a Nikolaj Cernyševskij

Nikolaj Cernysevskij

Oggi celebriamo l’anniversario della nascita di Nikolaj Gavrilovič Cernyševskij (1828-1889), filosofo, scrittore e pensatore rivoluzionario il cui impatto sulla cultura russa e sull’Europa fu profondo e duraturo. Tra le sue opere, spicca il romanzo più celebre, “Che fare?” (Chto delat’?, pubblicato nel 1863), spesso considerato una vera pietra miliare nella storia della letteratura e del pensiero sociale.

“Che fare?”: il romanzo che cambiò la Russia

Che fare di Nikolaj Cernysevskij

“Che fare?” non fu solo un romanzo, ma un vero e proprio manifesto politico e sociale. Scritto durante la prigionia nella fortezza di Pietro e Paolo, l’opera divenne rapidamente un testo di riferimento per le giovani generazioni russe, ispirando intellettuali e rivoluzionari del calibro di Lenin, che ne riconobbe l’influenza sulla propria formazione ideologica.

Il romanzo racconta la storia di Vera Pavlovna, una giovane donna decisa a emanciparsi dalle costrizioni della società patriarcale ottocentesca. Attraverso la sua lotta per la libertà personale, il diritto all’istruzione e all’indipendenza economica, Cernyševskij propone una visione profondamente sovversiva rispetto ai ruoli tradizionali della donna.

Una rivoluzione per la condizione femminile

La portata rivoluzionaria di “Che fare?” riguardo alla condizione femminile si manifesta in vari aspetti:

  • L’emancipazione attraverso il lavoro: Vera fonda una cooperativa femminile, suggerendo l’idea che il lavoro collettivo possa diventare uno strumento di emancipazione e indipendenza per le donne.
  • Contestazione del matrimonio tradizionale: Cernyševskij immagina relazioni basate sull’uguaglianza, il rispetto reciproco e la libertà di scelta, rompendo apertamente con la struttura familiare patriarcale dell’epoca.
  • Rivendicazione dell’auto-realizzazione: Le protagoniste femminili di Cernyševskij sono mobili, istruite, capaci di sognare un futuro migliore e di lottare attivamente per la propria autonomia.

Questi temi furono rivoluzionari per la Russia del XIX secolo e contribuirono a creare le basi ideologiche del femminismo russo. Il personaggio di Vera Pavlovna, in particolare, divenne un modello di donna emancipata e consapevole dei propri diritti.

L’eredità di Cernyševskij

Oggi, Nikolaj Cernyševskij è celebrato non solo per il suo contributo letterario, ma anche per il suo coraggio nell’affrontare i limiti posti dalla società del suo tempo. Il suo pensiero rimane ancora attuale, fonte di ispirazione per chi crede nel progresso sociale, nella giustizia e nella parità di genere.

“La felicità degli altri è la propria felicità.”

— N.G. Cernyševskij

Nel giorno del suo compleanno, ricordiamo uno scrittore che fece della parola uno strumento di trasformazione e di sogno per un futuro più giusto e libero per tutte e per tutti.

Cristina Campo

Cristina Campo: la poetessa dell’inesprimibile

Posted on 28 Aprile 20258 Ottobre 2026 by MANIPA

Cristina Campo: la poetessa dell’inesprimibile… oggi è il suo compleanno!
Cristina Campo, pseudonimo di Vittoria Maria Angelica Marcella Cristina Guerrini, nacque a Bologna il 29 aprile 1923, figlia unica del compositore Guido Guerrini e di Emilia Putti, appartenente a una famiglia di spicco della borghesia bolognese. La sua vita, segnata fin dall’infanzia da una grave malformazione cardiaca, fu caratterizzata da isolamento, autodidattismo e una precoce inclinazione alla letteratura e alla spiritualità.

Cristina Campo: un’esistenza appartata e rigorosa

A causa della salute fragile, Cristina Campo non poté seguire regolari studi scolastici e trascorse gran parte della giovinezza tra Bologna, Parma e Firenze, città quest’ultima che fu determinante per la sua formazione culturale. Qui, immersa nell’ambiente intellettuale fiorentino, strinse amicizie fondamentali, tra cui quella con il germanista Leone Traverso e conobbe personalità come Mario Luzi e Gianfranco Draghi. Campo visse sempre ai margini dei circoli letterari, rifuggendo il protagonismo e scegliendo spesso di firmare i suoi scritti con pseudonimi diversi, tra cui quello definitivo di Cristina Campo adottato intorno ai trent’anni.

La scrittura come ricerca di perfezione.

Cristina Campo pubblicò poco in vita, ma ogni sua opera si caratterizza per una tensione estrema verso la perfezione stilistica e la profondità del significato. Il suo primo libro, Passo d’addio (1956), raccoglie undici poesie e rappresenta l’unica raccolta poetica pubblicata mentre era in vita. La sua produzione comprende raffinati saggi, poesie e soprattutto traduzioni, attività che la vide impegnata su autori come Katherine Mansfield, Virginia Woolf, John Donne, William Carlos Williams, Hugo von Hofmannsthal e Simone Weil, quest’ultima figura centrale nella sua formazione spirituale e intellettuale.

