Milan Kundera è stato uno degli scrittori più citati e meno letti del Novecento europeo. La sua fama italiana deve più a un tormentone televisivo che alla critica letteraria, e la sinistra occidentale lo ha adottato come simbolo anti-sovietico senza interrogarsi troppo su cosa pensasse davvero. Nei suoi saggi, e in particolare nel discorso all’Unione degli scrittori raccolto in Un occidente prigioniero, il Kundera intellettuale scivola in un nazionalismo culturale che contraddice la complessità del Kundera romanziere. Un’occasione per riflettere su come le opere vengano strumentalizzate, su cosa si perde quando uno scrittore cede alla propria leggenda, e su perché la vera divisione dell’umanità non corre mai lungo i confini che siamo spinti a guardare.
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L’ignoranza
Un uomo e una donna si incontrano per caso mentre tornano al loro paese natale, che hanno abbandonato vent’anni prima scegliendo la via dell’esilio. Riusciranno a riannodare i fili di una strana storia d’amore, appena iniziata e subito inghiottita dalla palude stigia della storia? Il fatto è che dopo una così lunga assenza “i loro ricordi non si assomigliano”. Crediamo che i nostri ricordi coincidano con quelli di chi abbiamo amato, crediamo di avere vissuto la medesima esperienza, ma è solo un’illusione. D’altro canto, che può fare la nostra memoria, quella memoria che del passato non ricorda che una “insignificante minuscola particella”? Viviamo sprofondati in un immenso oblio e ci rifiutiamo di saperlo.
Milan Kundera
Mondolibri
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9788845916328

