Figlia della diaspora palestinese, Susan Abulhawa nasce in Kuwait il 3 giugno 1970, dopo che la sua famiglia aveva perso la terra nel 1948. Cresciuta tra Kuwait, Giordania e Stati Uniti, ha fatto dell’inglese la sua patria provvisoria e della scrittura un atto di resistenza.
In Ogni mattina a Jenin racconta quattro generazioni di una famiglia palestinese attraverso settant’anni di sradicamento: una saga in cui la memoria diventa l’unica casa che nessuno può confiscare. In Contro un mondo senza amore torna a Gaza, dove l’acqua e il dolore si trasmettono di madre in figlia.
Gemelli di inizio giugno, vive tra due lingue e due mondi, e proprio in quella frattura trova la voce: chi appartiene a due luoghi impara presto che raccontare è un modo per non perderli.
Una scrittura che non chiede pietà, ma testimonianza.
Ogni mattina a Jenin

Un romanzo struggente che può fare per la Palestina ciò che il “Cacciatore di aquiloni” ha fatto per l’Afghanistan. Racconta con sensibilità e pacatezza la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di “senza patria”. Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l’abbandono della casa dei suoi antenati di ‘Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese.
E, in parallelo, si snoda la storia di Amal: l’infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore. La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell’arco di quasi sessant’anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro. In primo piano c’è la tragedia dell’esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L’autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, racconta la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all’amore.
Susan Abulhawa Feltrinelli pagine 409 ISBN 9788807881336
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