Gioconda Belli è una poetessa, scrittrice e attivista nicaraguense. Ha al suo attivo quattro libri di narrativa, nei quali vengono esplorati alcuni temi ricorrenti, come le vicissitudini politiche del …
Nascita: 9 dicembre 1948 (età 76 anni), Managua, Nicaragua
Forugh Farrokhzad
Forugh Farrokhzad è stata una poetessa, regista e scrittrice femminista iraniana, una delle rappresentanti più importanti della modernità iraniana. Farrokhzad morì all’età di 32 anni a causa di un incidente stradale. Era la sorella maggiore del poeta, cantante e attore iraniano Fereydoun Farrokhzad.
Nascita: 29 dicembre 1934, Teheran, Iran
Morte: 13 febbraio 1967, Bagheri Kamasaei, Teheran, Iran
Laudomia Bonanni
Laudomia Bonanni è stata una scrittrice italiana. Gli intenti espressivo-contenutistici della sua prosa abbracciano due principali tematiche: una politico-sociale ed una filosofico-esistenziale. Wikipedia
Nascita: 8 dicembre 1907, L’Aquila
Morte: 21 febbraio 2002, Roma
Italo Svevo
Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, è stato uno scrittore e drammaturgo italiano. Cresciuto in un contesto mitteleuropeo, ha tratto il suo pseudonimo dalle due culture, italiana ed austriaca, che formarono la sua educazione.
Nascita: 19 dicembre 1861, Trieste
Morte: 13 settembre 1928, Motta di Livenza
Penelope Fitzgerald
Penelope Fitzgerald, nata Penelope Knox, è stata una scrittrice britannica, vincitrice del Booker Prize nel 1979 per il romanzo La casa sull’acqua.
Nascita: 17 dicembre 1916, Lincoln, Regno Unito
Morte: 28 aprile 2000, Londra, Regno Unito
Vinicio Capossela
Vinicio Capossela è un cantautore, polistrumentista e scrittore italiano. È uno tra gli artisti con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco.
Nascita: 14 dicembre 1965 (età 58 anni), Hannover, Germania
Luciano Bianciardi
Luciano Bianciardi è stato uno scrittore, giornalista, traduttore, bibliotecario, attivista e critico televisivo italiano. Contribuì significativamente al fermento culturale italiano nel dopoguerra, collaborando attivamente con varie case editrici, riviste e quotidiani.
Nascita: 14 dicembre 1922, Grosseto
Morte: 14 novembre 1971, Milano
Emmanuel Carrère
Emmanuel Carrère d’Encausse è uno scrittore, sceneggiatore e regista francese.
Nascita: 9 dicembre 1957 (età 67 anni), XVI arrondissement di Parigi, Parigi, Francia
Shirley Jackson
Shirley Jackson è stata una scrittrice e giornalista statunitense, nota per il racconto in stile gotico La Lotteria, e per L’incubo di Hill House, considerato uno dei più celebri racconti di fantasmi del ventesimo secolo.
Nascita: 14 dicembre 1916, San Francisco, California, Stati Uniti
Morte: 8 agosto 1965, North Bennington, Bennington, Vermont, Stati Uniti
Shirley Jackson, nata a San Francisco nel 1916, morì nel 1965 a North Bennington, il villaggio del Vermont dove era approdata vent’anni prima al seguito del marito professore. Dalla sua vita in quel villaggio nacquero gli spunti per l’ostile, sinistra comunità adombrata in La lotteria (1949, Adelphi 2007) e Abbiamo sempre vissuto nel castello (1962, Adelphi 2009). Di lei Adelphi ha inoltre pubblicato Paranoia (2018), La ragazza scomparsa (2019), La luna di miele di Mrs.Smith (2020) e La meridiana (2021), nonché La lotteria (2019) nell’adattamento grafico di Miles Hyman. L’incubo di Hill House è uscito per la prima volta nel 1959 e ne sono stati tratti due film: Gli invasati (1963) di Robert Wise, con Julie Harris, Richard Johnson e Claire Bloom, e Presenze (1999) di Jan de Bont, con Liam Neeson, Catherine Zeta Jones e Owen Wilson.
