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Femminile in levare: la leggerezza ironica di Wendy Cope in dialogo con Wisława Szymborska

Posted on 23 Febbraio 20268 Ottobre 2026 by MANIPA

Da lettrice sono da sempre profondamente legata alla poesia di Wisława Szymborska: il suo sguardo ironico e leggero, capace di far vacillare le certezze partendo dalle cose più semplici, è stato per me una rivelazione e una compagnia costante nel tempo. Quando ho incontrato la poesia di Wendy Cope – alla quale è dedicato l’incontro Poetico alla libreria UBIK di Casalpalocco, sabato 28 febbraio alle 18:00 – ho ritrovato, pur dentro una voce e un immaginario molto diversi, quella stessa scintilla di gioia che provai quando scoprii per la prima volta i testi della Szymborska. La leggerezza e l’ironia di Cope, radicate nella quotidianità, mi hanno fatto sentire di nuovo quella sorpresa grata di fronte a una poesia che sa parlare di noi senza appesantirci, ma anzi aprendo uno spazio di respiro, di riconoscimento e, soprattutto, di sorriso.

Wendy Coper e Wislawa Szymborska

Il femminile nella poesia di Wendy Cope si manifesta come una soggettività ironica, disincantata e al tempo stesso vulnerabile, che osserva i rapporti amorosi e la quotidianità con una lucidità affilata ma espressa in forme leggere e immediatamente accessibili. In Wisława Szymborska il femminile è invece una coscienza filosofica che, con la stessa leggerezza apparente, allarga lo sguardo dall’io al tempo storico, all’umanità intera, smontando certezze e retoriche con una precisione ironica capace di trasformare un dettaglio domestico in domanda metafisica.

Il femminile in Wendy Cope

Wendy Cope porta nella poesia inglese il punto di vista di una donna adulta che attraversa desideri, frustrazioni e confusione dei rapporti sentimentali, trasformandoli in una specie di “diario in versi” dove la protagonista femminile è consapevole delle proprie contraddizioni e delle dinamiche di potere con gli uomini. I suoi testi sono spesso letti come “inni” di varie generazioni di donne frustrate e conflittuali, perché danno voce con semplicità metrica e grande orecchio per il parlato ai malintesi amorosi, alle attese, alla solitudine e alle aspettative sociali sulla vita sentimentale.

In molte poesie Cope mette a fuoco il sessismo quotidiano e fenomeni come il mansplaining, facendo della voce femminile un luogo di resistenza ironica: testi come “He Tells Her” o “Differences of Opinion” mostrano uomini convinti di possedere “i fatti” mentre la realtà, con tenace ostinazione, continua ad essere rotonda. Questo femminile non è idealizzato né vittimista: è un io che si prende il diritto di ridere del maschile, di ridere di sé, di dire la propria stanchezza e la propria allegria, spesso nello stesso componimento.

Leggerezza e ironia: la “light verse” di Cope

Cope viene spesso associata alla tradizione della light verse inglese: versi brevi, rime regolari, forme fisse (villanelle, trioletti, sonetti) usate però per temi di inquietudine reale come l’ansia, la solitudine, le “serious concerns” della vita adulta. Lei stessa insiste sul fatto che una poesia può essere “funny and serious at the same time”, e che l’umorismo non annulla la profondità emotiva ma le consente di emergere senza retorica.

La leggerezza di Cope è una leggerezza strutturale: il linguaggio è quotidiano, le immagini sono tratte da gesti minimi (comprare arance, fare la lista delle cose da fare, salire su un autobus), ma dentro questa semplicità scorre un commento critico su matrimonio, patriarcato, ruoli di genere, aspettative sociali verso la donna “single”. È una poesia che si fa leggere come conversazione, ma lascia in chi legge il retrogusto di una domanda seria: quanto della nostra vita affettiva è scelta, quanto è copione interiorizzato.

Szymborska: ironia metafisica e sguardo quotidiano

Wisława Szymborska lavora con una leggerezza diversa: la sua è una ironia metafisica, che usa il tono dimesso, il dettaglio domestico e la narrazione in prima persona per condurre il lettore, quasi senza che se ne accorga, dentro questioni di storia, guerra, responsabilità collettiva e finitudine. Il suo stile è stato definito di “ironica precisione”, fondato su paradosso, sottotono e rovesciamento di prospettiva, spesso assumendo punti di vista eccentrici (un gatto rimasto solo in appartamento, una cosa, un oggetto di museo) per interrogare la condizione umana in generale.

Anche Szymborska guarda la realtà di tutti i giorni, ma la usa come scena minima in cui entra in campo il “macchinario dell’eternità”: nelle sue poesie la dimensione storica e biologica affiora nella più piccola esperienza presente, come se ogni gesto quotidiano fosse un frammento in cui si intravede l’intero. La sua lingua resta volutamente semplice, quasi colloquiale, ma è costruita con una esattezza che permette quegli slittamenti finali di senso, quelle “piccole torsioni” nell’ultimo verso che rimettono in movimento tutto ciò che il lettore credeva di aver capito.

Parallelo: due leggerezze, due femminili

Mettere in parallelo Cope e Szymborska significa confrontare due modi diversi in cui una voce femminile usa la leggerezza per parlare di peso: da un lato il peso delle relazioni e dei ruoli di genere, dall’altro il peso della storia, della colpa e del tempo. Cope mette a nudo la micro‑politica del quotidiano amoroso, con un comico che appartiene in modo molto concreto all’esperienza delle donne in una società ancora segnata dal punto di vista maschile; Szymborska universalizza la posizione dell’io, ma ne conserva un timbro riconoscibilmente “laterale”, scettico, non egemonico, che si può leggere anche come declinazione femminile della coscienza europea del Novecento.

Entrambe praticano una poesia della “deceptive simplicity”: versi chiari, immagini comprensibili, tono dimesso, che però contengono scarti ironici in grado di incrinare verità prestabilite – che si tratti delle verità del patriarcato sentimentale (in Cope) o delle verità delle ideologie storiche e filosofiche (in Szymborska). In tutte e due la leggerezza non è evasione ma metodo: un modo per trattare con rispetto l’intelligenza di chi legge, permettendogli di arrivare da solo al punto in cui il comico si rivela, improvvisamente, serissimo.

Una definizione dei loro tipi di poesia

  • Poesia di Wendy Cope: poesia di light verse contemporanea, formalmente tradizionale, che unisce humour, parodia e osservazione minuta della vita sentimentale e domestica, diventando voce critica e affettuosa delle contraddizioni del femminile nella società tardo‑novecentesca.
  • Poesia di Wisława Szymborska: lirica filosofica di ironica precisione, costruita su paradossi e cambi di prospettiva, che a partire dall’ordinario illumina il nesso fra esperienza individuale, storia e condizione umana, con una lingua semplice e una leggerezza che non teme le domande ultime.

In entrambe il femminile non è un tema separato, ma il luogo da cui parte lo sguardo: uno sguardo che, con registri diversi, riesce a rendere visibile come il modo in cui una donna vive l’“ordinario” – l’incontro, la casa, la città, il dopo‑guerra – sia già un’interpretazione critica del mondo.

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