La serie Canopus in Argos: Archives (1979–1983) di Doris Lessing è composta da cinque romanzi che abbandonano il realismo sociale dei lavori precedenti per adottare la cornice della “space fiction” — un termine che Lessing preferiva a “science fiction”. In questa pentalogia, il genere sessuale e il potere non sono mai trattati come questioni isolate: diventano invece espressioni di un conflitto cosmico più ampio tra modi di conoscere, governare e relazionarsi con l’universo. Un pacifico matrimonio (The Marriages Between Zones Three, Four and Five, 1980) è il romanzo della serie dove questo tema è più esplicito, ma le sue idee si irradiano — e vengono problematizzate — in ciascuno degli altri quattro volumi.
Continua a leggere “Il matrimonio delle Zone e la visione di genere e potere nella serie Canopus in Argos di Doris Lessing”.Autore: MANIPA
Woolf, Humphreys, Colette e i loro cani
Gli animali nei libri, a volte, sono tutto fuorché “personaggi secondari”. In certi casi diventano una specie di specchio deformante in cui gli umani si rivedono, più sinceri e meno eleganti di come vorrebbero apparire. È quello che succede con il cane aristocratico di Virginia Woolf, con il vizsla inquieto di Helen Humphreys e con il cane e il gatto chiacchieroni di Colette, che parlano, amano, giudicano – e, soprattutto, ci osservano.
Continua a leggere “Woolf, Humphreys, Colette e i loro cani”.Due esili che si parlano
Due esili che si parlano
Kader Abdolah e Irène Némirovsky: la memoria come patria
Ci sono libri che, posati sullo stesso scaffale, sembrano riconoscersi. Il corvo di Kader Abdolah e Come le mosche d’autunno di Irène Némirovsky appartengono a mondi lontani — l’Olanda del Novecento migrante e la Francia che ospita gli ultimi sussurri della nobiltà russa in fuga — eppure, nel silenzio di una biblioteca personale, si parlano.
Continua a leggere “Due esili che si parlano”.La disposizione dei libri: tra ordine e affinità
La disposizione dei libri: tra ordine e affinità

C’è un momento, ogni tanto, in cui chi ama i libri sente il bisogno di rimettere tutto in discussione. Guardare la propria libreria e chiedersi: in che ordine voglio che vivano le mie storie? Non si tratta soltanto di estetica o di funzionalità: dietro ogni criterio c’è una visione del mondo, un modo di intendere il rapporto tra le parole e lo spazio che le custodisce.
Continua a leggere “La disposizione dei libri: tra ordine e affinità”.Scrittori dei Pesci nella Biblioteca Manipa: quando le stelle scrivono storie
C’è qualcosa di magico nel segno dei Pesci. Ultimo segno dello zodiaco, custode di tutte le emozioni accumulate nei segni che lo precedono, il Pesci è il sognatore per eccellenza — quello che guarda il mondo e ne vede almeno tre versioni contemporaneamente. E se c’è un segno che sembra nato per scrivere, è proprio questo. Non è un caso che la Biblioteca Manipa ospiti un numero così impressionante di autori nati sotto questo segno d’acqua.
Continua a leggere “Scrittori dei Pesci nella Biblioteca Manipa: quando le stelle scrivono storie”.Femminile in levare: la leggerezza ironica di Wendy Cope in dialogo con Wisława Szymborska
Da lettrice sono da sempre profondamente legata alla poesia di Wisława Szymborska: il suo sguardo ironico e leggero, capace di far vacillare le certezze partendo dalle cose più semplici, è stato per me una rivelazione e una compagnia costante nel tempo. Quando ho incontrato la poesia di Wendy Cope – alla quale è dedicato l’incontro Poetico alla libreria UBIK di Casalpalocco, sabato 28 febbraio alle 18:00 – ho ritrovato, pur dentro una voce e un immaginario molto diversi, quella stessa scintilla di gioia che provai quando scoprii per la prima volta i testi della Szymborska. La leggerezza e l’ironia di Cope, radicate nella quotidianità, mi hanno fatto sentire di nuovo quella sorpresa grata di fronte a una poesia che sa parlare di noi senza appesantirci, ma anzi aprendo uno spazio di respiro, di riconoscimento e, soprattutto, di sorriso.
