Andrej Platonov è per me l’autore rivelazione di questa estate. Dopo aver letto Cevengur e lo Sterro, mi sono procurata una copia di Mosca felice, sua ultima opera, rimasta incompiuta. Avanzando nella lettura mi rendevo conto che c’era qualcosa di molto familiare nella storia e nelle sensazioni che mi regalava. Poi un flash. Non un altro libro, ma un film. I parallelismi sono numerosi a partire dalle protagoniste, due donne-città. Sto parlando dell’ultimo film di Sorrentino, Parthenope. Entrambe le opere ruotano attorno al viaggio di una protagonista femminile fuori dagli schemi, libera e solitaria, che affronta la vita tra desiderio di indipendenza e sottile malinconia.

Le Protagoniste e il loro viaggio interiore

Parthenope è una donna intrappolata nel suo essere oggetto di desiderio e bellezza, ma costantemente in ricerca di libertà e verità, affrontando le aspettative e i giudizi della società napoletana. Anche Mosca Ivanovna, la protagonista di Platonov, è una figura randagia, irregolare, eppure luminosa; vive in cerca di senso nel vento, nella natura, lontano dalle costrizioni sociali.
Entrambe rifiutano di essere incasellate, inseguono la felicità attraverso percorsi personali e anticonvenzionali, e sono spesso circondate da solitudine: Parthenope attraversa la vita “forse senza gioia negli occhi”, Mosca Felice si trova “felice solo nel vento e nella natura”.
Libertà, identità e sacrificio
Sorrentino racconta il processo di formazione, la ricerca identitaria, gli amori impossibili e la tensione tra il sacro e il profano, incarnata dalla protagonista che continuamente sfugge e si reinventa.
Il romanzo di Platonov, sebbene incompleto e postumo, mette in scena una donna che non trova mai una vera casa, inseguendo la propria verità e rifiutando i compromessi, in una Russia in profondo e tormentato cambiamento.
La città come protagonista e specchio emotivo
Napoli, in Parthenope, è più di uno sfondo: diventa personaggio vivo, urticante, spettacolare e decadente, portando la protagonista a confrontarsi con le sue contraddizioni, con la bellezza e la corruzione.
Mosca, nello stesso modo, si fa teatro e specchio delle tensioni emotive e politiche della protagonista di Platonov: la città è luogo di sogno e delusione.
Fra utopia e disillusione
Parthenope cerca la meraviglia, ma incontra la “delusione e la malinconia”, un tema caro anche a Platonov, dove la ricerca di senso si scontra con la dura realtà e l’utopia si dissolve.
In entrambi rivivono l’incessante passaggio dalla giovinezza all’età adulta, dal sogno all’amarezza, nella consapevolezza che la felicità è sempre evanescente e che le protagoniste rimangono, in qualche modo, «un mistero» per gli altri e per se stesse.
Sorrentino e Platonov narrano il percorso di donne libere, incompresi dalla società, alle prese con le proprie passioni e la loro solitudine, contro lo sfondo di città che sono anime vive. Entrambi offrono una meditazione lirica su bellezza, identità, libertà e sul carattere inafferrabile della felicità.
Chissà se Sorrentino ha mai letto Mosca felice…