L’ascetismo letterario e la figura degli “imperdonabili”

Gli imperdonabili cristina campo

Cristina Campo fu definita da Guido Ceronetti “tessitrice d’inesprimibile” e da sé stessa “una che ha scritto poco e avrebbe voluto scrivere ancora meno”. Il suo stile, rigoroso e rarefatto, rifletteva una visione ascetica della scrittura: Campo amava gli autori che chiamava “imperdonabili”, cioè coloro che perseguono la perfezione e la bellezza a costo di rimanere incompresi o isolati. Questo ideale traspare in raccolte come Gli imperdonabili e La tigre assenza, pubblicate postume e oggi considerate tra le vette della letteratura italiana del Novecento.

L’eredità e la riscoperta
Cristina Campo morì a Roma il 10 gennaio 1977, a soli 53 anni, a causa di una crisi cardiaca. Ignorata dalla critica durante la sua vita, la sua opera è stata rivalutata e riscoperta soprattutto a partire dagli anni Ottanta grazie all’editrice Adelphi, che ha raccolto e pubblicato i suoi scritti principali. Oggi Campo è riconosciuta come una delle voci poetiche più alte, originali e misteriose del Novecento italiano: la sua scrittura, intrisa di spiritualità e tensione verso il bello e il vero, continua a esercitare fascino e ispirazione sulle nuove generazioni di lettori e scrittori.

“Ha scritto poco, e le piacerebbe aver scritto meno”.

Cristina Campo si conferma una figura imprescindibile della letteratura italiana, simbolo di un’inesauribile ricerca di perfezione e di una fedeltà assoluta alla propria vocazione poetica.

Link utili e fonti:

https://quantsmagazine.com/2024/03/cristina-campo-limperdonabile/

https://www.doppiozero.com/cristina-campo-una-vita-sotto-falso-nome

https://www.avvenire.it/agora/pagine/la-pianta-di-campo-nata-su-simone-weil

https://www.enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie/cristina-campo

https://www.ibs.it/libri/autori/cristina-campo?filterContributors=Cristina+campo&searchField=Product_type&query=%2bITBOOK&productsPerPage=25&page=1&filterProduct_type_description=Libri&useAsn=True&filterAuthors=Cristina+Campo

Vladimir Nabokov

Posted on 23 Aprile 202523 Aprile 2025 by MANIPA

Vladimir Nabokov: vita e stile di scrittura

Vladimir Nabokov (San Pietroburgo, 1899 – Montreux, 1977) è stato uno degli scrittori più raffinati e innovativi del Novecento, celebre per romanzi come Il dono, Lolita, Fuoco Pallido e Ada o ardore, oltre che per la sua produzione in lingua russa e per l’attività di entomologo.

Vladimir Nabokov

Vita e formazione

Nato in una famiglia aristocratica russa, Nabokov crebbe in un ambiente poliglotta, imparando fin da piccolo russo, inglese e francese. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, la famiglia fu costretta all’esilio, prima in Crimea, poi in Europa occidentale. Nabokov si laureò a Cambridge in lingue slave e romanze, visse tra Berlino e Parigi, e pubblicò i primi romanzi in russo con lo pseudonimo di Vladimir Sirin, divenendo una figura di spicco tra gli emigrati russi.

Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti, dove ottenne la cittadinanza e insegnò letteratura russa alla Cornell University. Negli ultimi anni si stabilì in Svizzera, a Montreux, dove si dedicò sia alla scrittura che alle sue ricerche entomologiche.

Stile di scrittura di Vladimir Nabokov

Originalità e perfezione formale
Nabokov è noto per uno stile letterario estremamente curato, giocoso e sofisticato. La sua scrittura si distingue per la ricchezza lessicale, l’ironia sottile, il gusto per il dettaglio e la costruzione minuziosa delle frasi. Ogni opera, secondo Nabokov, è un mondo a sé, autonomo e perfetto, e non va giudicata in base a criteri storici o ideologici, ma solo per il suo valore estetico e sensoriale.

Il valore dell’estetica e del dettaglio
Per Nabokov, la letteratura deve suscitare un “brivido lungo la spina dorsale”, un’emozione estetica che nasce dalla percezione sensoriale e dalla memoria. Era contrario alle letture puramente realistiche o ideologiche: per lui, la realtà del romanzo è quella della finzione, costruita con precisione artigianale e attenzione quasi ossessiva ai dettagli e ai giochi di specchi narrativi.

Tecnica e struttura
Nabokov scriveva spesso i suoi romanzi su schede, componendo la narrazione come un puzzle, non in ordine cronologico ma per frammenti, che poi venivano assemblati con cura. Questo metodo riflette la sua visione della scrittura come un gioco strategico, pieno di rimandi interni, false piste, mise en abyme e ironia. Il suo stile è stato definito “basato interamente sullo stile”, capace di trasformare anche i temi più scabrosi in raffinati giochi linguistici, come avviene in Lolita.