Breve storia del tardo impero ottomano
Un appassionante viaggio nel cuore dell’Impero ottomano, il «malato d’Europa», alle prese con le sfide della modernità.
Già per il fatto singolare di essere esteso su tre continenti e di essere la porta tra di essi, l’Impero ottomano era lo Stato più cosmopolita e (come sovente è ricordato) con elevati livelli di tolleranza tra popoli culture e religioni. Questo è forse il motivo per cui oggi, in tempi di crescenti rivalità etniche, sembra aumentare la curiosità verso di esso da parte di coloro che si interessano di storia. Scomparve subito dopo la fine della Grande Guerra quando era considerato da decenni il «grande malato» d’Europa. Ma era davvero così o questa considerazione era solo una rappresentazione delle narrazioni nazionalistiche fatte proprie dagli Stati-nazione?

Per l’autore di questo libro, che racconta gli anni del tramonto tra il 1789 e il 1918, rispondere alla domanda significa ricostruire il modo in cui l’impero affrontava «la sfida essenziale di forgiare una risposta ottomana alla modernità», sfida della modernità che investiva in quell’epoca tutte le monarchie europee. E questa ricostruzione permette di tentare una visione diversa delle cose: «Non furono le dinamiche interne dell’impero ma il nuovo ordine internazionale a suonare la campana a morto del “malato d’Europa”. Sebbene non avesse il potere innato di trasformarsi in un nuovo tipo di impero più adatto all’epoca moderna, i suoi dirigenti avrebbero potuto prolungarne notevolmente la vita se nel 1914 avessero op-tato per la neutralità».
Lo scopo dello storico dell’Università di Princeton Hanioğlu è dunque quello di sfatare il mito negativo di una «concezione della tarda storia ottomana eccessivamente teleologica, risultato inevitabile e prevedibile del declino di un impero multinazionale», e in quanto tale destinato a un «crollo al ritmo incessante della marcia del progresso (di solito associato all’occidentalizzazione, alla secolarizzazione e al nazionalismo)». Privilegiando le tendenze e le analisi, rispetto agli eventi singoli e alle cifre, come richiede un’opera di sintesi, questa Breve storia oppone alle grandi astrazioni ideologiche (riassumibili nei termini di arretratezza orientale/modernità occidentale) le concrete contraddizioni proprie della vita della società ottomana in tutte le sue sfaccettature: esamina il permanente contrasto tra centralismo e governi locali, i burrascosi cambiamenti socioeconomici, quelli culturali, la necessità di integrare le politiche ottomane entro il quadro contemporaneo europeo e mondiale.
E il risultato non è solo quello di una più adeguata e approfondita conoscenza della storia, ma anche quello della comprensione delle radici dell’attualità, della vera eredità lasciata dalle rovine di quell’impero – cioè la Turchia di oggi, il Medio Oriente, una parte importante dell’Europa –; eredità con cui il mondo è fortemente alle prese oggi.
Autore M.Sukru Hanioglu tradotto da Alfonso Geraci
Editore Sellerio, La diagonale. Pagine 340 ISBN 9788838945274
Gli europei e il mondo.
Civiltà, imperi, economie da Tamerlano alle guerre dell’oppio.
Grande storia di sintesi dal 1400 al 1800 Gli europei e il mondo ripercorre gli eventi che portarono al nascere e all’affermarsi del dominio occidentale sul mondo: l’ordine economico e geopolitico creato dagli europei che oggi viene rimesso in discussione da protagonisti che possono apparire nuovi mentre sono in realtà da sempre gli attori del teatro globale.
«Cambiando la dimensione percepita di ciò che è il mondo presente, deve cambiare anche, se lo si vuol conoscere, la percezione del suo passato». Gli europei e il mondo ripercorre i grandi eventi che portarono al nascere e all’affermarsi del dominio occidentale sul mondo: l’ordine economico e geopolitico creato dagli europei che oggi viene rimesso in discussione da protagonisti che possono apparire nuovi mentre sono in realtà da sempre gli attori del teatro globale.

