Come le mosche d’autunno

“Tat’jana Ivanova girò sospirando sul cuscino la testa pesante. Sentì suonare le undici, poi mezzanotte. Nell’attimo in cui perdeva coscienza vedeva ogni volta in sogno la casa di Karinovka, ma l’immagine svaniva, e lei richiudeva subito gli occhi per afferrarla di nuovo. Mancava sempre un dettaglio. Un momento, il giallo delicato della pietra si mutava in rosso come si sangue rappreso; quello dopo, la casa era cieca, murata, senza più finestre. Eppure sentiva il flebile fruscio dei rami d’abete gelati mossi dal vento, quel loro lieve rumore di vetro. A un tratto il sogno mutò…” pag. 90 Irene Nemirovsky Come le mosche d’autunno Ed. Adelphi Piccola Biblioteca 562 Traduzione di Graziella Cillario.

È un libretto di neanche 100 pagine, porta via poco tempo e poco spazio, ma… è un assoluto capolavoro. È uno di quei libri da leggere e rileggere e poi rileggere ancora. Personalmente lo leggo a scadenze ravvicinate, per disintossicarmi dai cattivi pensieri, dalle banalità e dalle cattiverie che si respirano e si leggono in giro. Da abbinare alla lettura di Il corvo di Kader Abdolah Iperborea

Subito prima, subito dopo e di sottofondo: Tchaikovsky Concerto per Violino e orchestra in D opera 35.

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