Lingua e immagini
Nabokov era sinestesico: associava colori a lettere e suoni, e pensava per immagini più che per parole. Questo si riflette nella sua prosa visiva e nella capacità di evocare atmosfere e sensazioni con precisione pittorica.

Intertestualità e giochi letterari
I suoi romanzi sono ricchi di allusioni, citazioni e giochi di parole, spesso con riferimenti nascosti alla propria biografia o ad altri autori. Nabokov amava inserire nei suoi testi enigmi, nomi parlanti e alter ego letterari, come il celebre Vivian Darkbloom (anagramma di Vladimir Nabokov).

Conclusione

Scrittore “doppio”, esule e poliglotta, Nabokov ha saputo fondere la tradizione russa con quella europea e americana, dando vita a una delle opere più originali e influenti del secolo scorso. Il suo stile, ironico, raffinato e virtuosistico, continua a incantare e a sfidare i lettori di tutto il mondo.

Guido Carpi su Vladimir Nabokov
Il ruolo di Nabokov nella letteratura russa secondo Guido Carpi

Guido Carpi, professore ordinario di Letteratura russa presso l’Università di Napoli L’Orientale, ha dedicato numerose lezioni e interventi al ruolo di Vladimir Nabokov nella letteratura russa del Novecento. Nei suoi corsi e pubblicazioni, Carpi sottolinea come Nabokov rappresenti una figura centrale della cultura dell’emigrazione russa, affermandosi come uno dei principali prosatori russi degli anni Venti insieme ad Andrej Platonov, ma in un contesto totalmente diverso: Nabokov opera infatti in esilio, lontano dalla Russia sovietica.

Vladimir Nabokov e la critica letteraria: soggettivismo e arte “pura”

Carpi evidenzia il carattere profondamente soggettivo della critica letteraria di Nabokov. Secondo Carpi, Nabokov è uno scrittore eccezionale e un brillante saggista, ma nei suoi giudizi letterari adotta un compiaciuto soggettivismo, senza farne mistero. Un esempio emblematico è la sua posizione nei confronti di Dostoevskij, che Nabokov criticava per il suo misticismo e per l’approccio predicatorio alla letteratura. Nabokov, infatti, sosteneva che l’arte dovesse essere autonoma, priva di compiti extraletterari o ideologici—a differenza di Dostoevskij, che invece vedeva nella letteratura uno strumento di impegno religioso e sociale.

Carpi mette in guardia dall’utilizzare i saggi di Nabokov come introduzione alla letteratura russa per gli studenti, perché, pur essendo affascinanti, rischiano di offrire una visione distorta della disciplina storico-letteraria. Fa eccezione solo per il monumentale commento di Nabokov all’”Onegin”, che però rimane anch’esso venato di soggettivismo.

Vladimir Nabokov e la letteratura dell’emigrazione

Nel dialogo con altri studiosi, Carpi inserisce Nabokov tra i principali autori della letteratura russa dell’emigrazione, sottolineando come il suo esordio negli anni Venti rappresenti una delle linee di sviluppo fondamentali della narrativa russa fuori dai confini sovietici. Nabokov viene quindi riconosciuto come una figura di spicco nel panorama internazionale, capace di influenzare profondamente sia la cultura russa che quella occidentale.

Sintesi del pensiero di Carpi su Nabokov

Nabokov è un autore fondamentale della letteratura russa del Novecento, soprattutto nell’ambito dell’emigrazione.

La sua critica letteraria è fortemente soggettiva e orientata verso l’idea dell’arte come valore in sé, avulsa da ogni funzione ideologica o sociale.

Carpi invita a leggere Nabokov con spirito critico, riconoscendone la grandezza ma anche i limiti di prospettiva, soprattutto quando si tratta di introdurre nuovi lettori alla letteratura russa.

Nabokov viene spesso contrapposto a Dostoevskij, di cui criticava il misticismo e l’impegno morale, incarnando così una delle principali linee di frattura nella tradizione letteraria russa.

In conclusione, Carpi, come nel suo stile di critico attento e profondo, offre una lettura articolata di Nabokov, riconoscendone la complessità e il valore, ma anche la necessità di contestualizzarne il pensiero all’interno di una più ampia storia della letteratura russa.

Breve descrizione delle opere di Vladimir Nabokov presenti della Biblioteca di Manipa


L’occhio, romanzo di Vladimir Nabokov

Romanzo breve pubblicato nel 1930, ambientato a Berlino tra emigrati russi. Il protagonista tenta il suicidio e, dopo la sua presunta morte, il suo “occhio” osserva la comunità per scoprire come viene percepito il personaggio di Smurov, attorno al quale regnano incertezza e sospetto. Il tema centrale è l’identità, vista come costruzione sociale nelle opinioni degli altri. Solo alla fine si scopre che Smurov è il narratore stesso, in un gioco di specchi tipicamente nabokoviano.

