Nadine Labaki

regista, sceneggiatrice 18 febbraio 1974, Baabdat, Libano

La candidatura all’Oscar con  Cafarnao
Occhi fumosi e capelli neri, ha alle sue spalle non solo una gavetta in veste d’attrice, ma anche di regista di videoclip per le migliori star del pop arabo, in un periodo in cui mai avrebbe immaginato di vedere il suo nome fra i candidati all’Oscar. È successo con  Cafarnao – Caos e miracoli, nel 2019, suo terzo lungometraggio, che non solo si è guadagnato una nomination all’Academy Awards come miglior film straniero (gli verrà preferito l’impeccabile  Roma di Alfonso Cuarón), ma le ha permesso di diventare la prima donna araba a essere candidata a un Golden Globe. Tutto merito di questo magistrale dramma neorealista su un piccolo rifugiato siriano che vive per le strade di Beirut. Ben quindici i minuti di standing ovation al Festival di Cannes, che le ha conferito anche i Premi della Giuria e della Giuria Ecumenica. Una platea visibilmente toccata dalla storia di un bambino invisibile, che rappresenta un’intera generazione di nuovi bimbi sperduti. Senza istruzione, senza prospettive. Lancette di un momenzo zero in cui l’infanzia non ha nulla a causa dei troppi disordini politici.

Ma non è solo quella platea a rimanerne affascinata. Le Nazioni Unite lo hanno definito “ispiratore”. Oprah Winfrey l’ha lodato e raccomandato ai suoi followers su Twitter. Il Ministro degli Esteri libanese, Gebran Bassil, ha dichiarato che  Cafarnao si è fatto portatore di un “tocco” che è vera poesia nell’industria cinematografica internazionale. In più, la competizione agli Oscar è stata decisiva anche per una ragione che va al di fuori dei record nazionali (va ricordato che la Labaki è il secondo nome, dopo quello di Ziad Doueiri e del suo  L’insulto, a entrare nella rosa dei designati al prestigioso premio). È stata infatti una delle uniche talentuose registe donne a concorrere nel 2018. Un anno che viene ricordato per una presenza di autori prettamente maschili. continua a leggere>>

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