Continua a leggere “Femminile in levare: la leggerezza ironica di Wendy Cope in dialogo con Wisława Szymborska”.Una stanza tutta per sé e Paola Masino
Nell’ottobre del 1928 Virginia Woolf fu invitata a tenere due conferenze sul tema Le donne e il romanzo. È l’occasione per elaborare in maniera sistematica le sue molte riflessioni su universo femminile e creatività letteraria. Risultato è questo straordinario saggio, vero e proprio manifesto sulla condizione femminile dalle origini ai giorni nostri, che ripercorre il rapporto donna-scrittura dal punto di vista di una secolare esclusione attraverso la doppia lente del rigore storico e della passione per la letteratura.
Continua a leggere “Una stanza tutta per sé e Paola Masino”.Tre romanzi, una sola stanza: Woolf, De Céspedes e Masino tra casa, scrittura e libertà
Tre donne, tre epoche e tre modi diversi di guardare la stessa gabbia: quella della casa, dei ruoli di genere, delle aspettative sociali. Una stanza tutta per sé, Quaderno proibito e Nascita e morte della massaia dialogano tra loro come tre voci che, da angoli diversi d’Europa, mettono in crisi l’idea di cosa significhi essere “donna per bene”.
Continua a leggere “Tre romanzi, una sola stanza: Woolf, De Céspedes e Masino tra casa, scrittura e libertà”.7 titoli indispensabili per conoscere Irène Némirovsky
Ci sono autrici che riescono a trasformare la vita – anche la più dolorosa – in letteratura pura. Irène Némirovsky è una di queste. Nata a Kiev nel 1903, in una famiglia ebrea dell’alta borghesia, emigrò in Francia dopo la Rivoluzione russa e divenne una delle voci più originali della narrativa del Novecento. Sotto il segno dell’Acquario (nata l’11 febbraio 1903), porta nella scrittura una sensibilità acutissima, indipendente e spesso controcorrente, che le permette di cogliere le sfumature psicologiche e i non detti delle relazioni umane.
Continua a leggere “7 titoli indispensabili per conoscere Irène Némirovsky”.Un cane di nome Ivy
Helen Humphreys in Un cane di nome Ivy racconta cosa significa tornare a vivere – e a scrivere – grazie all’arrivo di un cucciolo testardo, mordicchioso e pieno di energia che le piomba in casa mentre è ancora immersa nel lutto.
Continua a leggere “Un cane di nome Ivy”.Scrittori del Segno dell’Acquario nella Biblioteca Manipa: Visionari e Innovatori della Letteratura
Il segno zodiacale dell’Acquario (21 gennaio – 19 febbraio) è governato da Urano e Saturno, planeti dell’innovazione, della libertà e del cambiamento radicale. Chi nasce sotto questo segno possiede caratteristiche distintive: indipendenza mentale, forte curiosità intellettuale, spirito umanitario, tendenza alla non-conformità e una profonda apertura verso nuove idee e sperimentazioni. Gli Acquario sono visionari che amano sfidare le convenzioni sociali e culturali, cercando costantemente nuove prospettive e soluzioni ai problemi dell’umanità.
La piccola biblioteca personale Manipa custodisce una bella collezione di scrittori nati sotto il segno dell’Acquario, autori le cui opere incarnano perfettamente le qualità tipiche di questo segno zodiacale. Ognuno di questi scrittori ha lasciato un segno indelebile nel panorama letterario mondiale attraverso l’innovazione stilistica, la ribellione contro i canoni tradizionali e una visione originale e spesso visionaria della realtà umana.
Scrittori Acquario: Visionari della Parola
Gli scrittori dell’Acquario nella biblioteca Manipa condividono diverse caratteristiche distintive del loro segno zodiacale:
- Indipendenza intellettuale: Rifiutano di conformarsi alle convenzioni letterarie consolidate
- Sforzo innovativo: Sperimentano nuove forme espressive e linguaggi narrativi
- Umanitarismo: Si impegnano per cause sociali e riflettono sulla condizione umana
- Originalità: Sviluppano voci uniche che trasformano il panorama letterario
I Pionieri dell’Innovazione Letteraria
Viktor Šklovskij (24 gennaio 1893) esemplifica perfettamente la natura visionaria dell’Acquario attraverso le sue teorie sulla “stranificazione” letteraria. Il suo concetto fondamentale di rendere “strano” ciò che è familiare per rinnovare la percezione del lettore rivoluziona il modo di intendere l’arte come procedimento per far vedere il mondo con occhi nuovi. Šklovskij rappresenta l’intellettuale innovatore che sfida le convenzioni critiche e teoriche del suo tempo.