La difesa di Luzin


Considerato il primo capolavoro di Nabokov, racconta il conflitto tra genio e normalità attraverso la vita di Luzin, un giovane prodigio degli scacchi. La trama segue la sua ascesa e caduta, dal talento precoce alla rovina personale, in una narrazione che intreccia ironia e pathos. Il romanzo riflette sulla predestinazione, la volontà e il caso, usando la metafora della partita a scacchi come simbolo della lotta esistenziale.

Lezioni di letteratura di Vladimir Nabokov


Non un libro tradizionale, ma la raccolta delle lezioni che Nabokov tenne alla Cornell University tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta. Nabokov guida gli studenti all’osservazione dei dettagli nei testi letterari, invitandoli a diffidare delle generalizzazioni e a cogliere i “divini particolari” che rendono viva la letteratura. Le lezioni sono ricche di aneddoti e riflessioni sul mestiere dello scrittore.

Lezioni di letteratura russa


Frutto degli anni di insegnamento di Nabokov negli Stati Uniti, questo volume raccoglie le sue lezioni sui grandi autori russi. Nabokov si distingue per l’attenzione ai dettagli apparentemente insignificanti e per la sua opposizione a interpretazioni ideologiche o moralistiche della letteratura. Il suo obiettivo è formare “buoni lettori” capaci di apprezzare la magia delle parole e la felicità che la letteratura può offrire.

Lolita

Romanzo scandalo e capolavoro, racconta la storia dell’amore ossessivo e devastante di Humbert Humbert, un professore europeo di mezza età, per la giovane Dolores Haze, detta Lolita. Il libro esplora il desiderio, la memoria e l’illusione, con uno stile ricco di giochi di parole e invenzioni linguistiche. Lolita è diventato un simbolo letterario, oggetto di dibattito per i temi controversi che affronta, ma anche ammirato per la sua straordinaria scrittura.

Il dono di Vladimir Nabokov

Ultima opera scritta in russo da Nabokov, è considerata la sua opera più densa e ricca. Racconta la storia di Fëdor Godunov-Čerdyncev, giovane scrittore russo emigrato a Berlino, e il suo percorso letterario: dalla poesia alla biografia del padre, fino alla stesura di una monografia su Černyševskij e alla ricerca della “grande Prosa”. Il romanzo è un vero testamento letterario e riflette sul ruolo dell’artista e sulla creazione letteraria. https://www.manipa.it/lolita/

editoriali Manipa

Scrittori del Toro in biblioteca

Posted on 22 Aprile 20258 Ottobre 2026 by MANIPA

Scrittori del Toro: analisi astrologica

scrittori del toro

La relazione tra il segno zodiacale del Toro e la propensione alla scrittura offre un interessante spunto di riflessione sull’influenza delle caratteristiche astrologiche nelle inclinazioni creative. Questo rapporto esplora come le qualità intrinseche del Toro possano manifestarsi nell’espressione scritta, analizzando sia gli aspetti caratteriali che le influenze simboliche e planetarie che guidano questo segno di terra.

Caratteristiche Fondamentali del Segno del Toro

Il Toro è il secondo dei 12 segni zodiacali dell’astrologia occidentale, collocandosi tra Ariete e Gemelli nella ruota zodiacale. Si tratta di un segno fisso di terra, governato dal pianeta Venere, con la Luna in esaltazione e Plutone e Marte in esilio. Il periodo in cui il Sole transita nel segno del Toro va approssimativamente dal 20 aprile al 20 maggio, coincidendo con il pieno sbocciare della primavera nell’emisfero settentrionale.

Le persone nate sotto questo segno si distinguono per qualità ben definite: tenacia, caparbietà, lealtà, pazienza e una marcata tendenza a riflettere attentamente prima di agire. A queste si aggiungono una naturale sensualità, un raffinato gusto estetico e un notevole attaccamento agli aspetti materiali dell’esistenza. I nati sotto il segno del Toro sono generalmente amanti delle arti, della buona cucina e della musica, manifestando un senso del bello particolarmente sviluppato.

Nel contesto delle relazioni interpersonali, il Toro si rivela estremamente stabile e fedele. Le sue amicizie e i suoi legami affettivi tendono a durare anni, caratterizzati da un approccio razionale ma profondamente devoto. Tuttavia, quando un Toro decide che qualcosa deve cambiare, la sua determinazione diventa irremovibile: chiude e non torna indietro.

La Simbologia del Toro

La simbologia legata al segno del Toro è ricca e multidimensionale. Come evidenziato nel documento “Il segno del Toro”, quando il Sole entra in questo segno, la primavera raggiunge il suo apice: gli alberi sono carichi di foglie, i fiori in piena fioritura e la natura manifesta tutta la sua generosità. Questo periodo corrisponde tradizionalmente all’aratura, spesso realizzata con l’ausilio dei buoi, preparando il terreno fertile per la semina.

