Milan Kundera è stato uno degli scrittori più citati e meno letti del Novecento europeo. La sua fama italiana deve più a un tormentone televisivo che alla critica letteraria, e la sinistra occidentale lo ha adottato come simbolo anti-sovietico senza interrogarsi troppo su cosa pensasse davvero. Nei suoi saggi, e in particolare nel discorso all’Unione degli scrittori raccolto in Un occidente prigioniero, il Kundera intellettuale scivola in un nazionalismo culturale che contraddice la complessità del Kundera romanziere. Un’occasione per riflettere su come le opere vengano strumentalizzate, su cosa si perde quando uno scrittore cede alla propria leggenda, e su perché la vera divisione dell’umanità non corre mai lungo i confini che siamo spinti a guardare.
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Tonio Kröger
Tonio Kröger, scrittore in erba, si trasferisce da Lubecca a Monaco dove raggiunge la celebrità letteraria. La fama non placa però la sua irrequietezza e il suo senso d’inferiorità nei confronti di coloro che, come l’amico Hans e la giovane Ingeborg, sono tanto lontani dall’arte quanto semplici, liberi e spontanei nel vivere. Vero e proprio ritratto dell’artista da giovane, Tonio Kröger ruota intorno al contrasto, acutamente sentito da Thomas Mann, tra le esigenze dell’arte, che lo portavano a un’esistenza fredda, artificiosa e lontana dal sentire comune, e l’inconfessata, profonda nostalgia per la pienezza del vivere, la solidità e l’onestà borghese. Un capolavoro della letteratura novecentesca, che la penetrante introduzione di Giuliano Baioni rivela in tutta la sua ricchezza e complessità.

Thomas Mann Dopo la morte del padre si trasferisce prima a Monaco con la famiglia, poi soggiorna con il fratello a Roma e Palestrina. Tornato a Monaco, lavora nella redazione del Simplicissimus, ma presto si dedica esclusivamente alla letteratura.
Il primo dopoguerra segna la sua definitiva affermazione, diventando massimo rappresentante della letteratura tedesca. Nel 1929 vince il Premio Nobel per la letteratura e pochi anni dopo decide di lasciare la Germania per trasferirsi prima nei Paesi Bassi e in seguito negli Stati Uniti dove rimane fino al 1952 per poi spostarsi in Svizzera.
Mann sin da subito imposta la problematica dell’isolamento dell’individuo di fronte alla società borghese, e porterà avanti tale questione in tutti i suoi romanzi e racconti. Decisivo per il suo sviluppo intellettuale diventa l’incontro con il pensiero nietzscheano, mentre nella qualità della scrittura subisce l’influenza dei grandi scrittori russi che si nota facilmente in uno dei suoi romanzi più importanti, Buddenbrooks: decadenza di una famiglia (1901).
Tra le altre sue opere ricordiamo Altezza Reale, La montagna incantata, Giuseppe e i suoi fratelli, Tristano, La morte a Venezia.
Nota introduttiva di Giuiano Baioni, traduzione di Anna Rosa Azzone Zweifel.
Rizzoli, pagine 213, ISBN 9788817121439
Vista con granello di sabbia
Wislawa szymborska
Adelphi
241
9788845913655






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