Anche Alessandro Baricco (25 gennaio 1958) incarna la capacità dell’Acquario di anticipare i mutamenti culturali con opere come “The Game”, che analizza la rivoluzione digitale e il passaggio da una cultura basata sul sacrificio a una basata sul gioco e sulla redistribuzione del potere alle masse. La sua scrittura sperimentale unisce riflessione filosofica e narrazione accessibile, rispecchiando la tipica apertura dell’Acquario verso nuovi paradigmi culturali e comunicativi.
Virginia Woolf (25 gennaio 1882) rappresenta forse l’emblema perfetto dell’Acquario letterario: scrittrice, saggista e attivista britannica che ha trasformato radicalmente la narrazione attraverso l’uso innovativo del flusso di coscienza e l’esplorazione della psicologia femminile. Pioniera del modernismo letterario, Woolf ha rivoluzionato il modo in cui la letteratura concepisce il tempo e la coscienza, rompendo con le convenzioni narrative tradizionali e introducendo una nuova visione della realtà mentale nei suoi romanzi.
Le Voce del Cambiamento Sociale e Umanitario
David Grossman (25 gennaio 1954) incarna l’aspetto umanitario e socialmente impegnato dell’Acquario attraverso le sue opere che analizzano le trasformazioni dell’identità israeliana, la deriva autoritaria e l’occupazione dei Territori Palestinesi. Vincente del Premio Israele per la letteratura, Grossman è riconosciuto come una delle voci più profonde e influenti della letteratura contemporanea, con uno stile caratterizzato da immaginazione, profonda saggezza e sensibilità umana.
Toni Morrison (18 febbraio 1931) rappresenta perfettamente l’Acquario che lotta per la giustizia sociale attraverso la letteratura. Pseudonimo di Chloe Anthony Wofford, prima donna nera a vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1993, Morrison ha dedicato la sua opera all’esplorazione dell’esperienza afroamericana e alla denuncia del razzismo e dell’oppressione. La sua scrittura potente e innovativa combina linguaggio lirico e impegno politico, trasformandola in icona letteraria mondiale.
Olga Tokarczuk (29 gennaio 1962) incarna l’aspetto visionario e intellettuale dell’Acquario attraverso il suo “romanzo costellazione”, un genere inedito frammentato che riflette la complessità del mondo contemporaneo. Vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2018, Tokarczuk è nota per la sua immaginazione narrativa enciclopedica che rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita. La sua filosofia, che privilegia il movimento rispetto alla stabilità e il cambiamento rispetto all’immobilità, rispecchia la tipica apertura dell’Acquario verso nuove prospettive e l’evoluzione continua.
Gli Innovatori del Genere e della Forma
James Joyce (2 febbraio 1882) rappresenta forse l’esempio più radicale dell’innovazione acquariana nella letteratura moderna. La sua opera rivoluziona completamente la forma romanzesca attraverso l’uso espressionistico del monologo interiore e la radicale sperimentazione linguistica in opere come “Ulisse” e “Finnegans Wake”. Joyce incarna la capacità dell’Acquario di trascendere le convenzioni culturali stabilite per creare nuovi modelli di espressione artistica.
Colette (28 gennaio 1873) esemplifica la ribellione dell’Acquario contro i vincoli sociali e morali del suo tempo. Scrittrice rivoluzionaria e donna libera, Colette ha sfidato le convenzioni e restrizioni morali della Francia dell’inizio Novecento, contribuendo a rompere tabù femminili già dalla sua prima creazione letteraria, il personaggio di Claudine, dall’ammiccante selvatichezza e spregiudicata sensualità. Pioniera nella rappresentazione delle donne nella letteratura, le sue protagoniste sono forti, sensuali e indipendenti, in un’epoca in cui tali qualità erano raramente attribuite ai personaggi femminili.