È interessante notare come nella mitologia e nella rappresentazione astrologica, il Toro sia associato più alla figura femminile della vacca che al toro maschio, simboleggiando la natura che, come una madre, genera vita. Non a caso, il segno è governato da Venere (l’antica Afrodite) ed è il segno di esaltazione della Luna (Artemide), entrambe divinità femminili.

Il Toro e la Predisposizione alla Scrittura

Analizzando la relazione tra il segno del Toro e l’inclinazione alla scrittura, emerge un quadro interessante. Secondo l’analisi presente in “Scrittura e astrologia – i segni di terra”, quando una persona appartenente a un segno di terra come il Toro mostra una propensione per la scrittura, spesso nel suo tema natale si trovano aspetti astrologici significativi che coinvolgono i segni d’aria (associati alla propensione intellettuale e artistica), i segni d’acqua (legati alla tendenza all’introspezione), oppure le case astrologiche III e IX.

Le persone dominate dall’elemento terra tendenzialmente scelgono percorsi professionali e creativi diversi dalla scrittura, il che spiega perché gli scrittori appartenenti al segno del Toro non siano particolarmente numerosi. Tuttavia, quelli che emergono in questo campo vengono descritti come “molto interessanti”, suggerendo che quando un Toro si dedica alla scrittura, le sue opere si distinguono per caratteristiche peculiari e di valore.

Caratteristiche della Scrittura nel Toro

Le qualità intrinseche del Toro possono influenzare significativamente il suo approccio alla scrittura:

  1. Concretezza e materialità: Essendo un segno di terra, il Toro tende a privilegiare contenuti concreti, descrizioni dettagliate e temi legati al mondo materiale e sensoriale.
  2. Pazienza e meticolosità: La proverbiale pazienza del Toro si riflette in una scrittura accurata, ben ponderata e rifinita con cura.
  3. Senso estetico: Governato da Venere, il Toro ha una naturale inclinazione per la bellezza, che può tradursi in una scrittura esteticamente piacevole, armoniosa nella forma e nello stile.
  4. Stabilità e continuità: La tendenza alla costanza e alla perseveranza può favorire una produzione letteraria coerente nel tempo e fedele a determinati temi o stili.
  5. Profondità nascosta: Come suggerito dal simbolismo della Papessa dei Tarocchi associata al Toro, la scrittura di questo segno può nascondere significati profondi sotto una superficie apparentemente semplice.

Scrittori del Toro: l’importanza di Venere

L’influenza di Venere, pianeta governatore del Toro, è particolarmente significativa nell’analisi del rapporto tra questo segno e l’attività scrittoria. Venere dona al Toro “un profondo desiderio di godersi la vita, una naturale eleganza e un’indole socievole”, qualità che possono riflettersi in una scrittura che valorizza il piacere, la bellezza formale e la capacità di connessione emotiva con il lettore.

La presenza di Giove in esaltazione nel segno del Toro, che “espande la propria simbologia di abbondanza e ottimismo”, può inoltre arricchire la scrittura con una dimensione di generosità espressiva e apertura verso tematiche ampie e significative.

Conclusioni

Sebbene il Toro non sia tradizionalmente considerato uno dei segni zodiacali più inclini alla scrittura, la sua natura complessa offre interessanti potenzialità espressive quando si manifesta in questo campo. Le caratteristiche di pazienza, determinazione, sensualità e apprezzamento per la bellezza tipiche del Toro possono tradursi in una scrittura distintiva, caratterizzata da concretezza, attenzione ai dettagli sensoriali, armonia formale e una profondità che si rivela gradualmente.

Gli scrittori del segno del Toro potrebbero eccellere particolarmente in generi letterari che valorizzano la descrizione accurata, la costruzione paziente di ambientazioni e personaggi, e l’esplorazione di temi legati alla natura, alla materialità e ai piaceri sensoriali. La loro tendenza alla stabilità li rende inoltre potenzialmente capaci di sostenere progetti di scrittura a lungo termine, con la determinazione necessaria per portarli a compimento con risultati di qualità.

In definitiva, quando un Toro si dedica alla scrittura, le sue caratteristiche astrologiche possono contribuire a creare opere che, come il segno stesso, combinano solidità terrena e raffinatezza venusiana in un’espressione creativa di notevole valore.

