C’è qualcosa di magico nel segno dei Pesci. Ultimo segno dello zodiaco, custode di tutte le emozioni accumulate nei segni che lo precedono, il Pesci è il sognatore per eccellenza — quello che guarda il mondo e ne vede almeno tre versioni contemporaneamente. E se c’è un segno che sembra nato per scrivere, è proprio questo. Non è un caso che la Biblioteca Manipa ospiti un numero così impressionante di autori nati sotto questo segno d’acqua.

I Pesci e la scrittura: un legame profondo
I nati tra il 19 febbraio e il 20 marzo sono governati da Nettuno, il pianeta dell’immaginazione, dei sogni e di tutto ciò che sfugge alla razionalità pura. La loro creatività è straordinaria, capace di trasformare anche le esperienze più banali in materia narrativa. Hanno un’empatia fuori dal comune: sentono le emozioni degli altri come se fossero le proprie, e questa capacità diventa una risorsa formidabile quando si siedono a scrivere.
I Pesci oscillano tra due mondi — quello reale e quello interiore — e la scrittura diventa il ponte tra i due. Come l’acqua, sanno cambiare forma, adattarsi, trovare nuove strade. E poi c’è quell’intuizione che li guida: non ragionano sempre in modo lineare, ma colgono le cose al volo, le sentono. Ecco perché tra i Pesci troviamo poeti visionari, romanzieri del realismo magico, filosofi dell’anima e croniste appassionate della realtà.
I nostri scrittori Pesci, uno per uno
Partiamo da Pietro Citati (20 febbraio 1930), il grande critico letterario e biografo fiorentino che ha trasformato la saggistica in arte pura. Citati aveva quel dono tipicamente pescino di entrare dentro le vite degli altri scrittori e raccontarle come se le avesse vissute in prima persona.
Lo stesso giorno — il 21 febbraio — nascono ben tre autori della nostra biblioteca. Raymond Queneau (1903), il geniale cofondatore dell’OuLiPo che giocava con le parole come un pesce gioca con le correnti. W.H. Auden (1907), il grande poeta anglo-americano, la cui poesia è un oceano di emozioni trattenute. E Inès Cagnati (1937), scrittrice franco-italiana di origini venete, che con i suoi romanzi ha raccontato l’esperienza di chi si sente outsider, di chi cresce nella povertà rurale, del silenzio che accompagna l’impossibilità di comunicare — temi profondamente pescini.
Arthur Schopenhauer (22 febbraio 1788), il grande filosofo del pessimismo, può sembrare un Pesci atipico, ma in realtà non lo è affatto. Quella sua ossessione per il dolore del mondo, quell’empatia cosmica con la sofferenza universale — chi se non un Pesci poteva sentire così tanto?
Fausta Cialente (25 febbraio 1898) è un’altra perla della nostra biblioteca. Scrittrice, giornalista, traduttrice, vincitrice del Premio Strega nel 1976, ha vissuto una vita da vera Pesci: nomade, apolide, sempre in viaggio tra l’Italia e l’Egitto, capace di assorbire culture e mondi diversi come solo un segno d’acqua sa fare.
Victor Hugo (26 febbraio 1802) — e qui parliamo di un gigante assoluto. L’autore de I Miserabili e Notre-Dame de Paris incarna perfettamente la compassione universale dei Pesci, quella capacità di abbracciare tutta l’umanità sofferente in un unico gesto narrativo.
Sempre il 26 febbraio, ma nel 1956, nasce Michel Houellebecq, che dei Pesci rappresenta forse il lato più oscuro e disilluso: quella tendenza alla fuga dalla realtà, alla malinconia esistenziale, ma anche una lucidità quasi medianica nel cogliere il malessere contemporaneo.
John Steinbeck (27 febbraio 1902), Premio Nobel nel 1962, è il Pesci che guarda gli ultimi, gli emarginati, i lavoratori senza voce, e dà loro dignità attraverso la letteratura. Empatia allo stato puro.
Michel Eyquem de Montaigne (28 febbraio 1533) è forse il più antico dei nostri Pesci. L’inventore del saggio moderno, l’uomo che ha fatto dell’introspezione un genere letterario — chi altri poteva essere se non un Pesci?
Il 5 marzo è una data speciale per la letteratura italiana: nascono lo stesso giorno Ennio Flaiano (1910) e Pier Paolo Pasolini (1922). Flaiano, con la sua ironia tagliente e malinconica, e Pasolini, intellettuale totale e poeta civile — due anime diversissime unite dallo stesso segno e dalla stessa capacità di leggere la realtà italiana con occhi che vedevano oltre la superficie.
Gabriel García Márquez (6 marzo 1927) è forse il Pesci per eccellenza. Il realismo magico cos’è, se non la capacità tutta pescina di vedere il meraviglioso dentro il quotidiano? Cent’anni di solitudine è un romanzo-oceano in cui il tempo si piega, la realtà si mescola al sogno, e personaggi come Remedios la bella — che ascende al cielo in un’epifania di luce — sono incarnazioni letterarie del segno dei Pesci.
Umberto Saba (9 marzo 1883), il poeta triestino del Canzoniere, portava dentro di sé tutta la vulnerabilità e la profondità emotiva del segno. La sua poesia è un mare interiore fatto di parole semplici e sentimenti enormi.
Alba de Céspedes (11 marzo 1911), scrittrice, poetessa e partigiana, nata a Roma da madre italiana e padre cubano, ha attraversato il Novecento con la forza e la fluidità di un Pesci che non si arrende mai. Il suo impegno civile e letterario riflette quella tensione tipica del segno tra mondo interiore e realtà esterna.
Mahmoud Darwish (13 marzo 1941), il grande poeta nazionale palestinese, ha trasformato l’esilio e il dolore di un intero popolo in versi universali. La sua prima raccolta, Uccelli senza ali, porta già nel titolo qualcosa di profondamente pescino: il desiderio di volare trattenuto dalla realtà.
Matilde Serao (14 marzo 1856), napoletana di nascita greca, prima donna a dirigere un quotidiano italiano, sei volte candidata al Nobel. Una Pesci con una determinazione d’acciaio, che ha usato la scrittura come strumento di conoscenza e denuncia sociale.
E chiudiamo con Philip Roth (19 marzo 1933), nato proprio sull’ultimo grado dei Pesci. Il grande romanziere americano che ha esplorato come nessun altro le ossessioni, le fragilità e le contraddizioni dell’identità — un viaggio interiore che solo un Pesci poteva compiere con tanta spietata onestà.
Un segno che lascia il segno
Guardate questa lista: poeti, romanzieri, filosofi, saggisti, giornaliste. Vengono da epoche e paesi diversi, scrivono in lingue diverse, raccontano mondi diversi. Eppure c’è un filo invisibile che li unisce tutti — quella sensibilità estrema, quell’empatia oceanica, quella capacità di attraversare le emozioni umane e restituirle in parole che i Pesci possiedono come dono naturale.




