Rivoluzionario instancabile, Michail Bakunin nasce a Prjamuchino il 30 maggio 1814 (18 maggio secondo il calendario giuliano allora in uso in Russia) e muore a Berna nel 1876, dopo una vita passata a cospirare in mezza Europa, da Dresda a Lione a Bologna.
In Stato e anarchia — qui con l’introduzione di Maurizio Maggiani, che da sola vale la lettura — il padre dell’anarchismo collettivista smonta lo Stato come macchina di dominio e mette in guardia, con sorprendente preveggenza, dal nuovo dispotismo dei dotti e dei burocrati pronto a nascere perfino dalla rivoluzione.
Gemelli, segno dell’inquietudine e del movimento perpetuo: nessuno ha incarnato meglio l’impossibilità di stare fermo, di accettare un’unica patria e un solo padrone.
La libertà, per lui, non era un punto d’arrivo ma un eterno cominciare.

Stato e anarchia di Michail A. Bakunin L’opera, scritta nel 1873, fu composta e stampata in russo a Zurigo da un gruppo di giovani fuorusciti o evasi dalla Russia; pubblicata senza il nome dell’autore, fu poi distribuita clandestinamente nel 1874, in territorio russo e diffusa tra gli studenti.
Nessun popolo dev’essere mai ingannato per nessuna causa e per nessuno scopo”
Il libro passò ben presto di mano in mano e, con il fascino del proibito, finì con l’esercitare un’influenza notevolissima sul pensiero della gioventù rivoluzionaria e simboleggiò, in quegli anni, ai loro occhi, la rivoluzione stessa. Introduzione di Maurizio Maggiani.

Feltrinelli, 255 pagine
Introduzione di Maurizio Maggiani, traduzione di Nicole Vincileoni e Giovanni Corradini.
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