Madame du Deffand visse da libertina gli anni turbolenti della Reggenza; esercitò la potenza di grande salonnière nella Parigi della metà del Settecento; sostenne d’Alembert, fu amica di Voltaire, ma guardò con insofferenza agli illuministi come “partito”; si abbandonò, cieca e settantenne, alla passione per un uomo molto più giovane di lei. Esercitò le migliori virtù del suo secolo: il culto dell’intelligenza, la sovranità del gusto, il senso della naturalezza. Ma era, come scrisse Cioran, devastata dal “flagello della lucidità”, che le faceva percepire il nulla e il tedio che formano l’essenza del vivere. Edizione con un saggio di Marc Fumaroli.
Benedetta Craveri
Adelphi
698
9788845916144
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