Manipa – una piccola biblioteca
Menu
  • Home
  • Narrativa
    • Giallistica
  • Poesia
  • Teatro
  • Saggistica
    • Critica
    • Filosofia
    • Politica e società
    • Storia
  • Hometelling
  • Ritratti d’autore
  • Scrittori
    • Scrittori dell’Ariete: quando la parola apre la strada
    • Scrittori del Toro: quando la parola mette radici
    • Scrittori dei Gemelli: quando la parola si moltiplica
    • Scrittori del Cancro: quando la parola custodisce la memoria
    • Scrittori del Leone: quando la parola diventa racconto
    • Scrittori della Vergine: quando la parola mette ordine
    • Scrittori della Bilancia: quando la forma diventa giustizia
    • Scrittori dello Scorpione: quando la parola scende nel profondo
    • Scrittori del Sagittario: quando la parola punta lontano
    • Scrittori del Capricorno: quando la parola costruisce
    • Scrittori dell’Acquario: quando la parola guarda avanti
    • Scrittori dei Pesci: quando la parola si fa mare
  • Astrologhìa
Menu

Michail Saltykov-Scedrin, duecento anni dopo. Sulla satira come atto d’amore

Posted on 26 Gennaio 202618 Giugno 2026 by MANIPA

Michail Saltykov-Scedrin, duecento anni dopo. Sulla satira come atto d’amore

Michail Saltykov-Scedrin

Con Michail Saltykoov-Scedrin ci troviamo di fronte a quel tipo di scrittore che non invecchia perché ha scelto di abitare non il suo tempo, ma la struttura profonda del tempo: il modo in cui il potere si traveste, in cui la coscienza si addormenta, in cui le parole perdono significato mentre continuano a circolare.

Michail Evgrafovič Saltykov-Shchedrin — nato il 27 gennaio 1826 nel governatorato di Tver, morto a Pietroburgo il 10 maggio 1889 — appartiene a questa categoria rara e scomoda di testimoni che sembrano aver scritto ieri. Il 2026 è il suo bicentenario, e non è un anniversario da celebrare con retorica: è semmai un’occasione per rileggere, per la prima volta o di nuovo, uno scrittore che con la sua formula conclusiva — libertà, sviluppo, giustizia — aveva già capito che queste tre parole, separate l’una dall’altra, non significano nulla.

L’uomo doppio

Quello che colpisce nella biografia di Saltykov-Shchedrin è prima di tutto la sua natura duplice, quasi emblematica. Per decenni egli è al tempo stesso funzionario dell’impero e suo più feroce satirico: vice-governatore di Rjazan’ e di Tver’, uomo dello stato che firma le note burocratiche di giorno, e la sera — con lo pseudonimo Nikolaj Scedrin — smonta dall’interno l’intero apparato che di giorno amministra.

Non è ipocrisia: è qualcosa di più complesso, la coabitazione di chi conosce il sistema così bene da sapere esattamente dove colpirlo. L’esilio a Vjatka — comminato nel 1848 dallo zar Nicola I per la novella “Affare aggrovigliato”, ritenuta sovversiva — non frena la sua vocazione ma la radica: sono quegli anni di isolamento provinciale a fornirgli il materiale per gli Schizzi provinciali, l’opera che al ritorno dall’esilio lo renderà uno degli scrittori più amati e più odiati di Russia.

Questa doppiezza strutturale si riflette nel linguaggio. Michail Saltykov-Scedrin ha chiamato la sua maniera di scrivere “linguaggio da servo” (рабий язык): una prosa che procede per allusioni, per travestimenti fiabeschi, per nomi allegorici, per forme dell’assurdo che proteggono il senso vero come una corteccia protegge il legno vivo. I suoi avversari lo accusavano di essere un semplice caricaturista, un buffone.

Ma era esattamente il contrario: la maschera comica era la sola forma di libertà praticabile. Come scrivere contro la censura senza essere censurati? Come dire la verità in un paese dove la verità è reato? Facendo ridere coloro contro cui si combatte, mentre si lascia che altri, più attenti, capiscano.

