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Paola Masino e Nascita e morte della massaia: il corpo femminile come campo di battaglia nel Novecento italiano

Posted on 20 Maggio 20268 Ottobre 2026 by MANIPA

Nata a Pisa il 20 maggio 1908, Paola Masino appartiene a quella generazione di scrittrici italiane del primo Novecento che il canone letterario ufficiale ha sistematicamente marginalizzato, riservando loro al massimo una nota a piè di pagina nelle storie della letteratura dedicate ai grandi movimenti d’avanguardia maschili.

Eppure la sua traiettoria intellettuale e biografica è tutt’altro che periferica: compagna di vita dello scrittore Massimo Bontempelli — figura centrale del Novecentismo e del realismo magico italiano — Masino si formò in un ambiente di vivace sperimentazione letteraria, frequentando i circoli culturali romani degli anni Venti e Trenta e contribuendo a riviste d’avanguardia come «900» e poi «Quadrante».

La sua scrittura, fin dagli esordi con Periferia (1933) e Monte Ignoso (1931), si segnalò per un’originalità stilistica che non trovava collocazione comoda nelle categorie critiche disponibili: né realismo, né surrealismo puro, ma una visionarietà radicata nel corpo, nella materia, nel dettaglio domestico elevato a simbolo.

Paola Masino

Atto d’accusa e censura

Il regime fascista, nei confronti del quale Masino assunse una posizione di resistenza intellettuale sempre più netta, bloccò la pubblicazione di Nascita e morte della massaia per oltre un decennio: scritto tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta, il romanzo poté vedere la luce solo nel 1945, quando la caduta del fascismo rese finalmente pubblicabile ciò che la censura aveva giudicato sovversivo. Non a torto: il libro era, ed è, un atto di accusa.

Nascita e morte della massaia — che si legge nell’edizione Feltrinelli 2019 — narra la storia di una donna senza nome, definita unicamente dal ruolo che la società le ha assegnato: la massaia. La protagonista nasce già destinata, cresce nell’obbedienza, si forma nella rinuncia, e muore nella perfetta aderenza alla funzione che le è stata imposta. Masino costruisce una parabola feroce e grottesca, in cui il corpo femminile è il territorio su cui si esercita il potere sociale nella sua forma più quotidiana e invisibile: la domesticità come disciplina, la cura come annullamento, la casa come prigione ben arredata. Il romanzo procede per quadri visionari, con una lingua che oscilla tra il fiabesco e il satirico, tra la precisione anatomica e l’allegoria. Non racconta una storia individuale: costruisce un archetipo per poi smontarlo.

La dimensione politica del testo è inseparabile da quella letteraria. Masino scriveva in un’Italia in cui il regime aveva fatto della «donna madre e sposa» un’ideologia di stato, celebrando la massaia come figura eroica della nazione. Il romanzo prende quella celebrazione, la porta alle sue conseguenze logiche estreme, e la trasforma in ritratto dell’orrore. Non c’è rancore nel libro, ma qualcosa di più freddo e più efficace: lucidità.

l tema natale di Paola Masino

Masino Tema Natale

Il tema natale del 20 maggio 1908 illumina con precisione questa scrittura. Il Sole in Toro — segno della materia, del corpo, della resistenza — trova in Masino la sua declinazione più inquieta: non il Toro che possiede e gode, ma quello che osserva con diffidenza ciò che la carne subisce. La Luna in Capricorno aggiunge la struttura: una scrittura che non si abbandona mai all’emozione pura, ma la disciplina in forma, in architettura narrativa, in distanza critica. Mercurio e Marte in Gemelli danno alla lingua il suo carattere duale — capace di essere al tempo stesso fiabesca e chirurgica, visionaria e precisa — mentre Plutone nello stesso segno porta la trasformazione attraverso la parola: ogni frase è anche un atto di demolizione.

Venere e Nettuno in Cancro disegnano il campo tematico del romanzo stesso: il femminile come spazio di cura e dissoluzione, la casa come luogo in cui l’identità si forma e si perde, il nutrimento che diventa gabbia. Giove in Leone aggiunge la dimensione del gesto letterario ampio, coraggioso, consapevole della propria portata — scrivere questo libro nel pieno del fascismo non era un atto privato. Chirone in Acquario, infine, nomina la ferita collettiva: ciò che Masino racconta non è il dolore di una donna, ma la lesione strutturale che una società infligge a tutte le donne quando le riduce a funzione.

Nascita e morte della massaia è un libro che il Novecento italiano non ha ancora finito di leggere.

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