Letture consigliate e fonti:

Morpurgo, Lisa Lezioni di astrologia. 3, La natura dei segni Astrologia 409 TEA

Carmignani, Umberto, Bongiovanni Simone Astrologia archetipica Sincronicità, archetipi e viaggio dell’eroe, tema natale, counseling astrologico Astrologia 884 Macro Edizioni

Rudhyar, Dane L’astrologia della personalità Alla luce della psicologia del profondo e della filosofia olistica Astrologia 391 Astrolabio

Sicuteri, Roberto Astrologia e mito simboli e miti dello zodiaco nella psicologia del profondo Astrologia 198 Astrolabio

https://appuntiamargine.blogspot.com/2016/03/scrittura-e-astrologia-introduzione.html https://www.stregainbiblioteca.it/opinionista/2-sotto-il-segno-della-strega-a-ogni-segno-un-libro/

Scrittori nati sotto il segno del Toro

Nella biblioteca Manipa abbiamo individuato questi scrittori del Toro:

Piero Calamandrei (21/4/1889)
Giurista e politico, fondatore del Partito d’Azione, accademico di diritto processuale civile.

Madame de Staël (22/4/1766)
Scrittrice francese, figura chiave del Romanticismo, nota per De l’Allemagne e i salotti culturali.

Vladimir Nabokov (22/4/1899)
Autore russo-americano di Lolita, maestro della narrativa postmoderna in russo e inglese.

Louise Glück (22/4/1943)
Premio Nobel 2020 per la poesia “per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezzarende universale l’esistenza dell’individuo“. Autrice di Iris selvatico edito da Il Saggiatore, come pure Marigold e Rose. Una storia e altri undici libri di poesie e due libri di saggi.

Chiara Gamberale (27/4/1977)
Scrittrice e conduttrice italiana, autrice di La zona cieca e ideatrice di festival letterari.

Cristina Campo (29/4/1923)
Poetessa e traduttrice italiana, autrice di Passo d’addio, legata a Elémire Zolla. In Biblioteca Manipa sono presenti: La tigre assenza e Gli imperdonabili ambedue editi da Adelphi.

Yasmina Reza (1/5/1959)
Drammaturga francese, premio Molière per Art, tradotta in più di trenta lingue.

Paola Caridi (2/5/1961)
Giornalista e scrittrice italiana, esperta di Medio Oriente, autrice di Hamas.

Amos Oz (4/5/1939)
Scrittore israeliano, sostenitore della soluzione a due Stati, autore di Una storia di amore e di tenebra.

Roberto Burgos Cantor (4/5/1948)
Scrittore colombiano, premio Casa de las Américas per La ceiba de la memoria.

Alan Bennett (9/5/1934)
Drammaturgo britannico, autore di The History Boys e Talking Heads.

Goliarda Sapienza (10/5/1924)
Scrittrice e attrice italiana, autrice del postumo L’arte della gioia, riscoperta negli anni 2000.

Camilo José Cela (11/5/1916)
Premio Nobel 1989, autore di La famiglia di Pascual Duarte e La colmena.

Arthur Schnitzler (15/5/1862)
Drammaturgo austriaco, pioniere del monologo interiore in La signorina Else.

Mihail Bulgakov (15/5/1891)
Autore russo di Il Maestro e Margherita, censurato durante il regime staliniano.

Lisa Morpurgo (19/5/1923)
Astrologa e scrittrice italiana, rivoluzionò l’astrologia con approccio scientifico.

Jodi Picoult (19/5/1966)
Scrittrice americana, nota per romanzi su dilemmi etici come My Sister’s Keeper.

Sigrid Undset (20/5/1882)
Premio Nobel 1928 per Kristin figlia di Lavrans, romanzi storici medievali.

Ettore Lo Gatto (20/5/1890)
Slavista italiano, traduttore e studioso di letteratura russa.

Paola Masino (20/5/1908)
Scrittrice italiana, autrice femminista di Monte Ignoso e compagna di Bontempelli.

Pagina in costante aggiornamento

Le luci della terra di Gina Berriault

Posted on 13 Febbraio 20258 Ottobre 2026 by MANIPA
Gina Berriault

Gina Berriault è una delle grandi maestre del racconto americano del Novecento, capace di dare voce a vite marginali, soprattutto femminili, con una prosa nitida e compassionevole. Nata a Long Beach, in California, il 1 gennaio 1926 e morta a Greenbrae, sempre in California, il 15 luglio 1999, ha attraversato oltre quarant’anni di narrativa restando volutamente lontana dai riflettori.​

Breve biografia di Gina Berriault alias Arline Shanding

  • Berriault nasce con il nome di Arline Shandling da genitori ebrei emigrati dalla Lettonia e dalla Lituania, il padre è scrittore ed editor di riviste di settore e incoraggia precocemente la sua vocazione letteraria.​
  • Dopo la morte del padre, quando è ancora adolescente, è costretta a lavorare al suo posto per sostenere la famiglia e alterna per anni la scrittura a lavori saltuari come cameriera e commessa, prima di insegnare scrittura creativa alla San Francisco State University.​
  • Vive a lungo nella Bay Area, pubblica quattro romanzi e tre raccolte di racconti e trova un riconoscimento pieno solo in tarda età, quando la critica americana comincia a considerarla una delle voci più raffinate del racconto contemporaneo.​
Gina Berriault per piccola biblioteca Manipa

