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Un fiume, un mare, un destino — L’Arcano del Majuy di Leonardo A. Archila

Posted on 11 Maggio 202612 Maggio 2026 by MANIPA

Un fiume, un mare, un destino — L’Arcano del Majuy di Leonardo A. Archila

Certi romanzi non si attraversano: si abitano. Hanno le loro leggi, la loro lingua, le loro stagioni spirituali — un mondo che forse non è mai esistito nella forma in cui ce lo restituisce la narrativa, eppure risulta più vero, più necessario, di molte descrizioni storiche consegnate agli archivi. L’arcano del Majuy di Leonardo A. Archila è uno di questi libri. Pubblicato nel 2022 dall’editore colombiano Rey Naranjo e ora pubblicato in Italia da Le Commari Edizioni, è il romanzo d’esordio di un uomo che ha trascorso trent’anni nell’industria editoriale e cinque a navigare su navi mercantili, e si vede: ogni pagina porta i segni di chi conosce la materia prima delle storie — i libri — e la materia prima della vita — il mare, il fiume, la strada percorsa senza sapere dove porta.

Arcano del Majuy di Leonardo A. Archila

Un giovane muysca, un viaggio iniziatico

Il protagonista si chiama Satua. È un adolescente muysca , figlio di quella civiltà precolombiana che abitava l’altopiano andino dove oggi sorge Bogotà (e che i cronisti spagnoli chiamarono Chibcha, e che i colombiani moderni hanno per lo più dimenticato) incaricato di un viaggio commerciale lungo il fiume Yuma in compagnia di Mazur, il socio di suo padre. La destinazione è Chay-Rama, città costiera lontanissima dalla Sabana dove Satua è cresciuto. Il viaggio ha uno scopo pratico e uno scopo più alto, quello che nelle tradizioni muyscas scandiva il passaggio all’età adulta: Satua deve compiere il rito del Soportante de Ola, il rito che fa di un uomo un navigante, un portatore di onda. Deve, in altre parole, incontrare il mare.

Come ogni romanzo iniziatico che valga qualcosa, El arcano de Majuy non è la storia di una destinazione. È la storia di una trasformazione. La trasformazione avviene proprio là dove Archila la colloca con precisione quasi geometrica: nel punto in cui l’acqua dolce del fiume si fonde con l’acqua salata del mare, nell’estuario, nel luogo liminale per eccellenza dove due nature opposte si incontrano, si riconoscono e si nutrono reciprocamente senza che nessuna delle due si dissolva nell’altra. Quel punto non è solo geografico. È epistemologico. È il momento in cui Satua smette di essere il ragazzo che è partito e diventa il portatore di una conoscenza che non potrà più non avere.

Un universo narrativo costruito in quindici anni di ricerca

Il libro è denso, è bene percisarlo. Archila ha trascorso quindici anni a raccogliere il materiale necessario per scriverlo — le cronache delle Indie, i documenti coloniali, le ricerche degli antropologi colombiani, le lacune e le contraddizioni che separano la visione dei conquistatori da quella che si intravede nei registri legali redatti prima che la conquista azzerasse tutto. Da questo materiale ha distillato un universo narrativo che non rinuncia alla complessità: la lingua è ricca di termini muyscas e di costruzioni arcaiche, le relazioni sociali obbediscono a logiche che vanno decodificate senza fretta, la cosmogonia si intreccia con la quotidianità in modi che richiedono attenzione. Non è un romanzo da leggere in tram. È un romanzo da abitare, come si abita una casa straniera che diventa, pagina dopo pagina, curiosamente familiare.

La natura come soggetto vivo: il cerro Majuy e la cosmologia muysca

Cerro del Majuy Colombia

Archila scrive la natura come si scriveva prima che la natura diventasse sfondo — come soggetto vivo, agente, interlocutore. Il fiume non è una metafora della vita: è vita. Le montagne della Sabana non sono paesaggio, sono presenze spirituali che orientano, ammoniscono, custodiscono i vivi e accolgono i morti. Il cerro Majuy del titolo — quella cima che segna l’ovest-nord-ovest della pianura bogotana — è il faro che illumina la partenza di Satua e rimarrà, nella sua mente, il punto di riferimento da cui misurare la distanza percorsa. Ogni cultura che ha abitato questo pianeta prima dell’era industriale ha saputo guardare le montagne in questo modo. I Muysca non erano un’eccezione: erano, semmai, una delle espressioni più elaborate di questa capacità, che è anche una forma di intelligenza ecologica — la comprensione che il mondo è un sistema di relazioni, non una riserva di risorse.

Un romanzo d’avventura che è anche un trattato spirituale

Ci sono libri che si leggono e libri che si studiano, e poi ci sono i libri che fanno entrambe le cose senza che te ne accorga. L’Arcano del Majuy appartiene a quest’ultima categoria. Archila costruisce un’avventura che ha tutti gli ingredienti del genere — il giovane che lascia casa, il compagno di viaggio enigmatico, i pericoli lungo la strada, la prova finale — ma li riempie di una sostanza culturale e spirituale che trasforma ogni tappa in una lezione, ogni incontro in un approfondimento. Il maestro Poppón, il sacerdote che ha iniziato Satua alla conoscenza arcana dei Muysca, è il personaggio più affascinante del libro: un uomo che sa troppo e che ha il problema di tutti i maestri autentici, quello di aver dato al proprio allievo più luce di quanta egli possa ancora reggere.

Leonardo Archila L'Arcano del Majuy

Finalmente in italiano e un appuntamento a Roma

L’Arcano del Majuy è ora disponibile in traduzione italiana grazie a Le Commari edizioni — un’uscita che permette finalmente ai lettori italiani di entrare in questo mondo senza la mediazione dello spagnolo colombiano, lingua che porta nel ritmo e nel vocabolario i sedimenti di un continente intero e che in originale richiedeva una disponibilità non comune. La traduzione arriva nel momento giusto: quando l’interesse per le letterature indigene e per le cosmologie precolombiane sta trovando in Italia un pubblico sempre più attento, non solo tra gli specialisti.

Per chi volesse incontrare Leonardo A. Archila di persona, l’occasione è imminente. Giovedì 14 maggio alle ore 18:00 l’autore sarà a Roma, al Bar Coppi in via Tuscolana, per la presentazione del libro. Introduce l’incontro Silvano Falocco, coordinatore della Scuola Politica Danilo Dolci — un riferimento non casuale: Dolci, il pedagogo e attivista siciliano che fece della nonviolenza e dell’ascolto del territorio i cardini del proprio pensiero, è una delle figure italiane che più si avvicina, per sensibilità, alla visione del mondo cheL’Arcano del Majuy porta in scena. Non tutti i viaggi si compiono in fretta. Satua lo sa. E forse vale la pena cominciare il proprio giovedì sera, in via Tuscolana.

L’arcano del Majuy, Leonardo A. Archila, Le Commari edizioni, 2025.

Ne ho parlato anche su hometelling a questo link.

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