Milan Kundera è stato uno degli scrittori più citati e meno letti del Novecento europeo. La sua fama italiana deve più a un tormentone televisivo che alla critica letteraria, e la sinistra occidentale lo ha adottato come simbolo anti-sovietico senza interrogarsi troppo su cosa pensasse davvero. Nei suoi saggi, e in particolare nel discorso all’Unione degli scrittori raccolto in Un occidente prigioniero, il Kundera intellettuale scivola in un nazionalismo culturale che contraddice la complessità del Kundera romanziere. Un’occasione per riflettere su come le opere vengano strumentalizzate, su cosa si perde quando uno scrittore cede alla propria leggenda, e su perché la vera divisione dell’umanità non corre mai lungo i confini che siamo spinti a guardare.
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