Il Manifesto Visionario dell’Acquario Letterario
In conclusione, gli scrittori del segno dell’Acquario presenti nella biblioteca Manipa condividono una caratteristica fondamentale: la visione di una letteratura che non descrive la realtà come statica e immutabile, ma come processo in continua trasformazione. Dalla straniamento percettivo di Šklovskij all’analisi radicale del cambiamento culturale di Baricco, dalla rivoluzione della coscienza di Woolf all’invenzione di nuove forme narrative come il “romanzo costellazione” di Tokarczuk, ogni autore incarnante l’energia dell’Acquario ci invita a vedere il mondo con occhi diversi, a sfidare le convenzioni stabilite e a immaginare possibilità inesplorate.
L’Acquario è il segno di coloro che, come Tokarczuk, credono fermamente che “è sempre meglio ciò che è in movimento rispetto a ciò che sta fermo; che il cambiamento è sempre più nobile della stabilità“. Questa filosofia di fondo trasforma ciascuno di questi scrittori in pioniere letterario, un artista che non si limiti a descrivere il mondo come appare, ma che immagina come potrebbe essere diverso. Attraverso la loro scrittura innovativa, il loro impegno sociale e la loro indipendenza intellettuale costante, gli scrittori Acquario della biblioteca Manipa continuano a ispirarci a trasformare la nostra percezione della realtà e a creare nuovi modelli di espressione artistica.
Etica, politica, comunità
Un’altra linea acquiriana forte è quella etico‑politica: la scrittura come spazio per pensare giustizia, potere, oppressione, costruzione di comunità diverse.
- Toni Morrison, grande Acquario della narrativa contemporanea, usa il romanzo per ridare voce a chi è stato cancellato: comunità nere, donne, memorie traumatiche della schiavitù. L’elemento tipicamente acquiriano è la combinazione fra rigore intellettuale, sperimentazione linguistica e responsabilità collettiva.
- David Grossman fa della letteratura un luogo di interrogazione continua sulla guerra, sull’occupazione, sul lutto e sul dialogo possibile fra nemici. Anche qui, l’Acquario si manifesta come rifiuto delle appartenenze rigide e come ricerca di una comunità futura ancora da inventare.
- Simone Weil porta all’estremo il lato ascetico del segno: filosofia, mistica, impegno politico sono attraversati dall’idea che il pensiero debba farsi servizio e attenzione assoluta all’altro. Nella sua prosa scabra ma densissima si riconosce un Acquario radicale, per cui la coerenza etica vale più della biografia stessa.
- Buber pensa la relazione “Io-Tu” come luogo in cui l’umano si apre al divino e all’altro in modo non strumentale: è l’Acquario che rifiuta le strutture gerarchiche e cerca modelli di comunità basati sul dialogo e sulla reciprocità.
In questi autori la scrittura non è solo rappresentazione ma esercizio di responsabilità: i libri diventano esperimenti collettivi, spazi dove provare forme di convivenza nuove, spesso utopiche, tipicamente acquiriane.
Margini, città, spostamenti
Molti degli Acquario sono narratori di periferie, città, migrazioni, vite spostate: il segno ama i margini, i passaggi, i non‑luoghi.
- Simenon, pur non essendo un autore “militante” in senso stretto, fotografa con lucidità quasi clinica le solitudini, le derive, le vite minori. Il suo sguardo è distaccato eppure compassionevole, molto in linea con l’Acquario: osservare da lontano per capire meglio gli ingranaggi sociali.
- Starnone e Pennacchi raccontano periferie, mondi operai, trasformazioni urbane: l’Acquario qui si riconosce nella capacità di far parlare chi di solito resta fuori scena, di trasformare il quartiere in laboratorio di linguaggi e conflitti.
- Auster è lo scrittore delle coincidenze, delle identità mobili, delle città‑labirinto: tipicamente acquiriano è il modo in cui intreccia casualità e necessità, destino e scelta, come se l’esistenza fosse un grande esperimento narrativo aperto.
- Ozpetek porta sullo schermo (e nelle storie) famiglie scelte più che famiglie biologiche, case che diventano comunità fluide, corpi e identità in transito: è il lato Acquario che difende il diritto a forme di vita non standard, affettive e sociali.