Donne nei loro letti

  • Donne nei loro letti (Women in Their Beds, 1996) è la sua raccolta finale di racconti, il libro che la consacra definitivamente e con cui vince il National Book Critics Circle Award e il PEN/Faulkner Award for Fiction.​
  • Sono trentacinque storie che intrecciano soggettività femminili, solitudini urbane, corpi vulnerabili e desideri inascoltati, con una lingua precisa, allusiva, capace di confondere i confini fra sé e gli altri, realtà e sogno.​
  • Nel racconto che dà il titolo alla raccolta, ambientato nella San Francisco di fine anni Sessanta, una giovane attrice che lavora come assistente sociale in un ospedale si ribella al proprio ruolo di ingranaggio burocratico e riconosce nella sorte delle pazienti una condizione condivisa: le donne sono “inseparabili dai loro letti”, cioè dalle strutture (sociali, affettive, materiali) che le tengono immobili.​

Le luci della terra

  • Le luci della terra (The Lights of Earth) è un breve romanzo che segue Ilona Lewis, scrittrice di San Francisco che affronta la fine di un amore e, insieme, un più vasto senso di perdita, legato anche al rapporto con il fratello.​
  • La trama intreccia vita sentimentale e legami familiari per mettere a fuoco una coscienza ferita: ciò che sembra il semplice abbandono da parte di un uomo rivela in realtà una frattura più profonda nel modo di stare al mondo.​
  • In questo libro Berriault illumina con delicatezza le “luci” del titolo: piccoli bagliori terrestri – amicizie, gesti di cura, sguardi sulla città – che non cancellano il dolore ma lo rendono dicibile.​

Piaceri rubati

  • Piaceri rubati (dall’originale The Infinite Passion of Expectation) raccoglie racconti in cui il tema centrale è quello del desiderio inappagato: piccole felicità colte di nascosto, momenti di intimità o trasgressione che non diventano mai davvero possesso.​
  • Le protagoniste (spesso donne comuni, talvolta adolescenti) vivono esperienze in bilico tra rivelazione e ferita: un incontro a una festa, un gesto di gentilezza, un’attrazione improvvisa hanno il sapore di qualcosa che viene preso in prestito al mondo e che il mondo, poco dopo, si riprende.​
  • La “passione infinita dell’aspettativa” evocata dal titolo originale è il movimento interiore che attraversa questi racconti: un’attesa ostinata di senso e di amore, anche quando la realtà offre solo scarti, omissioni, silenzi.​

Perché leggerla oggi

  • Nelle sue pagine la marginalità non è mai pietismo ma sguardo etico: Berriault osserva i suoi personaggi da vicino, senza giudicarli, e restituisce il loro bisogno di dignità con una prosa asciutta, quasi pudica.​
  • Donne nei loro letti, Le luci della terra e Piaceri rubati dialogano tra loro come variazioni su un unico nucleo tematico: la vita interiore delle donne, il peso dei legami e il tentativo di restare fedeli a sé stesse dentro un mondo che spesso le tradisce.
Le luci della terra di Gina Berriault

“Risalirono le dune di sabbia, Claud per primo, e quando giunsero in cima si fermò. Il motel verde faceva scintillare un milione di promesse di bellezza ed estasi contro il cielo nuvoloso. Non era necessario un tramonto infuocato.”

Gina Berriault

Traduttore: Francesca Cosi, Alessandra Repossi

Editore: Mattioli 1885

Pagine: 128 p. EAN: 9788862619288

Io l’ho comprato qui

Nostalgia di casa di George Moore

Posted on 13 Febbraio 202511 Marzo 2025 by MANIPA
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Nostalgia di casa racchiude sette fra i più importanti racconti della narrativa breve di George Moore. In essa trova massima, eppur garbata, espressione la contraddizione fra il profondo amore per il proprio paese e la voglia di abbandonarlo. Un inno di amore e un grido d’accusa insieme. L’Irlanda rurale di fine Ottocento era un luogo duro in cui essere giovani e muovere i primi passi nel mondo adulto. Fortemente cattolica, povera, lontana dai grandi centri urbani della cultura e del divertimento. I racconti della presente raccolta parlano di queste nuove generazioni di giovani che a cavallo tra Ottocento e Novecento si sono trovati di fronte a un grande bivio: restare in Irlanda, tra gli affetti e i luoghi natii, condannandosi però a una vita di fatica e di povertà, oppure fuggire e tentare la fortuna negli Stati Uniti. Una vita nuova all’insegna della libertà ma che li avrebbe condannati a una perenne nostalgia di casa.

nostalgia-di-casa.jpg

Autore: George Moore – Curatore: Silvia Lumaca

George Moore (1852-1933) è stato un importante scrittore irlandese. Figlio di un prominente politico membro del Parlamento inglese, da giovanissimo si trasferì a Parigi e vi conobbe la Bohème del tempo: divenne amico di Émile Zola con cui voleva rifondare il naturalismo, di Turgenev, Baudelaire, Mallarmé, e dei pittori Manet, Monet, Pissarro, Degas, Renoir. Quando rientrò a Londra e poi in Irlanda, frequentò abitualmente Oscar Wilde e William Butler Yeats con cui teorizzò la rinascita della letteratura gaelica irlandese. Fu critico letterario, critico d’arte (portò per primo l’impressionismo in Irlanda), tragediografo, critico teatrale. Inaugurò la corrente naturalista irlandese con capolavori seminali quali Esther Waters, The Lake e i racconti della presente raccolta.