I signori Golovlëv: una famiglia come autopsia

i signori golovlev

Nella biblioteca di Manipa.it c’è l’edizione Quodlibet dei Signori Golovlëv, nella storica traduzione di Ettore Lo Gatto — uno dei grandi ponti tra la cultura italiana e quella russa nel Novecento. È questo il romanzo in cui Michail Saltykov-Scedrin abbandona la satira di costume e si addentra in qualcosa di più oscuro e di più intimo: la dissolvenza di una famiglia di proprietari terrieri nell’epoca post-servitù della gleba, una dissolvenza che è al tempo stesso sociale, morale e metafisica.

I Golovlëv non sono semplicemente una famiglia disfunzionale: sono un organismo in cui la vita ha già smesso di scorrere mentre i corpi continuano a muoversi. La figura centrale, Porfirij Golovlëv — detto Iudushka, “il piccolo Giuda” — è uno dei personaggi più inquietanti della letteratura russa, forse dell’intera letteratura europea.

Non è un malvagio nel senso romantico: è qualcosa di più sottile e di più insopportabile, un uomo che ha sostituito la vita interiore con un flusso ininterrotto di chiacchiera devota, di conteggi, di piccole macchinazioni domestiche che riempiono il vuoto di una coscienza che si è semplicemente estinta.

La critica bachtiniana ha visto nei Golovlëv qualcosa che va oltre il “bozzettismo sociale”: una rappresentazione quasi allucinatoria della morte che avanza camuffata da vita, dell’alienazione che si fa sistema, di quel che accade a un essere umano quando smette di interrogarsi e comincia semplicemente a sopravvivere. La scena del risveglio finale di Iudushka — quando, nella quiete, le voci che aveva sempre coperto con il rumore artificiale della sua esistenza tornano a parlargli — è tra le pagine più potenti che la prosa russa dell’Ottocento abbia prodotto.

Il confronto che suggerisce la tradizione critica è con Zola: i quadri di degrado e di alcolismo in Zola sono quelli di un osservatore preciso, quasi clinico. In Saltykov-Shchedrin sono quelli di un psicologo che non ha bisogno dei termini clinici perché lavora direttamente con la luce e con l’ombra.

Fiabe e la coscienza smarrita

Accanto ai grandi romanzi, Michail Saltykov-Scedrin ha prodotto un corpus di fiabe (Skazki) che nella loro brevità folgorante anticipano forme narrative che il Novecento avrebbe reinventato senza saperlo. Il pesce saggio (Premudryj piskar’), il cavallo che non smette mai di lavorare (Konjaga), il carasso idealista (Karas’-idealist): sono allegorie che funzionano a più livelli contemporaneamente, fiabe che i bambini non dovrebbero leggere — o forse dovrebbero leggere per prime.

In una delle più belle, La coscienza smarrita, la coscienza — di cui tutti si liberano come di un peso intollerabile — trova rifugio soltanto nel cuore di un bambino piccolo, che crescendo la farà diventare grande con sé. È un’immagine che commuove proprio perché non è sentimentale: è quasi una scommessa, la sola che Saltykov-Shchedrin si concede in un’opera che non fa sconti a nessuno.

Michail Saltykov-Scedrin: duecento anni e nessun invecchiamento

Cosa rimane, nel 2026, di uno scrittore che scriveva per la Russia zarista? Rimane esattamente ciò che rimane di ogni grande satirico: il meccanismo. La descrizione di come il potere si traveste da necessità, di come le istituzioni si svuotano mantenendo la forma, di come la chiacchiera occupi il posto lasciato vuoto dalla riflessione, di come la coscienza — se non custodita con cura — tenda semplicemente a evaporare. Saltykov-Scedrin aveva costruito la sua “Città degli stupidi” — Glupoville, il nome parlante della sua città ideale — come specchio di un’intera civiltà. Quella città è ancora in piedi, e non è detto che sia lontana.

Leggere i Golovlëv oggi, nella traduzione di Lo Gatto che porta con sé la patina meravigliosa di un italiano nobile e preciso, è un’esperienza che lascia una domanda aperta: qual è, per ciascuno di noi, la chiacchiera con cui riempiamo il silenzio che non vogliamo ascoltare?