Qui la cifra comune è lo spostamento: geografico, sociale, identitario. L’Acquario non sta al centro, preferisce i bordi da cui vedere meglio la mappa intera, ed è proprio da lì che questi autori raccontano.
Visioni, simboli, utopie
Infine, in diversi autori-acquario della biblioteca appare una immaginazione visionaria, simbolica, a tratti esoterica.
- Zamjatin, con la distopia di “Noi”, e Mo Yan, con il realismo magico innervato di storia e politica, mostrano un Acquario che usa il fantastico per criticare il presente e immaginare mondi alternativi. La distanza dell’utopia/distopia serve a vedere meglio le strutture del potere.
- Jodorowsky incarna l’Acquario sincretico e iniziatico: fumetto, cinema, tarocchi, psicomagia, tutto diventa linguaggio per esplorare possibilità di trasformazione interiore e collettiva.
- Colette e Keun portano lo sguardo acquiriano sul femminile: ironico, indipendente, allergico ai ruoli prescritti. Nei loro testi, il corpo, il desiderio, la città diventano spazi di libertà negoziata, mai del tutto concessa.
- Ungaretti, con la sua concentrazione estrema della parola e la biografia da “uomo di frontiera” (fra lingue, paesi, guerre), fa pensare a un Acquario che cerca una lingua essenziale per dire l’indicibile del Novecento.
- Arminio e Citati mostrano un’altra faccia del segno: la capacità di connettere paesaggi interiori e collettivi, paesi dell’anima e mappe culturali, con uno sguardo insieme analitico e poetico.
In tutti questi autori, il filo dell’Acquario è la fiducia che un’altra forma di mondo sia possibile – e che sia compito della scrittura intravederla per prima, magari da lontanissimo, come una costellazione che ancora non ha un nome.
Simone de Beauvoir e il femminile
Simone de Beauvoir smonta l’idea che essere donna sia un destino naturale: in Il secondo sesso e negli scritti raccolti in La femminilità, una trappola mostra come il “femminile” sia una costruzione sociale che imprigiona, e insieme invita le donne a diventare soggetti liberi.

Simone de Beauvoir oggi
- Filosofa esistenzialista e militante femminista, de Beauvoir lega sempre teoria e vita: la libertà non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana, soprattutto per le donne.
- La sua celebre formula «Donna non si nasce, lo si diventa» riassume l’idea che nessuna “essenza femminile” ci precede: sono educazione, ruoli, sguardo degli altri a fabbricare la femminilità.
“Il secondo sesso”: nascita del “secondo”
- In Il secondo sesso de Beauvoir mostra come l’umanità sia pensata al maschile: l’uomo è il Soggetto, la misura di tutto, mentre la donna viene definita come “Altro”, in funzione di lui.
- Analizzando biologia, psicanalisi, storia e società, l’autrice racconta come le donne siano state relegate a ruoli fissi (sposa, madre, oggetto del desiderio) e private di autonomia economica e simbolica.

La femminilità come costruzione
- Per de Beauvoir la cosiddetta “femminilità” non è una verità del corpo, ma una norma: un copione di grazia, seduzione, docilità e cura che viene insegnato fin dall’infanzia.
- Questo copione spinge le donne a guardarsi con gli occhi degli uomini, a piacere prima che a viversi, trasformando il proprio corpo in oggetto da esibire più che in strumento di libertà.
“La femminilità, una trappola”
- La femminilità, una trappola raccoglie articoli e scritti inediti (1927-1983) in cui de Beauvoir denuncia come l’ideale tradizionale di donna – moglie devota, madre sacrificata, eterna giovane seducente – sia una gabbia dorata.
- L’autrice mostra quanto faccia ancora paura una donna indipendente e desiderante “a pieno titolo”, e chiede relazioni fondate non sulla sottomissione, ma su un amore tra eguali.
Un invito a “diventare”
- Leggere oggi de Beauvoir significa interrogarsi su quanta parte della nostra identità sia scelta e quanta sia ancora risposta ad aspettative di genere, familiari, sociali.
- Il suo invito è radicale: uscire dalla trappola del “secondo sesso” e della femminilità prescritta per scegliere, ogni giorno, i gesti concreti della propria libertà.













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