Editore: Mattioli 1885 Anno edizione: 2020 – Pagine 160 – EAN: 9788862617314

Io l’ho acquistato qui

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Shirley Jackson – scrittori del Sagittario

Lizzie (Shirley Jackson)

Posted on 14 Dicembre 202422 Ottobre 2026 by MANIPA

«Quella giovane donna, anonima e ottusa, che ogni mattina si reca in ufficio per vidimare le lettere in arrivo al museo dove lavora, neanche ci pensa a entrare in contatto con la propria vita interiore. In compenso, avverte un persistente mal di schiena, continue emicranie e vertigini, oltre a soffrire d’insonnia: i primi sintomi di quel vero e proprio abisso mentale in cui sta per precipitare …

Lizzie (Shirley Jackson)

Shirley Jackson è abilissima a mettere in scena questo terrificante teatro dell’anima, con le diverse personalità che entrano ed escono di scena, prendendo via via il controllo del corpo». (Franco Marcoaldi)

AUTRICE: Shirley Jackson

PRIMA PUBBLICAZIONE: 1954

CASA EDITRICE: Adelphi

PAGINE: 316

ISBN: 9788845933189

Shirley Jackson – scrittori del Sagittario

L’incubo di Hill House (Shirley Jackson)

Posted on 14 Dicembre 202422 Ottobre 2026 by MANIPA

Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro.

A tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo fornisce una risposta. Non è infatti la fragile e indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, prolungando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague. È la Casa – con le sue torrette buie, le sue porte che sembrano aprirsi da sole – a scegliere, per sempre, Eleanor Vance.

«In questo autentico classico del genere gotico, Eleanor Vance, giovane e tormentata donna che non ricorda di essere mai stata felice in tutta la sua vita, viene assoldata dal sinistro professor Montague, aspirante cacciatore di fantasmi, per un soggiorno sperimentale a Hill House … Giunta a destinazione, Eleanor si trova davanti una casa “che sembrava aver preso forma da sola, assemblandosi in quel suo possente schema indipendentemente dai muratori”; un edificio che “drizzava la testa imponente contro il cielo senza concessioni all’umanità”; una costruzione immune da ogni esorcismo: “un luogo non adatto agli uomini, né all’amore, né alla speranza”; una casa che si rifiuta di essere una dimora accogliente così come Eleanor vorrebbe sfuggire a un sistema di vita che le ha portato soltanto infelicità». TOMMASO PINCIO

AUTRICE: Shirley Jackson

PRIMA PUBBLICAZIONE: 1959

CASA EDITRICE: Adelphi

PAGINE: 233

ISBN: 9788845930959

Shirley Jackson – scrittori del Sagittario

Abbiamo sempre vissuto nel castello (Shirley Jackson)

Posted on 14 Dicembre 202422 Ottobre 2026 by MANIPA

“A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce”; con questa dedica si apre “L’incendiaria” di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo.

E quando in tanta armonia irrompe l’Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i “brividi silenziosi e cumulativi” che – per usare le parole di un’ammiratrice, Dorothy Parker, abbiamo provato leggendo “La lotteria”.

Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male – un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai ‘cattivi’, ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

“Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance, Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare,. Detesto lavatmi e i cani e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.”

AUTRICE: Shirley Jackson

PRIMA PUBBLICAZIONE: 1962

EDITORE: Adelphi

PAGINE: 182

ISBN: 9788845923661

Shirley Jackson – scrittori del Sagittario

La lotteria (Shirley Jackson)

Posted on 14 Dicembre 202422 Ottobre 2026 by MANIPA

Il racconto di Shirley Jackson intitolato “La lotteria” ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles. Fama non immeritata, giacché la pubblicazione sul “New Yorker” nel 1949, scatenò un pandemonio. Molti lo presero alla lettera, reagendo all’istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. Certe cose non potevano, non dovevano succedere.

Eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell’atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del New England in un luminoso mattino di giugno, come ogni anno da tempo immemore.

Ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l’intensa silloge qui proposta, il lettore scoprirà da sé, in un crescendo di “brividi sommessi e progressivi” – come diceva Dorothy Parker che cosa li rende dei classici del terrore. Secondo un altro illustre ammiratore della Jackson, oltre che maestro del genere, Stephen King, lo sono perché “finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio”.

AUTRICE: Shirley Jackson

CASA EDITRICE: Adelphi

PAGINE: 82

ISBN: 9788845921841

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