L’analisi inizia intorno alla metà del XIV secolo: una serie di avvenimenti – il più suggestivo dei quali, le scorribande di Tamerlano tra Asia ed Europa – mette fine «all’Eurasia di Marco Polo», si spezza la continuità dalla Spagna alla Cina mediata dall’Islam, grazie alla quale la periferica Europa era entrata nei grandi circuiti mondiali di commercio e di civiltà. Il capitolo finale ricostruisce gli scenari delle guerre dell’oppio di primo Ottocento: attraverso l’imposizione violenta, che soggioga la Cina a colonia di fatto, si completa il disegno europeo di «attaccare il sistema produttivo dei grandi paesi asiatici e di metterne gli enormi mercati al servizio del proprio sviluppo». Sono quindi i cinque secoli dell’assalto dell’Europa al mondo. Secoli che la storiografia tradizionale di stampo eurocentrico dipinge come il processo continuo e necessario con cui l’Occidente attraeva nel campo della civiltà aree sottosviluppate, cioè permetteva «al mondo di entrare nella storia».
Questo modello eurocentrico implica enormi oscuramenti e illusioni ottiche sulla realtà storica. Per esempio non ci ha fatto mai «sospettare che l’Islam sia stato sul punto di conquistare il mondo, che Cina e India siano state, fino agli inizi del secolo XVIII, i paesi più ricchi». Ma soprattutto disorienta nella comprensione del presente perché «non ci dice nulla delle grandi civiltà del nostro mondo», le stesse risorgenti antiche civiltà che stanno oggi plasmando la nuova epoca. La prospettiva che invece questo libro abbraccia è quella della globalità e della connessione. In essa il tempo storico si snoda quale pluralità di civiltà, ciascuna compiuta in sé funzionalmente, e al contempo collegata sistematicamente alle altre.
Questo concretamente significa che metà dei capitoli è dedicata ai paesi extraeuropei, in una alternanza che fa vedere come realtà di primo piano secondo il vecchio eurocentrismo decadano, mentre altri fatti, di solito trascurati, risaltino pieni di conseguenze. E grazie all’impostazione che non teme il disegno globale, emergono le grandi domande della storia: perché – ad esempio – non è stata la Cina, così a lungo prevalente, ad invadere l’Occidente? Qual è stato il ruolo dell’Islam di mediatore e diffusore di civiltà? Rivoluzione industriale occidentale o diffuse rivoluzioni industriose? Grande storia di sintesi, Gli europei e il mondo mette di fronte al lettore «i frutti di un lavoro storiografico internazionale che trova difficoltà ad entrare nella nostra storiografia», affinché non restino relegati agli specialisti. Quando, al contrario, formano un sapere prezioso per capire dove stiamo andando, «riemergendo nelle vicende dei nostri giorni nodi dei secoli passati: Taiwan, Afghanistan, via della seta, Africa, sunniti, sciiti, Balcani, Crimea, Ucraina, Mar Nero, Polonia, Stati baltici».
Autore Gino Longhitano. Gino Longhitano ha insegnato Storia moderna al’Università di Catania. I suoi studi si concentrano in particolare sul liberalismo e sulla Francia tra Settecento e Ottocento.
Editore Sellerio, pagine 480 ISBN 9788838945977
L’impero ottomano
Sorto nel XV secolo sulle rovine dello stato selgiuchide e di Bisanzio, l’impero ottomano si estende rapidamente sino alle frontiere dell’Austria-Ungheria, in Medio Oriente e nell’Africa settentrionale. Il volume ne ripercorre la storia politica dalle origini all’apogeo, e poi fino alla sua disgregazione, cominciata già nel XVII secolo e consumatasi nel corso dell’Ottocento, con il risveglio dei nazionalismi balcanici e sotto la spinta imperialista delle nuove potenze industriali.

Particolare attenzione è dedicata all’economia, alla cultura, alle arti e al ruolo delle donne nella società ottomana.
Autore Suraiya Faroqhi, tradotto da Lea Nocera
Suaraiya Faroqhi ha insegnato Ottomanistica alla Ludwig-Maximilians-Univesitat di Monaco di Baviera.
Edizione Il Mulino, Storica paperbacks. ISBN 9788815279316
















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