La ferita e il fuoco: Bulgakov, scrittore impossibile
Michail Afanas’evič Bulgakov nacque a Kiev il 15 maggio 1891, quarto figlio di un professore di teologia, in una famiglia colta e profondamente legata alla cultura russa ortodossa. Studiò medicina, esercitò brevemente come medico di campagna durante la guerra civile russa, esperienza che lo segnò nel profondo, e negli anni Venti si trasferì a Mosca con l’ambizione di diventare scrittore. Lo divenne, e questo gli costò tutto.
Dopo un esordio accolto favorevolmente, il regime sovietico mise al bando quasi tutte le sue opere: i romanzi erano troppo ironici, i personaggi troppo umani, la satira troppo trasparente. Dal 1930 al 1940, anno della sua morte, a soli quarantotto anni, per una nefropatia ereditaria, visse in una condizione di scrittore sorvegliato, pubblicato a singhiozzo, ridotto a lavorare come librettista al Teatro Bolshoi. Scrisse nel cassetto, per i posteri, sapendo che quella era l’unica libertà rimasta.
I libri di M. Bulgakov nella biblioteca di Manipa

La biblioteca raccoglie cinque titoli che coprono l’intera parabola creativa di Bulgakov. Il Maestro e Margherita (Mondadori) è la summa: romanzo scritto e riscritto per dodici anni, pubblicato postumo nel 1966-67, in cui Satana piomba nella Mosca sovietica e la realtà si dissolve in farsa metafisica. La guardia bianca (Rizzoli) è il romanzo del trauma storico: Kiev, 1918, l’inverno della guerra civile, una famiglia intellettuale che assiste alla fine del suo mondo. Cuore di cane (Rizzoli) è la satira più feroce: un cane trasformato in uomo nuovo sovietico, una parabola sul costruttivismo ideologico che ha qualcosa di Swift e qualcosa di Kafka.
Appunti di un giovane medico (Rizzoli) sono i racconti della giovinezza professionale, scritti con una lucidità quasi clinica sulla miseria delle campagne russe. Romanzo teatrale (Rizzoli), rimasto incompiuto, è forse il più malinconico. Il diario di uno scrittore che cerca di sopravvivere nell’ambiente del teatro moscovita, ritratto grottesco e affettuoso al tempo stesso. Vita del signor Molière (Rizzoli) appartiene a una zona spesso trascurata della produzione bulgakoviana: quella biografica. Scritta negli anni Trenta su commissione della collana «Vite di uomini illustri», la biografia del grande commediografo francese si trasformò presto in qualcosa di assai più personale. Bulgakov vi riconosceva se stesso: anche Molière aveva dovuto negoziare la propria arte con il potere, cercare protezione presso il re, subire censure e interdizioni. La scelta del soggetto non era innocente. Attraverso la vita di un altro scrittore, Bulgakov stava scrivendo — obliquamente, per necessità — la propria.
Astrologhìa: il tema nataledi Bulgakov, Toro con Chirone in Cancro
Bulgakov è nato sotto il segno del Toro, segno della materia, della persistenza, della radice, con il Sole congiunto a Mercurio nello stesso segno. È qui il pensiero incarnato nella forma, la parola che vuole durare. La Luna in Leone aggiunge teatralità e orgoglio creativo. Bulgakov non era uno scrittore dimesso, era uno scrittore che si riteneva necessario, degno del confronto con i grandi. Venere in Ariete porta un amore combattivo per la bellezza; Marte in Gemelli, la mobilità dell’ironia, la capacità di colpire da più direzioni contemporaneamente. Giove in Pesci conferisce la vocazione visionaria, la dissoluzione dei confini tra reale e soprannaturale — che è precisamente il territorio de Il Maestro e Margherita. Saturno in Vergine indica il rigore artigianale, la riscrittura infinita, la dedizione alla forma. Ma il simbolo che illumina di più la sua vicenda biografica è Chirone in Cancro: la ferita nel luogo della casa, delle radici, dell’appartenenza. Bulgakov non poté mai pubblicare liberamente nel suo paese, non poté mai sentirsi al sicuro nella propria lingua: la ferita era proprio lì, nel cuore di ciò che più amava.
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