Leggi altro su gli scrittori Acquario

Condividi:

  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
  • Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp

Mi piace:

Mi piace Caricamento in corso…

Correlati


Scopri di più da Manipa

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Categoria: Libri, Narrativa, Ritratti d'autore

Navigazione articoli

← Scrittori del Segno dell’Acquario nella Biblioteca Manipa: Visionari e Innovatori della Letteratura
Un cane di nome Ivy →

Lascia un commento Annulla risposta

Devi essere connesso per inviare un commento.

Post recenti

  • Andrej Belyj, lo Scorpione nella nebbia di Pietroburgo 23 Ottobre 2026
  • Eugenio Montale, 130 anni: Ossi di seppia e il tema natale del poeta. 12 Ottobre 2026
  • Backrooms 10 Ottobre 2026
  • Boris Pilnjak, l’uomo che stava in mezzo 10 Ottobre 2026
  • Alexandre Dumas e il Castello del Leone: Astrodomologia di una Rovina 27 Luglio 2026

Search

Reparti

  • Astrologhìa
  • Editoriali
  • Hometelling
  • Libri
    • Narrativa
      • Giallistica
    • Poesia
    • Saggistica
      • Critica
      • Filosofia
      • Politica e società
      • Storia
    • Teatro
  • Ritratti d'autore
  • Riviste

Archive

  • Ottobre 2026
  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025
  • Settembre 2025
  • Agosto 2025
  • Luglio 2025
  • Aprile 2025
  • Febbraio 2025
  • Dicembre 2024
  • Giugno 2024
  • Maggio 2024
  • Marzo 2024
  • Febbraio 2024
  • Gennaio 2024
  • Maggio 2023

Recent Posts

  • Andrej Belyj, lo Scorpione nella nebbia di Pietroburgo

    Andrej Belyj, lo Scorpione nella nebbia di Pietroburgo

    Ottobre 23, 2026
  • Eugenio Montale, 130 anni: Ossi di seppia e il tema natale del poeta.

    Eugenio Montale, 130 anni: Ossi di seppia e il tema natale del poeta.

    Ottobre 12, 2026
  • Backrooms

    Backrooms

    Ottobre 10, 2026
  • Boris Pilnjak, l’uomo che stava in mezzo

    Boris Pilnjak, l’uomo che stava in mezzo

    Ottobre 10, 2026
  • Alexandre Dumas e il Castello del Leone: Astrodomologia di una Rovina

    Alexandre Dumas e il Castello del Leone: Astrodomologia di una Rovina

    Luglio 27, 2026

Tag

Acquario (81) Alessandro Baricco (6) Andrea Camilleri (26) Ariete (22) Arthur Schopenhauer (8) Banana Yoshimoto (8) Benedetta Craveri (4) Bilancia (54) Cancro (45) Capricorno (58) Dino Buzzati (5) Friedrich Dürrenmatt (18) Gemelli (76) Georges Simenon (42) Grandi classici (11) Helen Humphreys (5) Iosif Brodskij (6) Isabel Allende (7) Italo Calvino (22) Ivan Turgenev (5) John Steinbeck (6) Kader Abdolah (8) Leonardo Sciascia (7) Leone (35) Lev Tolstoj (5) Marcel Proust (9) Margaret Doody (11) Marilynne Robinson (5) Orhan Pamuk (9) Paul Auster (6) Pesci (28) Robert Nathan (7) Roberto Calasso (9) Russia (36) Sagittario (45) Saul Bellow (5) Scorpione (33) Scrittrici (60) Sergej Dovlatov (6) Shirley Jackson (4) Toro (34) Turchia (18) Vergine (68) Vladimir Nabokov (5) Wisława Szymborska (5)

Categorie

Astrologhìa Critica Editoriali Filosofia Giallistica Hometelling Libri Narrativa Poesia Politica e società Ritratti d'autore Riviste Saggistica Storia Teatro

Categorie

  • Astrologhìa (22)
  • Editoriali (11)
  • Hometelling (17)
  • Libri (939)
    • Narrativa (684)
      • Giallistica (18)
    • Poesia (39)
    • Saggistica (198)
      • Critica (25)
      • Filosofia (25)
      • Politica e società (33)
      • Storia (10)
    • Teatro (8)
  • Ritratti d'autore (39)
  • Riviste (2)
©2026 Manipa

Caricamento commenti...

Devi effettuare l'accesso per postare un commento.

%d